SULLA MIA PELLE: Ecuador 2015 si brucia el Año Viejo

Viaggiare é anche e sopratutto imparare. In Ecuador mi è successo spesso: mi sono  lasciato rapire dalletradizioni, da canti, da balli e dal folklore di questa meravigliosa terra. Il 31 dicembre 2014 non ha fatto eccezione. Sono stato accolto dalla famiglia di un amico ecuadoriano ed ho potuto trascorrere dei momenti magici durante le ore che hanno preceduto l'arrivo del 2015. Tutto qui é tradizione, scandito da rituali che si apprendono fin da bambini e che sono carichi di un significato ancestrale.
Tutto il periodo natalizio si passa in famiglia, ci si riunisce, si canta si balla, giovani e anziani senza distinzioni. Ognuno partecipa cucinando qualcosa di tipico e comunque non manca il Tacchino, unico elemento straniero in una festa che è tutta ecuadoriana.
Ma andiamo per ordine, dicevamo del 31 dicembre.
L'ultimo giorno dell'anno ci si riunisce nella casa di uno dei familiari ( le famiglie sono molto numerose in Ecuador per questo raggiungere numeri come 30 o 40 persone è molto facile) e si inizia a cucinare. Si perché non ci si incontra all'ora di cena bensì diverse ore prima. Si parla, si beve e ci maschera. Proprio così, ci si maschera. Una tipica tradizione è quella di mascherarsi, come fosse carnevale, nelle ore che precedono l'arrivo del nuovo anno.
Eccomi pronto per i festeggiamenti con la maschera e il vestito prestati dal mio amico ecuadoriano.


Dopo essersi truccati e mascherati si esce per le strade della città con un cestino per l'elemosina. Proprio così per l'elemosina. Per capire questo passaggio bisogna fare un passo indietro e introdurre quello che qui è chiamato AÑO VIEJO. La traduzione letterale sarebbe "Anno Vecchio" ma non é a questo che si fa riferimento. Con la dicitura Año Viejo s’identifica un pupazzo che può rappresentare diverse figure, reali o allegoriche. Questi pupazzi sono costruiti con legno e plastilina e vengono riempiti con le cose vecchie o con ciò che identifica simbolicamente qualcosa che si vuole lasciare indietro nel tempo, nell'anno vecchio appunto.










Le correnti di pensiero rispetto al Año Viejo sono due.
La prima asserisce che la rappresentazione di un personaggio reale attraverso el año viejo sia un modo per augurare, al detto personaggio, un anno nuovo superbo.
La seconda dice esattamente il contrario.
L'anno passato, 2013, é successa una cosa comica: mi trovavo in Amazzonia e molti ecuadoriani avevano scelto di rappresentare con el Año Viejo il presidente Rafael Correa. Qualcuno l’ha fatto per augurargli del bene e altri per il contrario. Durante quest'anno, con una legge a sorpresa, Correa ha proibito la sua rappresentazione tra i pupazzi dell'anno vecchio asserendo che si tratti di vilipendio dell'identità nazionale.

Comunque il punto essenziale é che passata la mezzanotte, el Año Viejo viene bruciato per le strade delle città e tra falò improvvisati, fuochi d'artificio, maschere, colori e abbracci, inizia il nuovo anno.
Scusate per la lunga digressione, eravamo rimasti all'elemosina.
Mentre nelle case si prepara il cenone, (che poi in realtà consiste in qualcosa di leggero in attesa del pranzo, quello si luculliano, dell’1 di gennaio) per le strade delle città é pura anarchia. Fin dalla mattina presto le strade sono prese d'assalto dalle VIUDE, in altre parole uomini vestiti da donne in abiti succinti che creano dei veri e propri posti di blocco. Le auto sono costrette a fermarsi e a pagare il pedaggio (pochi centesimi) e in cambio ricevono un ballo e occhiate ammiccanti. Questa tradizione é cambiata molto nel corso degli anni, infatti, la parola viuda significa vedova e da vedove si vestivano gli uomini che si aggiravano per le strade. Oggi i costumi non hanno niente a che vedere con i lunghi abiti neri di un tempo: minigonne, tacchi a spillo, calze a rete e appariscenti parrucche regnano sovrane tra le viude moderne. Ecco che arriva dunque il momento dell'elemosina, in cui i nuclei familiari, mascherati e in assetto da combattimento vanno per le strade a fare concorrenza alle viude. Solitamente ci si ferma di fronte ad una casa che ha esposto un Año Viejo di grandi dimensioni e lì davanti si crea un posto di blocco. Passano le ore in attesa della mezzanotte, tra balli, risa, foto e scherzi. I proprietari della casa prescelta solitamente invitano le persone in maschera a bere qualcosa di alcolico e gli ospiti ricambiano donando i centesimi raccolti, fermando le macchine, ai bambini che abitano nell'edificio. 






Dopo questo bel momento di convivialità e divertimento si ritorna alla casa, dove si aspettano con frenesia gli ultimi rintocchi dell'anno. 3,2,1, Feliz Año, l'augurio che si scambiano reciprocamente i presenti e poi via con la scaramanzia. Qui le tradizioni si mischiano, chicchi d'uva dalla Spagna, lenticchie dall'Italia e cosi via, di tutto un po'. Adesso é il momento di bruciare el Año Viejo. Si esce tutti in strada, si cosparge il pupazzo di benzina e ... fuoco e fiamme. L'ultimo gesto scaramantico consiste nel gettare dello zucchero tra le fiamme non prima pero di aver espresso un desiderio. E poi ognuno rimane in silenzio, guardando le fiamme che consumano il pupazzo pensando all'anno vecchio che se ne va e all'anno nuovo che comincia, carico di aspettative, ambizioni e sogni di ogni genere.






Colpisce, in questo Paese dell’America meridionale, dove quasi il 90% della popolazione si dichiara cattolica osservante, un sincretismo religioso che ha conservato dei riti ancestrali di purificazione e che è vissuto con intensità e passione non comuni, travolgenti e magici.

Buon Anno a tutte e tutti.


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La Fraternità non e un sentimento, è uno stile di vita!
A presto, Diego 
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