SULLA MIA PELLE: Ecuador un anno dopo



E' già passato un anno, anzi qualcosina di più. Il tempo è volato come spesso si dice, ma nonostante sembri una frase inflazionata devo ammettere che è proprio stato così.
Ho imparato così tanto durante questi mesi, innumerevoli ormai sono le cose che vivo come "normali"ma che solo qualche mese fa riempivano i miei occhi di meraviglia oppure mi infastidivano. Ho vissuto nella foresta amazzonica per circa 8 mesi e altri 4 li ho passati in una città che è terra di mezzo tra le alte montagne della Sierra e le coste del Pacifico.
Cercherò in queste poche righe di trasmettervi pregi e virtù dell'Ecuador che così benevolmente mi ha accolto tra le sue braccia
Premetto che farò qualcosa che solitamente non mi piace ma questa volta è necessario: generalizzare.

Alcune parole potrebbero sintetizzare bene tutto questo: accoglienza, folklore, burocrazia, semplicità, natura e mezzi di trasporto.

ACCOGLIENZA 

Iniziamo con  l'accoglienza ovvero con la sensazione che mi ha pervaso fin dai primi giorni e che ancora mi accompagna nonostante sia passato un anno. Mi risulta davvero difficile poter descrivere la pura benevolenza con la quale nella maggior parte casi sono stato trattato in questo Paese. Mai uno sgarbo, mai un insulto, mai una lite. Compagni di lavoro che si trasformano in amici, fratelli, insomma in famiglia. Non esistono barriere linguistiche, etniche o sociali. Soprattutto  nei mesi passati in Amazzonia, le notti trascorse nella selva, gomito a gomito, i bagni nei torrenti ghiacciati, i lunghi viaggi in canoa e le piccole o grandi disavventure, hanno forgiato dei legami che vanno al di la del tempo. Sono stato due volte in affitto e tra poco cambierò nuovamente casa per trasferirmi a lavorare a Quito, la Capitale. Anche qui devo ammettere di aver trovato  proprietari di casa splendidi, sempre pronti ad aiutare, a capire le diverse esigenze, discreti ma presenti, insomma molto più di quello che mi aspettassi.


Compagni di viaggio

FOLKLORE 

Non voglio peró essere sdolcinato quindi passerò alla seguente parola, inizierò a parlarvi del folklore.
Molte sono le cose che rientrano in questa categoria. dalla cucina ai costumi locali, dalle feste alle tradizioni pagane che spesso si mischiano a quelle della Chiesa Cattolica.
Non vi annoierò con un elenco che potrebbe essere infinito, mi limiterò a trasmettervi quello che ai miei occhi è apparso fin da subito molto strano, diverso.
Per prima cosa i bambini. Tanti bambini. Non ero abituato, non sono abituato ad essere circondato da così tanti  piccoli esseri umani. L'Ecuador è un Paese che conta con  una discreta crescita demografica e questo  è ben visibile in ogni angolo  del territorio. Dalle fattorie dell'Amazzonia come negli angoli delle strade dei centri urbani, si può vedere una donna che allatta al seno un bebè o un bambino di due o tre anni,  che secondo i canoni europei sarebbe già svezzato. In relazione ai bambini devo dire che sono rimasto affascinato da quei dettagli che in una Italia passata rendevano felici e meravigliavano i nostri genitori e che qui mi riportano indietro nel tempo. Mi riferisco alle postazioni che distribuiscono caramelle fuori dai negozi, piccoli angoli di piacere per ogni bambino e bambina dell'Ecuador.



Distributore di caramelle
Bambine che giocano  a calcio in una 
comunità di frontiera in Amazzonia




Il cibo in vendita per strada è un'altra costante. Dagli spiedini di carne alle polpette di mais ripiene di formaggio, dal delizioso pan di Yuca (manioca in Italia) alle frittate accompagnate da riso e cipolle. Tutto molto sporco ovviamente ma tutto dannatamente vero, vivo e gustoso.


Animali, ovunque. Si può vedere una persona con 10 oche che lo seguono ignare del proprio destino, o contenitori  pieni di pulcini che aspettano di essere comprati nelle stazioni  dei bus. Galline, e galli, una infinità. In Amazzonia ho visto trasportare delle vacche in  canoa legate come fossero salami e sulla costa granchi impacchettati ancora vivi e venduti per strada. I cani randagi vagabondano indisturbati  e qui fanno davvero una "vita da cani". In un anno  credo di aver visto due gatti, non di più.


Granchi impacchettati
Cucciolo lasciato a se stesso in  Amazzonia





Poi ci sono le feste, di continuo,  è sempre festa. Un volta si festeggia la Madonna, una volta un Santo, una volta il protettore della città, un'altra volta un anniversario e un'altra volta ancora una ricorrenza pagana.




Costumi della Sierra
Carnevale


Insomma c'è sempre una buona scusa per ubriacarsi e lasciatevelo dire: gli ecuadoriani bevono!

La religione ( e scusate se la includo nel folklore) è vissuta in modo molto terreno. Gesù è dappertutto e quando dico dappertutto intendo ovunque. Sulle macchine, sulle moto, sui bus, nei negozi, sulle tazze, sulle magliette. In un anno ho visto più volte io Gesù,  di Papa Francesco. Giustamente il mese scorso, un artigiano, che la fondazione per la quale lavoro ha appoggiato, mi ha regalato un braccialetto fatto a mano. Sul braccialetto c'è una scritta: Diego, Cristo te AMA!!!
Non tutti però sono cattolici. Ad ogni angolo c'è una chiesa cristiana diversa, sembrano sette o meglio fanclub di una squadra di calcio. Vengono frequentate da credenti accaniti e pronti a difendere i propri idoli contro le chiese avversarie. La domenica è un concerto continuo, tamburelli, canzoni, grida, balli, insomma se la spassano.  Non ho mai visto una moschea o una sinagoga.
Parliamo ora cibo, ovvero parliamo di RISO. Si perché il riso è dappertutto, onnipresente, non importa che siano le 9:00, le 13:00 o le 21:00, si mangia sempre riso bianco. La cucina non ha molte varianti, la cipolla è usata per fare tutto e in ogni  piatto c'è sempre qualcosa di fritto. Le multinazionali hanno ucciso la cultura gastronomica del Paese e adesso non è neppure più possibile trovare un succo preparato con la frutta, tutto è in polvere.  La Nestlé regna incontrastata.
Nonostante questo posso dire di aver provato il te di foglie di coca, utilizzato per ridurre i gli effetti dell'altitudine. Nel giardino dell'ufficio, quando lavoravo in Amazzonia, i tecnici agricoli avevano piantato due piante di coca  e così questo te delizioso è stato per mesi un ottimo compagno di lavoro.


Te di foglie di coca
Tipico piatto ecuadoriano 
per colazione pranzo e cena


Gli uomini sputano per strada, ogni tanto anche le donne. Se una donna cammina per strada sola molto spesso viene importunata con pesanti appellativi. Questo è un Paese molto Machista con tradizioni che alimentano un sistema egemonico che mira alla disuguaglianza di genere.

Le strade sono molto sporche, non c'è una cultura di gestione dei rifiuti, l'inciviltà in  questo senso regna sovrana. Nessuno sa guidare.
Poi c'è la musica. Si ascolta solo salsa o bachata, di continuo, a qualsiasi ora in qualsiasi posto.
In un anno ho ascoltato di continuo queste tre canzoni, sembra che non ce ne siano altre:












BUROCRAZIA 
Sono nato in Italia e ci ho vissuto fino all'età di 28 anni quindi conosco bene la burocrazia nel nostro Paese ma credetemi se vi dico che non è niente  al confronto di tutte le trafile necessarie ad uno straniero per fare qualsiasi cosa qui in Ecuador. I visti ( esclusi quelli di turismo) hanno dei tempi lunghissimi e delle procedure che farebbero impazzire chiunque. Ho passato 55 giorni aspettando il mio visto di lavoro, che  non arrivava perché il documento A ero incompleto, mancava come allegato il documento B che però per essere approvato necessitava il sigillo C che si otteneva dopo aver richiesto... Tutto così, un inferno. Ho provato poi ad aprire un conto in Banca: 4 MESI.
Lo so sembrerebbe incredibile ma ci sono voluti 4 mesi prima di trovare una banca disposta ad aprire un conto ad uno straniero e a riuscire a mettere insieme i documenti necessari ( vedi trafila visto).
Poi, per una consulenza con  le Nazioni Unite ho dovuto  aprire partita IVA: 3 mesi.
Attenzione, no ci vogliono 3 mesi  per aprire partita IVA in Ecuador perché con la rivoluzione cittadina capitanata dal Presidente Rafael Correa è diventato più tutto più semplice e accessibile a livello burocratico. Il punto è che io sono straniero e nessun protocollo prevede l'utilizzo del passaporto, quindi creavo panico in ogni ufficio pubblico nel quale mi recavo.

SEMPLICITÀ 

Questo è davvero qualcosa che nutre l'anima. In qualsiasi situazione non si crea mai imbarazzo. Il senso di comunione e collettivismo di questo popolo non smette di sorprendermi. La povertà insegna a non fermarsi  ai cerimoniali e qui questo insegnamento  è tangibile. I sorrisi sono gratis ed in Ecuador sembrano saperlo, le persone si salutano, parlano anche senza conoscersi, i  bambini giocano e corrono e anche le cose brutte vengono affrontate con una forza di spirito invidiabile.

E facile riempire l'anima di gioia in questo Paese.


 
Bambini in fila per la colazione


NATURA 
Questa parola sembra forgiata per l'Ecuador, infatti questo Paese è natura. Vulcani, cascate, foresta amazzonica, coste oceaniche, bacini fluviali, riserve come il Cuyabeno e il  Yasunì, tra le più grandi al Mondo.
Sono nato sulle Alpi, in mezzo ai boschi e agli animali, apprendendo fin da piccolo, grazie a mio padre, i delicati equilibri che regolano la natura. Questo è stato fondamentale per andare a fondo e vedere oltre gli occhi  del turista, per capire, per comprendere, per conoscere gli indigeni e apprezzare le loro tradizioni, indissolubilmente legate ai diversi ecosistemi.
La meraviglia però è stata spesso incontenibile, so di essere un privilegiato, me lo ripeto tutti i giorni. Sono consapevole di vivere in un documentario.


 
        Il tramonto sul  fiume Putumayo

 
Cala la notte nelle comunità di frontiera

MEZZI DI TRASPORTO 

Come ho già detto in Ecuador nessuno sa guidare. Questo ovviamente è un mio giudizio personale avvallato però da una notevole lista di esperienze viaggiando su auto, jeep e bus. Per prima cosa il codice della strada, non scritto, dell'Ecuador dice che tutto ciò che si muove è un mezzo di trasporto, ne risulta che si possono trovare ogni classe di veicoli sulle strade. Quando dico veicoli intendo tutto: auto, jeep, moto, carretti trainati da buoi, auto modificate per essere dei piccoli camion, moto modificate per essere piccole auto, cavalli, asini, bus, camion e camionette blindate usate per trasportare denaro.
Insomma un caos. Nessuno ovviamente rispetta le strisce pedonali.
Voglio però soffermarmi sui bus. L'Ecuador è un Paese esportatore di Petrolio e questo garantisce che il prezzo dell benzina sia molto basso. Le persone dunque usano molto i mezzi di trasporto pubblici i cui prezzi sono popolari. Esistono due tipi di Bus,quelli urbani e quelli interprovinciali.
Bus Urbani
Si spostano in città e nelle zone rurali limitrofe ai centri urbani. Non si fermano mai. cosa intento vi chiederete. Intendo proprio che non si fermano, si prendono al volo e si scende al volo come nel film di Fantozzi. Viaggiano sempre con le porte aperte e sembra sempre che abbiano una fretta del diavolo. Sono molto molto molto vecchi, emettono dei fumi di scarico terrificanti, sono sporchi e piccoli. Ancora oggi dopo un anno, almeno una volta al giorno picchio la testa quando salgo su un bus. Gli ecuadoriani sono bassi, molto bassi.


Bus rurali


I Bus accelerano e frenano bruscamente e di continuo, sembra di stare sulle giostre. Non esistono fermate preimpostate, si dice .- GRACIAS - all'autista per scendere e gli si fa cenno dalla strada perché si fermi e ti faccia salire. L'autista quasi sempre  è anche il proprietario del bus lavora con un aiutante che mentre il bus è in movimento si affaccia alla porta e come fosse una filastrocca ripete tutte le destinazioni per attirare possibili clienti.

Bus Interprovinciali
Prima cosa non si arriva mai. L'Ecuador sulla mappa sembra piccolo ma vi posso garantire che ho fatto viaggi di 10 ore in bus senza passare la frontiera. Solitamente i sedili sono scomodi e sporchi ma dopo un po' ci si abitua. Tutte le volte che il bus passa per un villaggio o un centro abitato il conducente fa salire i venditori ambulanti che iniziano a proporre a ripetizione la loro merce: cd di musica, creme, dolci, bibite, pasti da asporto etc...
Il bus è un  luogo caotico, sempre. Il silenzio, questo sconosciuto. Ogni bus è dotato di televisione e per ogni viaggio viene proiettato almeno un film, quasi sempre di guerra o  comunque molto violento. I film sono sempre gli stessi quindi se uno  viaggia spesso è condannato.



Musicisti on the road


Musica e TV on the road

Per la serie: viaggiare comodi


Poi ci sono i bambini. Se un bus e scomodo per un adulto, figuriamoci per un bambino. La coppia ecuadoriana tipo, con due bambini, per risparmiare compra solo due biglietti e i bambini viaggiano in braccio a loro, vi potete immaginare quanto sia comodo. Dunque pianti e strilli accompagnano tutti i viaggiatori. Se poi si ha bisogno del bagno si dice all'autista e lui si ferma sul ciglio della strada e ti indica un fosso, un albero o la foresta. Per le donne, nei bus che percorrono tratte lunghe, è previsto l'uso del bagno in dotazione al veicolo, altrimenti devono aspettare di arrivare ad una stazione di rifornimento. Poi ci sono i cantanti, quelli che salgono sui bus e gli sembra di stare su di un palco. Scherzo, la musica quasi sempre è buona musica però ovviamente non sempre è richiesta.

Per finire ci sono i vicini di posto. Como ho già detto in relazione ad altri temi,la civiltà non è proprio il pezzo forte in Ecuador e il bus è un luogo dove questo si palesa inconfutabilmente. Una volta finito il film l'autista accende la radio oppure mette un cd. Se la musica non è apprezzata da tutti non è difficile vedere qualcuno che usando un cellulare di ultima generazione mette la propria musica a tutto volume, generando un caos indescrivibile. Una volta mi è capito di sentire la musica del bus, e quella di due persone che evidentemente aveva gusti musicali diversi e che sovrapponevano altre due canzoni  a quella proposta dall'autista, vi lascio immaginare la situazione.


Chiudo con questa bella canzone dei Negrita.



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e



Grazie!

La Fraternità non è un principio, è uno stile di vita!
A  presto, Diego
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