SULLA MIA PELLE: FARC, pioggia, fango e guerriglia.

In Ecuador l'Amazzonia non è solo una foresta, non è solo una sfida per le persone che ci vivono, non è solo meraviglia. In Ecuador l'Amazzonia è anche un tremendo campo di battaglia. Nel nord del Paese, nelle province che confinano con la Colombia si combatte una guerra senza tempo, una guerra di guerriglia, di ideali ma sopratutto di denaro e di narcotraffico. Nella zona dove ho vissuto per mesi,  sono davvero molti gli attori più o meno nascosti che governano le dinamiche dei centri abitati e delle comunità perdute nella selva amazzonica. Voglio parlarvi di uno di questi attori, forse il principale.

Tramonto a Puerto del Carmen - Foto di Diego Battistessa

Chi sono i guerriglieri che vivono in Amazzonia? Conoscete le FARC? 

Le FARC, Fuerzas armadas revolucionarias de Colombia, nascono dai superstiti delle Unità di autodifesa contadina della guerra civile del 1959-65. In tempo di Guerra fredda, le FARC abbracciano l'ideologia marxista,  dichiarando di rappresentare i poveri contadini oppressi e si oppongono alla presenza degli Stati Uniti negli affari interni colombiani. Stati Uniti ed Europa considerano le FARC un gruppo terroristico, mentre invece in Sud America sono considerati dei guerriglieri ( tranne in Colombia dove ovviamente hanno lo status di gruppo terroristico).
La questione dello status da attribuire al gruppo è importante come dimostrato nel 2008 da Hugo Chavez, che chiese alla Colombia ed a tutta la comunità internazionale di riconoscere le FARC come “forza belligerante”.
Intorno alla metà degli anni 80 le FARC cercano di fondare un partito politico, la Unione Patriottica, paramilitari e servizi governativi però fanno sparire o uccidono circa 3.500 tra militanti e deputati, spingendo le FARC alla scelta definitiva dell'insurrezione armata.
Le FARC operano attraverso sequestri , attentai e attacchi atti a destabilizzare politicamente la Colombia.
L’organizzazione è finita su tutti i giornali durante il sequestro  e poi durante il rilascio di Ingrid Betancourt.
Isolate da Fidel Castro all'inizio degli anni 90, le FARC riescono comunque a rinforzarsi  finanziandosi con la più redditizia attività illegale della Colombia, il traffico di droga. Le FARC proteggono i campi di coca e i contadini nelle zone sottratte al controllo governativo, tassando ogni passaggio dei beni (coca in primis) nei loro territori — le stime parlano del 40% di tutto il  territorio colombiano. Inoltre si sono inserite nella catena di produzione della cocaina, organizzando il passaggio della materia prima semilavorata alle raffinerie nelle città. 
Nel 1982 le FARC contavano 2 mila combattenti ripartiti in 15 fronti, nel 1990 i guerriglieri erano 5 mila. Oggi si pensa che gli effettivi siano tra i 15 e i 20 mila, suddivisi in 60 fronti e in diverse compagnie mobili, ciascuna da 60 a 400 uomini. I successi ottenuti sul campo dai ribelli hanno spinto il governo di Andrés Pastrana a concedere loro un'ampia zona smilitarizzata nel centro del paese — 42 mila chilometri quadrati, un territorio vasto quanto la Svizzera.
Qui, dal gennaio 1999, si sono tenuti i negoziati di pace tra governo e guerriglieri, le cui richieste riguardavano una serie di radicali riforme sociali, politiche e soprattutto agrarie. Le tensioni e gli scontri tra le diverse fazioni in lotta hanno però privato le trattative di qualsiasi possibilità di successo: il 20 febbraio 2002 i negoziati sono stati ufficialmente interrotti, Pastrana ha ordinato la rioccupazione della "zona di distensione" e in Colombia si è ripreso — o, meglio, continuato — a sparare.
Da qui l'intervento degli Stati Uniti con l'implementazione del PLAN COLOMBIA, strategia militare mirata ufficialmente a stroncare il narcotraffico ma chiaramente diretta a tornare in possesso delle redini geopolitiche della regione. Ingenti capitali vengono inviati al governo colombiano i cui militari vengono addestrati e armati dalla CIA. Le FARC arrancano, è caccia all'uomo. L'Amazzonia diventa la roccaforte dei guerriglieri. Loro conoscono bene il territorio e possono sopportare delle condizioni di vita che rimandano alla guerriglia Guevariana in Bolivia. I capitali statunitensi arrivano anche in Ecuador. Al governo precedente a quello di Rafael Correa viene chiesto di rinforzare il cordone militare nel Nord del Paese per evitare che le FARC trovino rifugio in territorio ecuadoriano. Come dei cani braccati i guerriglieri vivono nascosti tra la fitta vegetazione che si estende nella regione sud della Colombia e  Nord dell’Ecuador.
La regione dove ho svolto il mio lavoro per 8 mesi come cooperante. La regione dove opera il fronte 48 delle FARC.





E così  arriviamo ai giorni nostri.

Raggiungere le comunità in frontiera era difficile, molto difficile. Nonostante contassimo con jeep e canoe attrezzate, l’isolamento di questi centri abitati rendeva tutto davvero complicato. Facendo base al già citato villaggio di frontiera di Puerto del Carmen potevamo raggiungere alcune comunità, non tutte però. Spesso la logistica richiedeva di dormire nella selva: una tenda, niente luce, poca acqua e molti, davvero molti insetti.
Accampare nella foresta Amazzonica è davvero qualcosa che vale la pena raccontare. Le comunità si dimostravano sempre estremamente accoglienti nei nostri confronti,  spesso ci concedevano di dormire in una scuola o perlomeno in un posto che avesse un tetto. La tenda, inseparabile compagnia di viaggio, veniva trasportata avvolta in una grande busta di plastica per evitare che si bagnasse durante il tragitto in canoa. Avete mai dormito dentro una tenda da campo bagnata? Non ve lo consiglio.
Arrivati sul posto si preparava per prima cosa il giaciglio cercando di montare e soprattutto chiudere la tenda il prima possibile al fine di evitare che gli insetti si potessero intrufolare  nel materasso (anch’esso trasportato nello stesso modo della tenda).

Le tende usate per le missioni con Oxfam

Cena nella selva - Foto di Battistessa Diego
Gli insetti in Amazzonia possono raggiungere delle dimensioni da fumetto della MARVEL, qualcosa di terrorizzante ma affascinante allo stesso tempo. Tratterò comunque in un altro post il tema della fauna in Amazzonia. Una volta montata la tenda ci si dedicava a preparare la cena oppure a pescarla. L’acqua era davvero il bene più prezioso in quelle situazioni. Per lavarsi esisteva solo l’acqua piovana raccolta in recipienti forniti alle comunità dalle ONG o dalle Nazioni Unite. Ci si lavava in piedi, al buio, in mezzo al fango facendo l'equilibrista su  di una tavola di legno e con acqua gelata.
La mattina un caffè solubile con l’acqua scaldata nella piccola cucina da campo e via con il lavoro. Lo so sembra difficile, ma vi posso garantire che non è niente a confronto della quotidianità che vivono le persone che abitano in queste comunità. Per noi era qualcosa di temporaneo, forte, intenso, ma breve, mai più di 4 giorni, almeno per me.
In tutte le missioni che ho svolto (42) poche volte ho percepito il conflitto  in maniera concreta,  tangibile. Spesso il lavoro stesso o la bellezza di ciò che mi circondava mi distraeva dal pensiero di trovarmi in una zona di guerra. Alcuni accorgimenti erano d’obbligo, poche foto, poche domande e molta discrezione.
Alcune cose però rimangono vivide nella memoria.



La prima  è sicuramente l’incontro con questo



Nave da guerra dell'esercito colombiano

Ora ci tengo a dire che non sono una persona che si spaventa o stupisce facilmente ma vi posso garantire che trovarsi su di una piccola canoa nel mezzo di un fiume enorme ed essere obbligati a fermarsi da un nave da guerra  dell’esercito colombiano, armata di tutto punto (cannoni e mitragliatori) per un controllo,  non è una cosa che mi capita tutti i giorni. Rispetto alla foto fate questa considerazione: le due piccole imbarcazioni che vedete al lato sinistro della nave da guerra si chiamano Pirañas e sono grandi circa il triplo della canoa sulla quale viaggiavo io, fate voi i conti.
Questi incrociatori, finanziati dal PLAN COLOMBIA, pattugliano i fiumi della frontiera nord in lungo e in largo e sono spesso oggetto di attacchi da parte delle FARC. Da qui il pericolo di rimanere troppo tempo vicini alla nave per l’identificazione.
La prima volta che vidi questa nave ricordo che non potevo credere ai miei occhi. Mai avrei pensato di potermi imbattere in qualcosa di così enorme e di così armato in  quel fiume.
In seguito gli incontri si sono succeduti con regolare cadenza ma ormai mi ero “abbastanza” abituato.

La seconda volta che il conflitto mi ha chiamato a fare i conti con la realtà fu durante il periodo dei mondiali. Stavamo visitando un villaggio molto isolato, avevamo dormito li la notte precedente e ci trovavamo ospiti del presidente della comunità facendo colazione.
Ad un tratto mentre,  ancora assonnato porto alla bocca la prima cucchiaiata di riso (alimento onnipresente nella dieta ecuadoriana) sento un boato sordo provenire dall’altra parte del fiume. Il mio cervello lo regista ma non reagisce. Dopo un instante un altro boato, stavolta più vicino. Mi giro, guardo i miei compagni ed esclamo: stanno festeggiando per la vittoria della Colombia nella partita di ieri del mondiale di calcio.
Ricordo lo sguardo allibito dell’esperto compagno di viaggio seduto alla mia destra, che battendomi sulla spalla, esclama:

<Diego, queste sono bombe artigianali delle FARC, stanno attaccando sicuramente una pattuglia  dell’esercito.>

Non faccio neanche in tempo a rispondere che due scariche di mitra seguono ad un terzo boato. Finalmente realizzo: dall'altra parte del fiume si combatte, si  muore. I padroni di casa non si scompongono, sono abituati a queste cose, non sono nuovi queste dinamiche. Vivono in guerra, vivono la guerra.  Sentiamo arrivare un elicottero dell’esercito e dopo poco più di 10 minuti il silenzio avvolge nuovamente la Selva.

Sono stato fortunato e anche un po’ incosciente. Ho imparato che per capire un conflitto, per capirlo davvero, devi parlare e vivere con la gente che tutti i giorni fa colazione con le bombe. Ho visto campi di coca, ho visto guerriglieri, ho visto militari con diverse divise, ho visto uomini,donne e bambini obbligati a lavorare per la guerriglia ed altri farlo per convinzione, ho visto occhi e stretto mani, ho ascoltato, ho vissuto su di me le privazione della selva, ho riso e ho pianto ma ancora non ho capito.
Nella foresta avevo un compagno di viaggio prediletto, un libro comprato per caso in una bancarella di Quito.
Mai avrei pensato che leggerlo proprio mentre mi trovavo accampato nella selva avrebbe potuto aprirmi la strada verso una sua comprensione profonda e quasi empatica …
Il libro si intitola: IL DIARIO DEL CHE IN BOLIVIA

Vita nella selva


Insetti


Viaggi in Canoa


Un piatto di riso guardando la Colombia


Albergo di Puerto del Carmen nel quale dormivamo


Ecco alcuni link dove potete trovare video e documentari che vi possono aiutare ad approfondire e  capire meglio il contesto colombiano e il conflitto che insanguina il Paese. 
Vi consiglio davvero di trovare il tempo di guardarli.


Qui vi lascio una riflessione sotto forma di canzone, del compianto Pierangelo Bertoli




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e



Grazie!

La Fraternità non è un principio, è uno stile di vita!
A  presto, Diego
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