CRONACA: Egitto, Shaimaa el-Sabagh muore... Che ne è stato dell'Egitto nel quale si sognava un futuro migliore?

Leggo sull'Huffington post quanto segue:

CAIRO (AP) — 
Una manifestante sarebbe stata colpita a morte dalla polizia durante una marcia nelle strade del Cairo questo sabato, secondo fonti del partito politico alla quale la donna apparteneva.
Il partito di alleanza popolare (partito di sinistra) afferma che la polizia abbia sparato colpendo a morte Shaimaa el-Sabagh lo scorso sabato sera, mentre la donna si dirigeva insieme ad gruppo di manifestanti pacifici verso piazza Tahrir per depositare un mazzo di rose in commemorazione del 4to anniversario della rivoluzione Egiziana...

E poi trovo su internet queste foto...




I ricordi corrono veloci e ripenso al mio Egitto, ripenso a quell'estate del 2011...

Non mi sembra possibile che siano passati 4 anni da quando conobbi per la prima volta piazza Tahrir. Erano i primi giorni d'agosto del 2011, in Egitto il clima era surreale. La rivoluzione di Gennaio era ancora viva nelle menti della gente, tutto era blindato, tutto ero teso. Ricordo che mentre atterravo all'Aeroporto del Cairo pensavo a cosa ci facessi li, cosa stavo cercando, cosa volevo vedere?


Stavo ancora studiando cooperazione internazionale, mi sarei laureato l'anno successivo, alle spalle già diverse esperienze all'estero ma mai niente di simile, mai nel cuore di una rivoluzione. Ricordo che decisi di chiudere la caffetteria di mia proprietà per un mese, 30 giorni da dedicare ad Egitto, Giordania, Israele e Palestina. Trenta giorni destinati  ad osservare in presa diretta i cambiamenti che stavano scuotendo il Nord Africa ed il Medio Oriente, tempo speso per essere testimone della storia.   Profilo basso, zaino in spalla, vestiti comprati in Turchia e India e alcune parole arabe imparate da amici Giordani per eludere controlli affrettati e superficiali. Il Cairo era la prima tappa, piazza Tahrir il primo obiettivo. Una volta sceso dall'aereo mi diressi verso un taxi per raggiungere la città, nessun albergo prenotato, nessun posto dove andare. Prima di poter arrivare al parcheggio venni fermato da un funzionario dell'aeroporto che con fare gentile mi chiese se poteva essermi d'aiuto. Restammo a parlare per alcuni minuti e in breve mi spiegò la situazione nella quale versava la città. I viveri scarseggiavano, i turisti ancora molto pochi, il centro era blindato e solo da alcuni giorni era stato tolto il coprifuoco: inoltre, come sapevo, era iniziato il Ramadan. Mi direzionò verso un ufficio all'interno dell'aeroporto nel quale mi fornirono una guida e mi diedero alcune indicazioni su quali hotel erano rimasti aperti e su quali fossero i luoghi più sicuri in quel momento. Il ragazzo musulmano che mi avrebbe fatto da guida si faceva chiamare Mr Cromi e avrei dovuto contattarlo la sera stessa, una volta trovato un albergo, per pianificare i giorni successivi. L'autista che lavorava in coppia con la guida, Maghdi, mi accompagnò in alcuni alberghi fino a quando riuscimmo a trovarne uno che faceva al caso mio.

Le strade del Cairo
La telefonata di quella sera con Mr Cromi fu intensa e inizialmente tesa. Dissi lui dove volevo andare, cosa volevo vedere e ricordo bene che lui rimase in silenzio. Dopo qualche istante mi chiese se non fossi interessato nelle Piramidi, nella Sfinge o in una crociera sul Nilo. Io risposi che naturalmente avrei voluto fare tutte queste cose ma che prima volevo cercare di capire cosa stesse succedendo in Egitto. Lui disse che ne avremmo parlato il giorno successivo e mi salutò.

Prima cena con Maghdi (alla mia sinistra) e Mr Cromi (di fronte a me)
Da quel momento in poi l'Egitto, il Cairo, assunsero i volti di Mr Cromi e Maghdi. Il primo un ragazzo Musulmano di 30 anni che parlava fluentemente inglese, colto, di grande apertura mentale e pieno di speranze. Maghdi, cristiano ortodosso, 27 anni, invece parlava solo arabo. Fu Maghdi a portarmi a spasso nei vicoli del Cairo, dove si nascondevano i locali che in "barba" al Ramadan tenevano aperto. Quante risate, quanti caffè arabi e che gioia di vivere provai in quei luoghi fuori dal tempo.

video
Io e Maghdi in un caffè nei vicoli del Cairo- Agosto 2011
Naturalmente visitai tutto ciò che c'è da visitare al Cairo ma non fu questo a riempirmi il cuore. Furono le sere passate in piazza Tahrir con Mr Cromi, sorseggiando tè, fumando il Narghilè e parlando di un Egitto sognato, di un Paese sperato e che sembrava finalmente a portata di mano. Ricordo che la prima volta che andammo in piazza Tahrir, Cromi mi indicò i luoghi dai quali i cecchini sparavano in quei giorni di gennaio, quando germogliava la rivoluzione, quando il popolo rovesciò la dittatura. Ascoltai in profondo silenzio, il mio amico parlava e i suoi occhi si perdevano guardando i palazzi che circondano questa piazza il cui nome significa libertà. Mi disse che lui era stato li, mi disse che migliaia di uomini e donne erano stati li. Ora la Piazza era deserta, presidiata da un'infinità di blindati delle forze armate.

Il palazzo dell'ex partito di governo dato alla fiamme nei giorni delle "Primavera" egiziana.
Giaceva ancora in questo stato quando io arrivai in piazza Tahrir.
Non c'erano bandiere, non c'erano danze, non c'erano canti ma solo mitragliatrici e posti di blocco. I giorni passarono in fretta e a malincuore lasciai l'Egitto dirigendomi verso la Giordania. Seduti in riva al Nilo, l'ultima sera, Cromi mi fece un sacco di raccomandazioni, proprio come un fratello maggiore e poi dopo avermi abbracciato mi disse:     
 - Spero che ritornerai a trovarmi quando questo Paese sarà diventato ciò per cui abbiamo lottato! -

Quanto tempo dovrà passare perché io possa tornare in quella terra sognata dai miei amici egiziani?
Ho paura che finché si morirà solo per il diritto di manifestare contro la violenza, quel momento non arriverà...

Vi lascio con queste bellissime parole di Pierangelo Bertoli 


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e



Grazie!

La Fraternità non è unprincipio, è uno stile di vita!
A presto, Diego
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