SULLA MIA PELLE: la Cuba che non conoscevo...



Cammino lungo El Malecon dell'Avana, da un lato il Pacifico e dall'altro alti edifici scalcinati che raccontano l'implacabile passare del tempo. Lo stile coloniale è ancora ben visibile nell'architettura di questa città, pallido resto di quella Avana festante e scintillante nella quale Castro entrò il 1 gennaio 1959. Cammino mentre vengo rapito dalla malinconia. Malinconia di tempi non vissuti, di una terra immaginata e sognata e che mi rivela la sua tragica e cruda realtà. Me lo ripetevo da anni.

< Devo riuscire a vedere Cuba prima che muoia Castro, prima che muoia la rivoluzione >
Non avevo capito niente. Giovane, arrogante e saccente mi ero convinto di poter conoscere l'anima di un popolo, la sua lotta, il suo spirito di sacrificio attraverso qualche libro, qualche documento che la storia aveva fatto giungere fino a me. Invece no, non è così. Cuba si è aperta ai miei occhi e al mio cuore in un modo inaspettato, travolgente e doloroso. Ho vissuto nel centro dell'Avana, ospitato da un amico cubano, abbastanza adulto nel 1959 per ricordarsi dei castristi e abbastanza vecchio oggi per parlare di rivoluzione. Si perché per parlare di rivoluzione bisogna viverla, bisogna esserci, bisogna caricarne il peso sulla spalle. Lui lo ha fatto per 55 anni. Decide di raccontarmi la sua vita e di regalarmi i suoi occhiali, quegli occhiali necessari per camminare nei vicoli dell'Avana e capire cosa si sta vedendo.
Non ho fatto turismo a Cuba e non me ne pento. Avrei potuto, avrei dovuto non lo so.So solo che semplicemente, dopo qualche giorno, non mi sentivo  affatto un turista ma un privilegiato. Ho capito i risvolti della doppia moneta, ho vissuto usando i Pesos Cubani, banconote e monete raccolte da molti turisti per puro divertimento o solo come souvenirs. Mi sono ritrovato tra le mani José Martì, Ernesto Guevara, Antonio Maceo, Camilo Cienfuegos, Maximo Gomez e Manuel de Cespedes.



In queste banconote c'è tutta la storia di Cuba, tutto l'amore, la dedizione, la follia e l'audacia degli uomini e delle donne che hanno combattuto e sono morti per la causa.
Guardando i loro volti  ho capito che non li  conoscevo, o almeno non tutti. Ancora una volta l'amico cubano, come un paziente maestro, mi guida. Così, tra una libreria di Stato ed una biblioteca, scopro le gesta di coloro che forgiarono Cuba, di coloro che amarono questo Paese tanto da dedicargli la vita, di coloro ai quali Castro ispirò la sua rivoluzione. Ora mi è tutto più chiaro, ora capisco  perché Ernesto amava questa terra, perché la bandiera di Cuba si chiama stella solitaria perché Fidel nel famoso  discorso dopo l'assalto alla caserma Moncada nel 53', dice: 
< Condannatemi non mi importa,  la Storia mi assolverà >

Sono innamorato dell'anima di questo Paese ma la malinconia non mi abbandona. Mentre cammino verso il Campidoglio non posso  non  vedere la miseria che mi circonda. La dignità di questo popolo è infinita, la sua voglia di vivere e gioire pare non potersi esaurire e poter affrontare qualsiasi destino. 
Il blocco degli Stati Uniti però colpisce duro. A Cuba la gente ha fame. Ho visto il libretto con il quale si fa la fila nei negozi dello Stato, ormai non c'è più nulla, solo  le prime righe sono riempite da caratteri che compongono le parole: riso, sale, fagioli. 


Il mercato  nero è fiorente, li si paga con l'altra moneta, quella dei turisti, il CUC. 


State bene attenti a queste equazioni nella quali è spiegata la drammaticità della situazione cubana.
1  CUC = 1 $
25 Pesos Cubani = 1 CUC
Stipendio di un impiegato statale 350 Pesos Cubani mensili = 14 $
Pensione di un professionista dopo 40 anni di lavoro per lo Stato, 275 Pesos Cubani = 11$
Un pranzo\cena in uno qualsiasi dei ristoranti per turisti che riempiono la città vecchia = 10$
Un Mojito o altro Cocktail = 6 $
In queste poche righe è raccontata Cuba. 
La Cuba che mi ha fatto piangere più volte, la Cuba che non dimenticherò. 
Ho camminato in lungo e  in largo per i  vicoli dell'Avana,  parlato con la gente, ascoltato la drammaticità delle loro storie.
Un ragazzo mi  ha raccontato che non vedeva suo padre da 32 anni, giorno in cui lasciò l'isola. Questo è un altro punto, da Cuba non si può scappare, se decidi di andartene, non puoi tornare.
Un altro uomo,  commesso in un negozio di Stato  mi rivolge queste lapidarie parole:
< Caro amico, non capirai mai Cuba, tu sei nato libero. Vendendo carta igienica nel tuo Paese puoi fare abbastanza soldi per girare il mondo, io anche se vendessi oro all'Avana non potrei mai  lasciare da uomo libero quest'isola > 
Uno schiaffo, questo l'effetto delle sue parole su di me. A chi oggi mi chiede di Cuba rispondo come parlassi di un amore finito, di una donna che mi ha spezzato il cuore. A chi oggi mi chiede di Cuba e mi parla di rivoluzione, rispondo che sono stato a Santa Clara, che ho visto il mausoleo di Che Guevara e il monumento dell'assalto  al treno e all'Avana ho visitato il museo  della rivoluzione. 
E quando mi chiedono 
<  Ti è piaciuto? >
Rispondo
< Ho pianto come se fossi un bambino >  


Condivido con voi questo articolo che ho scritto dopo il mio soggiorno a Cuba.

Il video di accompagnamento all'articolo è realizzato da Melania Siriu ed esplora la rivoluzione nascosta delle donne cubane



Qui alcune foto scattate a Cuba









------------------------------------------------------------------------

Non ti dimenticare di condividere l'articolo

e



Grazie!

La Fraternità non è un principio, è uno stile di vita!
A  presto, Diego
Se vuoi visitare l' archivio della sezione: sulla mia pelle, clicca qui.




3 commenti:

  1. Cuba come altri paesi nel mondo sono tenuti schiavi (dopo rivoluzioni e tanti morti) dall'arma piu' micidiale che i potenti hanno in mano: IL DENARO
    Le rivolte armate possono sconfiggere gli uomini che momentaneamente sono al potere nel loro territorio, ma non possono sconfiggere il potere del DENARO che viene dai potenti del mondo!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Dura e cruda realtá Carmelo, hai ragione. Peró come diceva il Che " chi lotta puó perdere, chi non lotta ha giá perso".

      Elimina
  2. bellissimo e struggente il tuo articolo, Diego ... Cuba è, comunque, per tutti noi un sogno che non finisce mai! Hasta la victoria, siempre! Bianca :-)

    RispondiElimina