SULLA MIA PELLE: Natale a nudo, riflessioni sul perché di questa festività





Care lettrici e cari lettori di Kryptonite desidero augurarvi di cuore un sereno Natale.

In punta di piedi entro nelle vostre case per suggerire una riflessione. Le parole che seguiranno non vogliono essere ne retoriche ne demagogiche. Tanto meno intendo offendere chi, anche in Italia, vivrà questo periodo nell'indigenza e nelle privazioni.

Il mio obiettivo è trasmettere quello che per me significa il Natale.

Siamo circondati da simboli, religiosi e non, che ci ricordano in ogni momento l'importanza di questo giorno.

- A Natale bisogna riunirsi con la famiglia.
- A Natale si fanno i regali.
- A Natale bisogna fare delle buone azioni verso i più bisognosi.

Ecco alcuni dei pensieri che in questo periodo circolano freneticamente nelle menti delle masse.

Pensieri giusti, sbagliati, non spetta a me giudicare.

Come molte persone sono cresciuto con la favola di Babbo Natale,

Un bonario vecchietto sovrappeso, vestito di rosso e con una lunga barba bianca che cavalcando la sua luccicante slitta trainata da renne, raggiunge ogni angolo della Terra dove i bambini e le bambine attendono il suo giudizio ed i conseguenti regali.
Quando avevo 8 anni l'incanto si è rotto e proprio in quel momento sono iniziate le mie riflessioni sul Natale. Non più il bonario vecchietto ma la nascita di Gesù, il figlio di Dio, il Cristo che, con la sua venuta e morte, ha diviso il tempo.
Gesù di Nazaret, la capanna, la stella cometa ed  i Re magi hanno rappresentato per me il Natale durante diversi anni.
Poi è arrivato il tempo delle riflessioni, il tempo delle domande, il tempo nel quale ho scelto una strada differente.

Attraverso lo studio ho appreso diverse cose che qui vi illustro.

Ho preso spunto da diverse fonti però vi invito a non credere acriticamente a quello che riporto ma bensì a intraprendere una vostra personale ricerca.


BABBO NATALE

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Tutto è cominciato a Myra (città dell’attuale Turchia) attorno al 300 d.C. quando il vescovo Nicola ha proposto ai vari parroci di avvicinare la gente al cristianesimo portando, casa per casa, doni ai bambini, e con l’occasione spiegare loro chi fosse Gesù e cosa avesse fatto per l’umanità. Dopo quella che può essere definita una vera e propria campagna di kids marketing, il vescovo Nicola è diventato veneratissimo durante tutto il periodo Medievale, meritandosi l’appellativo di Santo. Iconografie di Nicola circolavano per tutto l’impero Bizantino quando era ancora in vita e indovinate un po’ di che colore erano i suoi abiti? Trattandosi di un vescovo non potevano che essere rossi. Da questo personaggio storico derivano tutte le versioni moderne di Babbo Natale, chiamato anche Santa Claus dalla tradizione Olandese che fa coincidere la leggenda di San Nicola con la festa di Sinterklaas, che tradotto significa “il compleanno del Santo”.

Da qui le cose si complicano! Ogni paese fa sua la figura di San Nicola interpretandola a seconda delle proprie tradizioni, credenze e usanze a volte anche allontanandosi di molto dalla base cristiana.
Con il passare dei secoli la figura di Santa Claus ha subito vicende più o meno travagliate senza mai perdere consensi, tanto che, nel 1862 viene usato come testimonial ufficiale per la Guerra Civile Americana sostenendo la parte degli Unionisti. Il cartonista Thomas Nast disegnò Babbo Natale come un piccolo elfo vestito di pelli nere e marroni come un cacciatore. Nast si occupò di rappresentare Santa Claus per circa 30 anni, modificando di anno in anno la sua figura, facendogli acquistare centimetri di altezza e colorando di rosso le sue vesti.
Ma l’aspetto elfico, quasi spettrale, rimaneva dominate soprattutto nei paesi nordici dove vestiva abiti di colore verde, azzurro e giallo.

Nel 1920 entra in scena nel campo delle pubblicità natalizie la Coca-Cola che pubblica nel The Saturday Evening Post un Babbo Natale in pieno stile Nast, alto magro e spaventoso.
Ma la vera rivoluzione inizia nel 1931 quando la D’Arcy Advertising Agency, agenzia pubblicitaria che gestiva le campagne di Coca-Cola, decide di creare una figura di Santa Claus più realistica e simbolica commissionando il lavoro all’illustratore Haddon Sundblom.
La prima cosa da fare per rendere il tutto più credibile era eliminare l’aspetto elfico-inquietante delle rappresentazioni ante 1931, e per farlo, Sundblom decide di ispirarsi al poema “The night before Christmas” di Clement Clark More del 1822 dove Babbo Natale viene descritto come un uomo molto grasso, gentile e amichevole che ispira simpatia e serenità. Dal 1931 al 1964 Sundblom rappresenta Babbo Natale vestito di rosso mentre legge letterine, distribuisce giocattoli e visita i bambini di tutto il mondo.

La cosa che pochi sanno è che Sunny, come lo chiamavano gli amici, aveva basato le sue illustrazioni su un personaggio realmente esistito: il suo vicino di casa Lou Prentiss, un venditore in pensione. L’idea della D’arcy agency si era rivelata vincente!

Il personaggio inizia a piacere moltissimo al pubblico che aspetta con ansia le varie pubblicità natalizie della multinazionale, che ora vengono trasmesse anche in televisione. Anno dopo anno Babbo Natale aumenta sia di simpatia che di fama, tano che, quando, alla morte di Prentiss, Sundblom inizia a ritrarre sé stesso allo specchio per creare le illustrazioni di Natale, la gente si accorge immediatamente di dettagli come la fibbia della cintura speculare rispetto all’anno prima o della mancanza della fede nuziale al dito. Subito la sede centrale della Coca-Cola viene tempestata di lettere per far notare la differenze nel vestiario e per chiedere notizie relativamente a Mrs Babbo Natale.

Da allora Babbo Natale e la Coca-Cola sono sempre andati a braccetto e le pubblicità natalizie sono diventate il gioiello della multinazionale, fino ad arrivare ai giorni nostri dove viene organizzato un vero e proprio Coca-Cola tour che porta Babbo Natale nelle città più famose del mondo.


LA NASCITA DI GESÙ

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La risposta della Bibbia
Nella Bibbia non è riportata la data di nascita di Gesù. Queste opere di consultazione lo dimostrano:

“Non si conosce la vera data di nascita di Cristo” (New Catholic Encyclopedia).
“La data effettiva della nascita di Gesù è sconosciuta” (Dizionario della Bibbia).
Anche se non specifica la data di nascita di Gesù, la Bibbia fornisce due indicazioni che inducono molti a concludere che non fosse il 25 dicembre.

Non in inverno
Il censimento. Appena prima della nascita di Gesù, Cesare Augusto ordinò con un decreto che “tutta la terra abitata si registrasse”. Ognuno andò quindi a registrarsi “nella propria città”, il che poteva comportare un viaggio di una o più settimane (Luca 2:1-3). Questo decreto, emanato forse per motivi tributari o di coscrizione militare, sarebbe stato impopolare in qualsiasi periodo dell’anno; è molto improbabile perciò che Augusto provocasse ulteriormente i suoi sudditi costringendoli a effettuare un lungo viaggio nel freddo inverno.

Le greggi. I pastori “dimoravano all’aperto e di notte facevano la guardia ai loro greggi” (Luca 2:8). Il libro La vita quotidiana in Palestina al tempo di Gesù dice che le greggi vivevano all’aria aperta dalla “settimana prima della Pasqua [tardo marzo]” fino alla metà di novembre. Aggiunge poi che “l’inverno lo passavano negli ovili, e basta questo particolare per dimostrare che la tradizionale data del Natale in inverno non ha molte probabilità di essere esatta, poiché il Vangelo ci dice che i pastori erano nei campi”.

Agli inizi dell’autunno
Possiamo più o meno determinare quando nacque Gesù contando a ritroso dalla sua morte che avvenne il 14° giorno del mese primaverile di nisan, ovvero il giorno di Pasqua dell’anno 33 (Giovanni 19:14-16). Gesù aveva circa 30 anni quando iniziò il suo ministero, che durò tre anni e mezzo, per cui doveva essere nato agli inizi dell’autunno del 2 a.E.V. (ovvero a.C.) (Luca 3:23).

Perché il Natale si festeggia il 25 dicembre?
Dato che non c’è alcuna prova che Gesù sia nato il 25 dicembre, perché il Natale si festeggia in questa data? La Piccola Treccani dice: 
"Nella scelta del 25 dic. come giorno di Natale del Salvatore ha influito il calendario civile romano che dalla fine del sec. 3° celebrava in quel giorno il solstizio invernale e il natale del ‘sole invitto". 

Secondo l’Encyclopedia Americana, il motivo di questa scelta era “far sì che il cristianesimo avesse più senso per i convertiti pagani”.


I RE MAGI

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Chi sono  Gasparre , Melchiorre e Baldassarre?
Perché intraprendono questo lungo viaggio per giungere fino a Gesù?

Questa volta vi darò la mia interpretazione perché le fonti sono contrastanti. 
Per prima cosa, a mio giudizio, i Re Magi non sono mai esistiti.

Cerco di spiegarmi meglio. Credo che la tradizione cattolica utilizzi la storia dei Re Magi per sancire un cambio, per segnare un passaggio di consegne. Prima della nascita di Gesù l’occulto e la magia erano diffusi in tutto il Mondo. Con l’avvento del figlio di Dio questo ordine di cose giunge al termine, dal momento della sua nascita solo Lui, attraverso il potere concessogli dal Padre, potrà fare miracoli. Non più magia quindi ma Miracoli del Dio unico. I Re Magi erano tre. Uno in rappresentanza di ogni continente conosciuto all'epoca: Europa, Asia e Africa. Quello che portavano in dono, oro, incenso e mirra, rappresenta gli elementi che caratterizzavano i riti magici del Mondo Antico. Melchiorre, Gasparre e Baldassarre sono la sintesi di un Mondo che scompare, del vecchio ordine che si prostra ai piedi di un bambino che relegherà la magia nei meandri del tempo. 
La Stella Cometa non è altro che il simbolo di questa magia, catalizzata in un astro celeste, che conduce i rappresentanti del passato verso il passaggio di testimone con Gesù.

Questo il messaggio che io colgo dalla storia dei Re Magi.


MA ALLORA, COSA RESTA DEL NATALE?

Senza Babbo Natale, senza la nascita di Gesù, senza i Re Magi, cosa resta della festa che coivolge tutto il Mondo?

Eccoci giunti alle mie risposte dunque, a quello che da alcuni anni rappresenta per me il Natale. 
Mia nonna, la mia immensa nonna materna, mi ripeteva quando ero piccolo di non lamentarmi e di pensare alle persone che stavano peggio di me. Grazie al lavoro che svolgo ho imparato che pensare non è sufficiente, bisogna vedere, toccare, sentire questa condizione di privazione, di miseria, di morte in vita.
Solo allora è possibile capire. 

Per me il Natale è una riflessione su ciò che ho, non su ciò che manca.

Dopo essermi lavato per mesi con acqua fredda e in alcuni casi anche gelata, adesso conosco il valore dell'acqua calda.
Dopo aver dovuto bollire acqua per mesi anche solo per lavarmi i denti, dopo aver vissuto dove l'acqua è contaminata da petrolio, batteri, funghi e parassiti ho imparato ad apprezzare il valore di avere l'acqua potabile a portata di mano.
Dopo aver svolto 42 missioni nella frontiera che separa l'Ecuador dalla Colombia, in piena Amazzonia, ho imparato cosa vuol dire dormire all'asciutto, avere un tetto
Dopo aver visto bambini e bambine mangiare due volte quello che io potrei mangiare  se fossi davvero affamato, ho imparato cosa vuol dire mangiare tutti i giorni.
Dopo aver conosciuto la realtà di Paesi dove le persone non possono varcare la frontiera, ho capito cosa vuol dire avere la possibilità di scegliere.
Dopo aver visto persone scaldarsi bruciando spazzatura ho imparato il valore di una coperta e di un abbraccio.
Dopo aver lavorato e conosciuto  centinaia di rifugiati, persone che hanno perso tutto, molte volte anche familiari e amici, ho iniziato a dare valore al quotidiano.
Dopo aver conosciuto persone analfabete che dicono di non aver potuto studiare perché la scuola più vicina si trovava o si trova a due giorni di viaggio in canoa, ho imparato il valore della mia istruzione. 












L'elenco potrebbe continuare ma credo di aver reso l'idea. 
E' mia abitudine ormai passare il Natale facendo un bilancio e valorizzando tutto quello che la Vita mi sta concedendo. 
E' mia abitudine godere delle persone che mi sono vicine e far sentire la mia vicinanza a quelle che sono lontane.
E' mia abitudine ricordarmi che sono FORTUNATO!

Buon Natale 


Lascio che Bertoli, uno dei miei artisti preferiti vi porti nel suo mondo con queste meravigliose parole e che l'indimenticato Fabrizio de André ci racconti del suo Gesù. Buon ascolto.



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e



Grazie!

La Fraternità non è un principio, è uno stile di vita!
A  presto, Diego
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