SULLA MIA PELLE: Burkina Faso, l'incontro con Thomas Sankara


Il 4 agosto 1984 nasce il Burkina Faso e il suo primo presidente è Thomas Isidore Noël Sankara, colui che viene ricordato come il "Che Guevara nero". Ho avuto il privilegio di vistare la sua tomba e di scoprire le sue gesta. Venite anche voi conoscere la storia di questo eroe africano.

Venite a conoscere l'epopea di uno degli ultimi uomini giusti.



Venite a conoscere la storia di Thomas Sankara.

L'incontro   
Quando arrivai in Burkina Faso nel 2010 non avevo idea di chi fosse Thomas Sankara. Il suo nome e quello del suo Paese non significavano nulla per me. Ricordo perfettamente quanto vissuto in quei caldi giorni d'estate africani, ricordo la gente, la povertà e un cimitero. In quel cimitero, il giorno prima di ripartire per l'Italia conobbi Sankara. Accompagnai un giornalista della Stampa, il giornale di Torino, che  prima di lasciare il Paese voleva rendere omaggio alla tomba di Thomas.


Ricordo quel cimitero, sporco, pieno di sterpaglie, eppure così solenne. 
Poi d'un tratto la sua tomba, così diversa, cosi emozionante, così viva. L'amico giornalista parlava e lentamente mi raccontava una storia. Una storia impossibile, la storia del Capitano Thomas Sankara. Un uomo anziano ci interrompe, avvicinandosi con circospezione. E' un burkinabé, vestito di stracci, sporco. Una volta deciso che non rappresentiamo un pericolo per lui, ci rivolge la parola in francese: 


<Qui c'è mio fratello, lui amava Sankara> dice.


Il giornalista al mio fianco, chiede di indicare chi fosse suo fratello, e l'uomo, visibilmente commosso, indica una delle tombe che si trovano dietro a quella del Capitano, la tomba di uno degli ufficiali che con lui morirono il 15 ottobre 1987.




Una volta tornato in Italia ho cercato ogni tipo di informazione su quello che viene definito il "CHE Guevara Africano". Ho deciso di scrivere la tesi di laurea su di lui, sulle sue gesta, sull'amore che il popolo africano prova per uno dei suoi più grandi condottieri. 
Mi sono laureato nel 2012, parlando di Sankara. 
Lo stesso anno Fiorella Mannoia, dopo aver conosciuto la sua storia ed esserne rimasta affascinata, decide di dedicare il suo album e il suo Tour al Capitano. 
Ci incontriamo in Novembre, Fiorella ed io, decido di regalarle la mia tesi di laurea e lei accetta. Dopo un suo concerto a Livorno parliamo di Sankara  di colui che Sennen Andriamirado , giornalista malgasciocommentando la notizia del suo assassinio, definì così: “E’ morto Sankara, un presidente non come gli altri. E’ stato forse un incidente della storia, però, un incidente felice



Estratto dalla mia tesi finale del  "Corso di Laurea Triennale in Scienze per la Pace: cooperazione internazionale e trasformazione dei conflitti" 

THOMAS SANKARA

4 agosto 1983 – 15 ottobre 1987 tanto è durato l’affronto che un piccolo/grande uomo ha fatto alla storia. La storia, è sapere comune, viene scritta dai vincitori, ma questa storia si è scritta da sola. L’uomo è morto assassinato, ma le sue idee sono entrate a far parte della coscienza comune. Sono entrate talmente in profondità da riuscire a cambiare il nostro modo di pensare. Molti oggi, anche in Occidente, si ispirano più o meno consapevolmente, alle parole di Thomas Sankara. La sua voce ha attraversato i continenti, dall'Africa fino al Sud America, per poi tornare in Europa forte di una eco assordante. Il suo martirio è  ancora oggi fonte di ispirazione per intere generazioni e il suo nome è motivo d’orgoglio per chiunque sia fiero di essere africano.

Con umiltà cercherò di provare a raccontare l’incredibile epopea di un uomo che per pochi anni si è incrociata con la storia di un intero popolo. Non tenterò di essere distaccato e fintamente obiettivo. Thomas Sankara mi ha affascinato sin dal primo momento che ho sentito parlare di lui. Le parole che ho scritto  sono mediate da questa ammirazione per l’uomo, il politico e la sua storia.

Barka ( grazie in burkinabé), Capitano Thomas Sankara !

Chi era Sankara?

Thomas Isidore Noël Sankara, nasce il 21 dicembre 1949 a Yako in Alto Volta da una donna di etnia Silmimandé. Suo padre era un musulmano, veterano e prigioniero di guerra della seconda guerra mondiale, durante la quale si convertì al cattolicesimo. Thomas termina la scuola primaria a Gaoua, dove dimostra una spiccata sensibilità per le tematiche sociali connesse alle ingiustizie derivanti dal colonialismo. I sacerdoti, come i suoi genitori, si aspettano di vederlo partecipare al seminario, ma il giovane decide diversamente e si iscrive al liceo Ouezzin Coulibaly di Bobo-Dioulasso, seconda città più grande del Paese.
Thomas sognava di diventare medico, ma un insieme di circostanze lo porta ad iscriversi alla PMK, l'Accademia Militare Kadiogo a Ouagadougou, dal secondo anno di liceo.
Dopo la scuola  frequenta il corso ufficiali presso l'Accademia Militare di Antsirabe, Madagascar. Durante il suo soggiorno nel Paese, è testimone di una rivoluzione nella quale l'esercito si trova a svolgere un ruolo sociale di rilievo. Decide di restare per un altro anno prestando servizio civile, cogliendo così l'opportunità di rimanere in un Paese dove l'esercito assume compiti di educazione e di sviluppo al fianco della popolazione civile.
Tornato a casa, organizza la nuova generazione di giovani ufficiali che sono stati addestrati nelle scuole militari all'estero, giovani che stanno soffocando all’interno di un esercito guidato da ex ufficiali dell'armata coloniale. Le nuove generazioni di ufficiali si riuniscono prima sulla base delle possibilità di miglioramento individuale e di condivisione di quanto appreso nelle accademie, col passare del tempo però si viene a creare una struttura simile a quella dei militanti civili clandestini marxisti. Nel 1976, ottiene l'istituzione della formazione chiamata Commando Nazionale, dislocata a Po, in provincia di Nahouri, 150 km a sud della capitale,della quale prende la direzione.
Nello stesso anno stringe amicizia con Blaise Compaoré durante uno stage in Marocco. Mentre l'arrivo di un nuovo membro nel gruppo deve seguire una procedura rigorosa e progressiva, Thomas Sankara chiede ai suoi compagni di accettare Blaise Compaoré senza passare attraverso le fasi previste. Altri soldati che svolgeranno un ruolo di primo piano nella rivoluzione Burkinabè già appartengono a questa struttura, Henri Zongo, Boukary Kabore, Jean-Baptiste Lingani e Abdul Salam Kaboré.
Blaise Compaoré è adottato dal padre di Thomas Sankara, come uno dei suoi figli tanto da pranzare sempre con la famiglia Sankara quando si trova a Ouagadougou.
Nel settembre del 1981, Sankara diviene, sotto costrizione, Segretario di Stato per l'Informazione del governo del colonnello Saye Zerbo. Il 21 aprile 1982, si dimette dalla carica  dichiarando alla Tv nazionale "Guai a coloro che imbavagliano la voce della gente! ".
Il 7 novembre 1982, un nuovo colpo di Stato porta al potere il medico militare, Jean-Baptiste Ouedraogo. Alcuni vedono già la mano di Sankara, ma in realtà, mentre i promotori del colpo di Stato cercano di trarre vantaggio dalla sua crescente popolarità, Thomas Sankara è convinto che i tempi non sia ancora maturi. Lotte intestine all'esercito portano alla sua nomina a primo ministro nel gennaio 1983. Sankara nel frattempo, compie alcuni viaggi all’estero, dove incontra altri leader dei Paesi cosi detti del Terzo Mondo. Invita inoltre Gheddafi a Ouagadougou, ma questo invito aggrava i conflitti interni, e attira anche l'attenzione delle potenze straniere. Sankara viene licenziato e arrestato il 17 maggio, mentre Guy Penne, consigliere di Francois Mitterrand si reca a Ouagadougou. Per Sankara non esistono dubbi sul legame tra questi due eventi. Blaise Compaoré si riunisce al Commando Nazionale di stanza a Po, del quale, su proposta di Thomas Sankara, assume il comando.
Blaise Compaoré, cosi come  Thomas Sankara, si rifiuta di riconoscere il nuovo governo.


Grandi dimostrazioni di massa delle scuole superiori su iniziativa del PAI (Partito Africano d'Indipendenza) e ULCR (Unione dei comunisti in lotta per la ricostruzione) si tengono a Ouagadougou per la liberazione di Thomas Sankara, posto successivamente a questi eventi agli arresti domiciliari a Ouagadougou.


Sabato 6 Agosto 1983, sul quotidiano L’Unità , esce in terza pagina un articolo dal titolo -  
L’Ex primo ministro, il Capitano Sankara, prende il potere a Ouagadougou 

L’articolo recita:
< Ougadougou – un giovane capitano, legato alla Libia, ha rovesciato ieri notte con un colpo di stato, il governo di Jean-Baptiste Ouedraogo dell’Alto Volta, nell’Africa Occidentale. Secondo le prime notizie ci sono stati cinque morti, tre civili e due militari, e una quindicina di feriti. Il nuovo leader del paese è il Capitano Thomas Sankara, 35 anni, ex primo ministro il quale è stato spesso in visita a Tripoli ed ha pubblicamente espresso ammirazione per il Colonnello Gheddafi. Il capo del Governo deposto che ha 51 anni, era considerato un moderato filo occidentale. Ouedraogo è rimasto illeso e - ha precisato il suo avversario – è agli arresti domiciliari. < Lo tratteremo con molta umanità > ha assicurato Sankara. I ministri del deposto governo sono agli arresti. Nonostante il radicalismo di Sankara, al ministero degli Esteri francese non sembrano molto preoccupati del nuovo colpo di Stato nella ex colonia  rilevando che quando Sankara era primo ministro non aveva insistito troppo per stringere più stretti rapporti con la Libia. Nulla indica comunque che ci sia stato un intervento diretto del Governo di Tripoli. In un dispaccio l’agenzia libica – Jana - ha definito il colpo di stato < una insurrezione popolare rivoluzionaria >. Diplomatici occidentali hanno riferito che il colpo di stato è iniziato giovedì sera e ieri mattina, 23° anniversario dell’indipendenza dell’Alto Volta e festa nazionale, tutto era finito. Il coprifuoco imposto nella mattinata è stato tolto, i mercati nella capitale sono aperti e la gente ha manifestato per le strade a favore del nuovo regime. Radio Ouagadougou ha detto che ieri ci sono state grandi manifestazioni popolari a favore della rivoluzione del Capitano Thomas Sankara ed ha sottolineato che d’ora innanzi il popolo dell’Alto Volta sarà testimone di una nuova era di libertà, giustizia ed uguaglianza. In una intervista telefonica all’agenzia “AP” l’ambasciatore americano Julius Walker ha detto:       < Tutto è cominciato verso le 9:30 di giovedì sera quando si sono uditi spari di arma da fuoco pesanti e di armi leggere. Il fuoco delle armi pesanti è cessato dopo un quarto d’ora e per tutta la notte è continuato ad intermittenza quello delle armi leggere. Il colpo di stato dell’ex primo ministro Sankara è il terzo negli ultimi tre anni. Nel novembre 1980 con la forza ad impadronirsi del poter fu il colonnello Saye Zerbo, che esattamente due anni dopo, il 7 novembre 1982, venne defenestrato da un gruppo di sottufficiali guidati dal maggiore Ouedraogo, un cattolico appartenente al gruppo etnico dei Mossi che costituiscono quasi la metà dei sei milioni e mezzo di abitanti dell’Alto Volta. Parlando alla radio il capitano Sankara ha affermato che un < Consiglio nazionale della rivoluzione (CNR), costituito da militari di tutte le armi e di tutte le unità, ha spazzato via il regime impopolare di Ouedraogo.>
 Il capitano ha inoltre accusato il regime del presidente Ouedraogo di essersi sottoposto agli interessi dei nemici del popolo, della dominazione straniera e del neo – colonialismo.>


Con questo articolo, l’Italia, viene a conoscenza dell’ascesa al potere del giovane capitano rivoluzionario che inaugura una nuova era per il proprio popolo, proponendosi di < rifiutare lo stato di sopravvivenza, allentare le pressioni, liberare le nostre campagne da un immobilismo medioevale e dal   degrado >. 
Divenuto presidente, Sankara lancia la sua sfida: 
< Democratizzare la nostra società, aprire gli animi ad un universo di responsabilità collettiva per osare inventare il futuro>. Il leader rivoluzionario vuole  < abbattere e ricostruire l’amministrazione > restituendo dignità ai funzionari e < immergere il nostro esercito nel popolo attraverso il lavoro produttivo>, ricordando a ogni soldato che <senza formazione patriottica, un militare non è che un potenziale criminale >.
Il compito è immenso, a quell’epoca, l’Alto Volta è tra i paesi più poveri del mondo: la mortalità infantile è al 180 per mille, l’aspettativa di vita media non supera i 40 anni, l’analfabetismo arriva al 98 per cento, la scolarizzazione al 16, il Pil pro capite è ridotto a 53.356 franchi Cfa, poco più di 72 euro. Senza riuscire a nascondere le sue influenze marxiste, non condivise da tutto il suo entourage, Sankara si circonda di persone competenti e motivate, e alla presidenza riunisce quasi 150 collaboratori minuziosamente scelti, qualche ideologo ma soprattutto i migliori quadri del paese. Per lui, “la Rivoluzione” non è che il miglioramento concreto delle condizioni di vita della popolazione.
Un brusco cambiamento in tutti i settori: la trasformazione dell’amministrazione, la redistribuzione delle ricchezze, la liberazione della donna, la mobilitazione dei giovani, l’abbandono dell’organizzazione sociale tradizionale cui si imputa il ritardo delle campagne, il tentativo di fare dei contadini una classe sociale rivoluzionaria, la riforma dell’esercito per porlo al servizio del popolo assegnandogli anche funzioni produttive, la decentralizzazione e la democrazia diretta attraverso i Comitati di difesa della rivoluzione incaricati di attuare le riforme sul territorio e la lotta senza quartiere alla corruzione.
< La cosa più importante – dice Sankara – è aver condotto il popolo ad aver fiducia in se stesso, a capire che finalmente può sedersi e scrivere la propria storia; può sedersi e scrivere la sua felicità; può dire quello che vuole. E allo stesso tempo, sentire qual è il prezzo da pagare per questa felicità >. 

Il 4 agosto 1984, l’Alto Volta viene simbolicamente ribattezzato Burkina Faso, “Paese degli uomini integri”, la terra dei puri. Il paese cambia rapidamente: l’amministrazione dimagrisce, si tagliano spese, crescono gli investimenti. Parola d’ordine: promuovere sviluppo autonomo, per non dipendere più dagli “aiuti” esteri: 
< Ne abbiamo davvero abbastanza di questi aiuti alimentari, che immettono nelle nostre menti riflessi da mendicante, da assistito > dichiara Sankara.
< Bisogna produrre, produrre di più perché è normale che chi vi dà da mangiare vi detti anche le sue volontà >.
Nuova parola d’ordine: < Produciamo e consumiamo burkinabé >
Le importazioni di frutta e verdura sono vietate per stimolare l’autoconsumo dei prodotti del sud-ovest del paese, nasce una catena nazionale di negozi, si instaurano circuiti di distribuzione, i dipendenti possono acquistare i prodotti nazionali sul posto di lavoro e i funzionari sono incentivati a indossare il “Faso dan fani”, l’abito artigianale della tradizione, in cotonella: di conseguenza, moltissime donne si mettono a fabbricare tessuti nel proprio cortile, il che permette loro di avere una rendita propria.



Sankara, appare come un precursore in materia di difesa dell’ambiente. Non si limita a indicare le responsabilità umane nell’avanzamento del deserto: ne trae anche le conseguenze. Nell’aprile del 1985, lancia le “tre lotte” contro il taglio abusivo del legname (sensibilizzando le campagne all’utilizzo del gas), contro gli incendi nella boscaglia e contro il pascolo non controllato degli animali. Ovunque, i contadini costruiscono bacini d’acqua, spesso a mani nude, mentre il governo rilancia progetti di costruzione di dighe.
Il presidente burkinabé si fa inoltre portavoce del terzo mondo e critica l’ordine internazionale. I temi che sviluppa riecheggiano nel movimento alter mondialista di oggi: le ingiustizie della globalizzazione e del sistema finanziario internazionale, l’onnipresenza del Fondo monetario internazionale (FMI) e della Banca mondiale, il circolo vizioso del debito dei paesi del terzo mondo. Per Sankara, il debito trova la sua origine nelle  < proposte allettanti > di < tecnici assassini >
 mandati dalle istituzioni finanziarie internazionali. E’ diventato uno strumento di  <riconquista dell’Africa sapientemente organizzato, affinché la sua crescita e il suo sviluppo obbediscano a condizioni e a norme che ci sono totalmente estranee>
Il Burkina Faso deciderà, quindi, di non firmare prestiti con il FMI, desideroso di imporre le sue  
condizioni .
Nonostante sia un rivoluzionario, a Sankara non sfugge il valore strategico della democrazia, tradotta in mobilitazione popolare, coinvolgendo tutte le componenti e puntando all'emancipazione delle classi popolari e delle donne. 
<La democrazia è il popolo con tutte le sue potenzialità e la sua forza>, sostiene.
<La scheda e un sistema elettorale non implicano, da soli, l’esistenza di una democrazia. Chi organizza le elezioni ogni tanto, e si preoccupa del popolo solo prima di ogni tornata elettorale, non ha un sistema realmente democratico. Non si può concepire la democrazia senza rimettere il potere, in tutte le sue forme, nelle mani del popolo; il potere economico, militare, politico, il potere sociale e culturale>.
Questo presidente di tipo nuovo, di cui oggi tutti elogerebbero il patriottismo, l’integrità, l’impegno e il disinteresse personale, nel 1987 era diventato scomodo, scrive Bruno Jaffré. 


< La lotta sempre più popolare contro il neocolonialismo minacciava il potere di altri presidenti, più docili, dell’Africa occidentale, e più in generale il ruolo della Francia nel continente nero >


Attraverso i suoi discorsi, il Capitano Thomas Sankara, durante gli anni della rivoluzione, trasmette l’idea di progresso, di promozione sociale della donna, di egualitarismo e di miglioramento sociale ed economico. Le parole esprimono con forza lo spessore morale dell’uomo e il carisma del condottiero. Mai banale, diretto, semplice, capace di raccogliere intorno a sé reale consenso e ammirazione. Pronto ad ascoltare, pronto al confronto, progressista, femminista, riluttante verso l’uso della forza fine a se stessa, ecologista d’avanguardia e fine intellettuale. Durante gli anni della rivoluzione non si è mai risparmiato, come se sapesse di non avere abbastanza tempo. Inarrestabile nella volontà di cambiamento, deciso ad offrire al proprio paese un presente migliore nella speranza di un futuro in cui il continente africano sarebbe riuscito a liberarsi dal giogo delle catene del neo – colonialismo.
Nei suoi discorsi il giovane presidente Sankara affronta con piglio deciso diversi problemi che attanagliano direttamente o indirettamente il suo popolo. Spazia dal problema della desertificazione, piaga presente nel nord del Paese e in tutto il Sahel  alla necessità che la sua rivoluzione vada di pari passo con una promozione sociale del ruolo della donna all’interno della comunità Burkinabè. Famosissimo il  discorso sul debito tenuto ad Addis Abeba il 19 Luglio 1987. Riconosciuto da più parti come leader del movimento dei paesi non allineati , parla all’organizzazione per l’unità africana senza mezzi termini e attira su di sé l’attenzione dei paesi occidentali.
Schierato a favore di Mandela nella lotta all’Apartheid  richiama all’ordine i suoi fratelli africani spronandoli ad una presa di posizione inequivocabile contro gli abomini perpetrati in Sudafrica. Una presa di posizione a tutto tondo che non smentisce la formazione marxista e la volontà di schierarsi dalla parte del più debole. Carica il peso delle sue idee sulle spalle, pone la sua vita in pericolo, bersaglio delle varie opposizioni, politiche, culturali, economiche e sociali.

Trova la morte il 15 Ottobre 1987, ma la sua voce riecheggia, in queste parole da lui pronunciate:  <Non si possono uccidere le idee>


Qui vi lascio la canzone "io non ho paura" dall'album "SUD" di Fiorella Mannoia, dedicato a Thomas Sankara


Thomas con la sua famiglia indossando il tipico abito Burkinabè



Barka Capitano, le tue idee camminano sulle nostre gambe



Discorso sul debito ad Addis Abeba il 29 luglio 1987


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e



Grazie!

La Fraternità non è un principio, è uno stile di vita!
A  presto, Diego
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