SULLA MIA PELLE: se i muri potessero parlare …

Un viaggio in  giro per il mondo alla scoperta di messaggi più o meno nascosti che ci invitano a scoprire storie e protagonisti presenti e passati.
Tutte le foto sono state scattate da me. Buona lettura.


Se i  muri potessero parlare a Betlemme (Territori Palestinesi)…
Ci racconterebbero della voglia di rinascere, di cambiare,  di lottare, di evadere. Betlemme: luogo sacro tra i luoghi sacri, diviso da Gerusalemme da alte mura di odio e morte, lontana migliaia di anni dalle storie di David e di Gesù, Betlemme, territorio Palestinese, città divisa e contesa, città che meraviglia e che fa piangere allo stesso tempo.
In questa città i muri ci  raccontano di anni  di isolamento  e di sofferenza ma anche di speranza, di possibilità, di rinascita.
Rompi i muri che dividono e unisci tutte le PERSONE!
Se i muri potessero parlare a Ouagadougou (Burkina Faso)…
Ci racconterebbero una storia incredibile. Ci parlerebbero della vita di colui che è chiamato il "Che Guevara" africano. Thomas Isidor Noel Sankara, meglio conosciuto come il Capitano ThomasSankara, fu un rivoluzionario ma non uno qualsiasi. Il suo Paese, il Burkina Faso, deve a lui il suo nome. Il giovane Capitano nel 1983 rispose presente alla chiamata del popolo che lo reclamava a gran voce come guida e leader. Per 4 anni rappresentò un esempio di coerenza intellettuale per tutto il mondo, guidò il movimento dei Paesi non allineati, chiese a gran voce il disarmo degli  Stati africani e si  oppose al  pagamento  del  debito  esterno del suo Paese.
Il 15 ottobre del 1987 fu brutalmente assassinato da dei sicari al soldo delle ex potenze coloniali ma il suo popolo non ha mai smesso di amarlo.
I sankaristi, cosi si chiamano i suoi seguaci, vegliano la sua tomba, spesso profanata, e con colori, messaggi e fiori continuano a rendere vivo il ricordo di uno dei più grandi martiri africani.

Se i muri potessero parlare a L’Avana (Cuba)…
Ci parlerebbero di rivoluzione. Ci direbbero che da quel 1 gennaio 1959, giorno in cui Fidel  Castro entrò trionfante all’Avana, sono cambiate tante cose ma non certo i simboli.
La bandiera del movimento 26 Luglio, giorno in cui , nel lontano 1953, un giovane Fidel con un centinaio di uomini falliva un assalto alla caserma Moncada nella città di Santiago di Cuba, campeggia nei vicoli di una città che sembra senza tempo.


Il socialismo, non più ideale ma dottrina resa quotidianità è insito ormai nella Street Art dei giovani delle nuove generazioni, nati rivoluzionari e cresciuti rivoluzionari nelle difficoltà di un Paese sempre più in declino. Gli slogan come questo riempiono le strade delle città cubane, dipinti per lo Stato su commissione oppure con vibrante idealismo da qualche sconosciuto cuore rivoluzionario, rimangono viva traccia di uno spirito ribelle.




José Martí, chiamato “l’apostolo di Cuba” campeggia nel centro dell’Avana. Lui fu il fautore della terza guerra d’indipendenza, quella che valse la libertà al popolo cubano. Morì giovane, troppo giovane, nella battaglia chiamata “dei due fiumi” il 19 maggio 1885, lasciando orfano un Paese che in lui forgiò lo spirito.
Il popolo di Cuba non lo dimentica, continua a rendergli il suo tributo, nei vicoli più nascosti, dove meno te lo aspetti, Martí appare, simbolo di una Cuba passata, di una Cuba sognata e chissà anche di una Cuba ancora da costruire.


Se i muri potessero parlare a Jerez de la Frontera (Spagna)…
Ci racconterebbero delle lotte sociali che scuotono la Spagna. Di una polizia sempre più violenta e repressiva, della voglia di manifestare, lottare e gridare la propria indignazione verso il sistema.
I giovani spagnoli, come i giovani greci e i giovani italiani più volte sono scesi in piazza, più volte si sono scontrati contro le forze dell’ordine dello Stato e più volte hanno chiesto l’adesione di queste ultime alle proprie rivendicazioni. NON ESSERE ARRABBIATO! Una incitazione alla lotta comune, sembra voler dire : Togli il casco come hai fatto in Italia a Torino a dicembre 2013 …






Se i muri potessero parlare al  Cairo (Egitto)…
Ci racconterebbero della fine di gennaio 2013, del palazzo sede del partito di Governo che brucia, dato alle fiamme dal popolo egiziano che da giorni ha preso in ostaggio piazza Tahrir (libertà). E' iniziata quella che passerà alla storia come "Primavera Araba" una ribellione generalizzata causata dall'alto livello di corruzione in cui versa il Paese, dalla povertà, dalla fame, dall'assenza di libertà individuali, dalla continua violazione dei diritti umani,dall'aumento dei generi alimentari, dalla disoccupazione e sopratutto dal desiderio di rinnovamento politico.

Il palazzo brucia e sei mesi dopo è ancora lì, immobile, monito a quanti non dovessero aver imparato la lezione, simbolo di un'epoca che si chiude e di un altra che nel cuore e nelle menti degli egiziani è piena di promesse e opportunità.

Se i muri potessero parlare in Otavalo e Santo Domingo de los Tsachilas (Ecuador)…
Ci racconterebbero di Simon Bolivar,  del  suo ascendente ancora vivo, ancora forte. Il Libertador, questo il nome con il  quale il generale Venezuelano è passato alla storia per aver sconfitto e cacciato gli spagnoli dal continente, è l’uomo più conosciuto dell’intero Latino America
Bolivar è il simbolo della rivalsa, il simbolo dell'ideale trasformato in realtà, portare della verità espressa ai giorni nostri dal gruppo musicale "Calle 13" nella canzone LatinoAmerica

Questo è un continente dove si respira lotta!


Ci parlerebbero di comunismo. Di un comunismo maturo e lontano dalle inflazionate simbologie occidentali. La gioventù comunista dell’Ecuador, così recita la scritta, e più in basso vediamo tre figure. Manuel Marulanda, fondatore delle FARC, forze armate rivoluzionarie colombiane. Fidel Castro indiscusso comandante e guida della rivoluzione cubana e Vilma Espin, donna, guerrigliera, eroina negli  stessi giorni che hanno reso immortale Ernesto  Guevara  ma aimè figura troppo spesso dimenticata 


Ci parlerebbero di punti di vista diversi. Di un mondo visto senza il filtro dell’eurocentrismo e dell’etnocentrismo tipico di chi, come molti di noi, è stato abituato ad ascoltare solo una parte della storia. Rivendicazione di un’ alterità degna di esistere almeno tanto quantol’identità Occidentale. Accusa non troppo velata di prevaricazione costante, subdola e coercitiva. Simbolo del risveglio di una coscienza collettiva che con la “cura” Correa, presidente in carica dal 2007, sembra portare all'allontanamento definitivo dal colonialismo peggiore, quello culturale, quello mentale, quello che rende schiavi anche se non si portano le catene.  Un Sud America rovesciato (rispetto alle consuetudinarie mappe) e la scritta, quasi fosse una incitazione : America, il nostro Nord è il SUD!



Se i muri potessero parlare in a Gingee (India - Stato del Tamil Nadu)…

Ci parlerebbero di  Mohandas Kramchand Gandhi, meglio conosciuto come Mahatma(grande anima).
Nella punta posta all'estremo Sud dello Stato indiano, dove povertà, malattie, siccità e carestie sono all'ordine del giorno, non manca mai il ritratto di Gandhi. Sul muro di una casa  o sul  muro di una scuola (come in questo caso) il richiamo alla dottrina non violenta è costante. Solo la verità trionferà - o anche - La verità sola trionferà, la frase che in Tamil ( lingua locale) e in inglese si trova scritta sotto il volto di Gandhi. Questa frase è un antico mantra proveniente dalle sacre scritture indù chiamata Mundaka Upanishad e dopo l'indipendenza dell'India, ottenuta grazie agli sforzi del Mahatma, fu adottata come motto della confederazione indiana.





Se i muri potessero parlare a Tunisi (Tunisia)…

Ci racconterebbero che l’impossibile non esiste. Ci direbbero che nel Marzo 2013, tre anni dopo le ribellioni che presero il nome di “Primavera Araba” e che furono la miccia per tutto il mondo Arabo a Tunisi si celebra il primo Forum Internazionale Mondiale dei movimenti sociali: la prima volta in un Paese Arabo.  Il campus dell’università di Tunisi “preso in ostaggio” da migliaia di attivisti, 1200 conferenze tradotte da volontari, in 4 lingue, una settimana di seminari no stop con delegazioni provenienti da tutto il mondo. Cortei, dibattiti, voglia di cambiare le cose, voglia di esserci, voglia di testimoniare l’impossibile.

Se i  muri potessero parlare a Ciginj (Slovenia)…
Ci racconterebbero tre storie che si sovrappongono. Ciginj fu Italia, poi Jugoslavia ed ora Slovenia.
Ciginj, piccolissimo paese di montagna, frazione del comune di Tolmin, alta Slovenia,  confine con l’Italia. Questo agglomerato di case si trova a pochissimi km da Caporetto,  famosa località resa nota per i tragici fatti del 1917. Sui muri di questa casa che sembra sfuggire alle leggi del tempo, si sovrappongono parole, storie, epoche. 

Lo stucco permette appena che possano affiorare nell'ordine: una strofa poetica, in italiano, dedicata al valore degli alpini che in quelle valli combatterono; un inno, dipinto con un  rosso acceso, dedicato alla grandezza di Tito e della Jugoslavia e infine alcuni segni convenzionali del nuovo municipio di Tolmin che consegnano l’edificio alla “nuova” Slovenia e alla Comunità Europea.


Prestiamo molta attenzione la prossima volta che vi troveremo davanti ad un muro, potrebbe avere molte cose da dirci...


------------------------------------------------------------------------

Non ti dimenticare di condividere l'articolo

e



Grazie!

La Fraternità non è un principio, è uno stile di vita!
A  presto, Diego
Se vuoi visitare l' archivio della sezione: sulla mia pelle, clicca qui.


Nessun commento:

Posta un commento