SULLA MIA PELLE: Amazzonia, le Puttane ai tempi del petrolio


Amo il mio lavoro, profondamente. Mi permette di cambiare spesso città, Paese e a volte anche Continente. Mi permette di cambiare e di imparare, costantemente, intimamente. Alle volte però non sono preparato, spesso non sono preparato. Per quanto una persona si abitui a ricevere "calci nello stomaco" quegli occhi fanno sempre male. Gli occhi di chi non ha niente o di chi ha perduto tutto, gli occhi di chi vive ma si sente morto da tempo, gli occhi di chi si vergogna di mostrarsi impaurito e vulnerabile.
Questa volta vi parlerò di puttane: le puttane dell'Amazzonia. Non uso questo termine a caso, ne in modo dispregiativo, non ne sarei capace credetemi.
Perché allora le chiamo puttane e non prostitute o persone in situazione di prostituzione?
Semplicemente per esperienza.
Durante la mia permanenza  nell'Amazzonia ecuadoriana ho lavorato sulla prevenzione per l'HIV con circa 250 donne in situazione di prostituzione. Nelle riunioni, nei gruppi focali e nei momenti di relax, non mancavano risate e spazi di confidenza dove mi sentivo ripetere le seguenti parole:

< ¿Que es esto de  ser Trabajadora Sexual? A mí no me gusta para nada, yo no soy ni prostituta ni trabajadora sexual, yo soy PUTA ¡No me vengan con huevadas de gringos!>

Traduzione :
<Cos'è questa cosa della lavoratrice sessuale? A me non piace per niente, io non sono ne prostituta ne lavoratrice sessuale, io sono una puttana. Non venitemi a raccontare le vostre cazzate da Gringos (Americani del Nord)!>



Nel Nord dell'Ecuador c'è il petrolio, tanto petrolio. I pozzi di estrazione petrolifera non si contano all'interno della Provincia di Sucumbios che si trova sul confine tra Colombia, Ecuador e Perù.
Dove ci sono i pozzi di estrazione si costruiscono le baraccopoli che ospitano migliaia di lavoratori provenienti da tutto il Paese e intorno alle baraccopoli nascono, come funghi, i bordelli.

Questi luoghi di "piacere" si trasformano nel conforto dei lavoratori che passano 21 giorni nei pozzi, prima di poter tornare a casa per una settimana di riposo. 
Questi luoghi di "piacere" si trasformano in gironi dell'inferno per le donne che al loro interno prestano a pagamento servizi sessuali. 
La composizione sociale di questi gruppi di donne è davvero eterogenea, le loro storie anche. 
Alcune provenienti dalla Colombia, scappate dalla guerra che da 50 anni devasta il Paese, violentate più volte in giovane età da militari, guerriglieri o paramilitari, si ritrovano in Ecuador senza documenti, senza speranza, senza prospettiva. A 20 anni e con un passato di violenza inaudita alle spalle, spesso obbligate ad abortire a calci o con a carico  bambini nati dalle violenze, trovano nei bordelli l'unica via di fuga, l'unica vita possibile.
Altre sono ecuadoriane, più o meno giovani ma tutte con la stessa tremenda storia. Scappate in tenera età di casa dopo aver subito violenza sessuale in famiglia, nella scuola o in chiesa, trovano nella prostituzione l'unico sostentamento.Senza nessun titolo di studio, quasi analfabete e provenienti  da piccoli paesi di provincia sono spesso facile preda della rete dei bordelli che proliferano nella zona. 
Il reclutamento avviene attraverso il seguente schema.
E' la donna a scegliere in quale bordello vuole prestare servizio. Una volta giunta nella nuova città va a farsi conoscere dal proprietario del locale che secondo canoni del  tutto personali decide di assumere o meno la nuova arrivata. Questo passaggio può avvenire anche tramite Facebook, il proprietario richiede, all'aspirante "puttana", delle foto  in modo da poter vedere la "merce". Una volta deciso che la donna rientra nei canoni stabiliti il proprietario deve "provarla" e quindi la violenta. State bene attenti a questo passaggio, è molto importante per riuscire a capire quanto queste donne abbiano interiorizzato la violenza. Tutte le intervistate trovano la pratica della "prova" normale, non la vivono come una violenza sessuale, è qualcosa di socialmente accettato, il proprietario è autorizzato a provare la "merce". 
Una volta sbrigata questa formalità, se il proprietario è soddisfatto la donna può iniziare a prestare servizio.

La vita all'interno del bordello segue regole precise, impossibili da conoscere se non per bocca delle protagoniste.
Alle donne viene assegnata una stanza nella quale accoglieranno i clienti e che sarà il posto dove dormiranno. In questa camera non possono ovviamente tenere anche i figli o le figlie e quindi devono trovare una sistemazione alternativa che  genera loro un costo, il  primo di una lunga serie.
Per vedersi assegnare la stanza dal proprietario, le donne, devono pagare una cauzione settimanale di circa 50$. Questa cauzione non verrà  restituita loro una volta finita la settimana ma verrà detratta  dal servizio di ristorazione obbligatoriamente offerto dal locale. Ovvero, le donne che lavorano nei bordelli sono costrette dai proprietari a mangiare almeno una volta al giorno al loro interno e questo denaro gli viene detratto dalla cauzione che quindi svanisce in pochi giorni. 

Quando le donne arrivano nel bordello viene detto loro che la stanza dove presteranno servizio è pulita, ma non è mai così. Comprare i prodotti per disinfettare ogni superficie ovviamente genera un costo e questo è a carico loro. 
In Amazzonia fa caldo, troppo caldo.  Il ventilatore non è un lusso, è una necessità. In ogni stanza del locale se ne trova uno ma non è gratis: costa 5$ al giorno. Poi c'è il discorso letto. Ogni volta che le donne prestano un servizio sessuale devono pagare il 20 % al proprietario del locale per l'utilizzo del letto. La tariffa ufficiale per una prestazione di 20 min. è 10$. 
Questo vuol dire che alla "puttana",  rimangono 8 $ per ogni cliente , circa 6,5 Euro!
Purtroppo non è finita qui. I preservativi che si vendono nelle farmacie sono molto cari e i centri di salute governativi ne distribuiscono gratuitamente solo 15 al mese per chi si  registrata nelle liste come prostituta. I proprietari dei bordelli non potevano farsi scappare questo business e così vendono alle "puttane" dei preservativi di serie B, per niente sicuri e molto soggetti a rotture. 
Riassunto dei costi settimanali.
Quando la donna arriva nel locale deve pagare 50$ per la cauzione, 5$ per pulire la stanza,  5$ al giorno per il ventilatore e circa 2$ al giorno per i preservativi. Questi sono i costi fissi.
Totale: 50+5+35(5*7)+14(2*7)=94$

Se i costi fissi settimanali sono di 94$ e il "guadagno" per ogni rapporto sessuale è di 8$, significa che la donna dovrà avere almeno 12 rapporti sessuali solo per pagare le spese. Notare che non ho considerato le spese di "gestione" dei figli o figlie all'esterno della struttura perché il costo è completamente aleatorio e varia da situazione a situazione. 

Fino adesso mi sono soffermato su aspetti puramente pratici, voglio dare però qualche dato di contesto in modo che si possa capire in che situazione sono costrette a vivere queste persone. 
Credo sia importante ribadire in ogni occasione possibile che le donne in quanto tali sono storicamente soggette ad un fattore di discriminazione universale, quello di genere, 
Questa condizione esiste a priori rispetto ad altre variabili quali etnia, classe, età o livello di istruzione e crea un aggravante sociale in tema di disparità di opportunità. 
Fatta questa doverosa premessa vi chiedo di immaginarvi di che tipo di stigma sociale possa soffrire un donna nera, rifugiata colombiana che lavora in un bordello, oppure una ragazza dai tratti indigeni, madre single di due o tre figli.

Poi c' è un altro aspetto da considerare. I proprietari dei bordelli portano avanti le loro attività indisturbati, lasciati liberi di agire dai rappresentanti della legge che spesso sono conniventi o volontariamente ciechi. 
Questo perché il 90% dei proprietari dei locali è costituito da ex agenti di polizia e perché il livello di corruzione in questa zona di frontiera è altissimo.  


Come vi dicevo, in questo spazio condiviso con queste donne, io trattavo la prevenzione dell'HIV.

In questo tema l'ignoranza è abissale, molte non sanno neanche come si infila in maniera sicura un preservativo e spesso, le più anziane sono vittime dei ricatti dei clienti.
Infatti una ragazza di 19 \20 anni, dovuto alla giovane età  e alla bella presenza, può avere fino a 20 rapporti sessuali al giorno, ma che succede con le donne di 40\45 anni?
Molte volte vengono scartate dai clienti, a favore delle colleghe più giovani e così devono scendere a compromessi. A loro toccano gli uomini che vogliono avere un rapporto sessuale senza preservativo, a loro tocca giocare d'azzardo con la morte: tutti i giorni!


Il pagamento avviene per schedine.

All'entrata del bordello un cassiere si occupa di consegnare ai clienti, dopo aver ricevuto i 10$, una schedina. Quest'ultima  da diritto a consumare un rapporto sessuale con la "puttana" prescelta e, per le donne del bordello, costituisce la prova del lavoro svolto. A fine giornata le "puttane" consegnano le schedine accumulate al cassiere che, dietro autorizzazione del proprietario e sottratti i costi che prima elencavo, provvede al pagamento.


Questo è la vita da Puttana ai tempi del petrolio, nel profondo Nord della foresta Amazzonica ecuadoriana.

Un luogo dove, come in molti altri, non c'è giustizia.
Un luogo dove la violenza è costante, brutale e silenziosa. 

Al terminare un intervista con una di queste donne, una ragazza di appena 24 anni, mi azzardai a chiedere:

<Che cosa ci vuole per fare questo lavoro?>

Lei, seria, imperturbabile e assolutamente determinata, mi rispose:

<Tanta forza e tanto coraggio!>

Come vi dicevo all'inizio, spesso non si è preparati, forse non lo si è mai. 
Nella  vita di queste donne dunque non c'è spazio per la pietà, per la compassione o per l'empatia del mondo esterno. Vivono sole, senza amici, lontane dai genitori ai quali settimanalmente inviano soldi e che però quasi mai sono al corrente di quello che fanno  le figlie per vivere.
Abbandonate, violentate ogni minuto, dagli uomini con i quali giacciono nei letti, dai proprietari dei bordelli, da un società perversa e Machista e sopratutto dall'indifferenza di tutti. 

Penso ai loro sorrisi così pieni  di forza, ai loro sogni fattisi piccoli piccoli ma ancora nascosti nei loro cuori calpestati.
Penso ai loro occhi cosi profondi  e così pieni di speranza, a queste donne  che mi hanno dato molto di più di ciò che io ho dato loro.

Vi invito ad ascoltare questa profonda canzone dei Modena City Ramblers, buon ascolto


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La Fraternità non e un sentimento, è uno stile di vita!
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