CRONACA: Ecuador, se PUTTANA significa essere libera...



Quito, Ecuador

Più volte su questo blog ho denunciato la situazione di violenza, strutturale, simbolica, fisica, sessuale e psicologica che subiscono le donne in Ecuador. Più volte ho posto l'accento su quanto la piaga del Machismo sia ben radicato portato culturale di questo popolo e di come anche l'attuale governo sia protagonista e complice di una discriminazione che sembra non suscitare più nemmeno scandalo. 
Se volete approfondire il tema della violenza di genere in Ecuador vi consiglio di leggere questi articoli che trovate sul mio Blog:


Oggi vi riporto quanto scritto da Paúl Mena Erazo in  un articolo scritto il 28 di Gennaio 2015.

La frase della controversia è scritta a grandi lettere in quattro espositori rettangolari giganti collocati in punti molto transitati di Quito ed è apparsa anche su vari bus del trasporto pubblico cittadino.
"Se puttana vuol dire essere libera e padrona del mio corpo, allora sono una Puttana... problemi? si legge nella foto in alto.

Insieme al  testo si trova una croce di color rosa, la figura di un viso femminile e le parole: MAI PIÙ!
Alla fine del rettangolo, in basso, appaiono i contatti del profilo Facebook e Twitter della consigliera della giunta comunale di Quito, Carla Cevallos e l'hashtag #nomascrucesrosadas
Si tratta di un messaggio che è parte di una campagna iniziata dalla Cevallos, (24 anni), per denunciare i problemi di violenza contro le donne e il femminicidio in Ecuador.
Sei donne su dieci sono state vittima di qualche tipo di violenza di genere nel paese, secondo dati ufficiali nel 2011 dell'Istituto Nazionale di Statistica e Censimento (INEC). La campagna della Cevallos, appartenente al partito Alianza SUMA - Vive, ha incluso anche la collocazione di croci rosa nel parco della Carolina, il più visitato di Quito e sul punto panoramico del vulcano Pichincha.
La polemica però si è accesa per l'utilizzo della parola "Puttana" nel messaggio.
La Cevallos non ha mai smesso durante questi giorni di parlare con la stampa per spiegare l'obiettivo della sua campagna. in una intervista con BBC Mondo, dice: " Non vi preoccupate per la parola, preoccupatevi per le morti che stanno avvenendo, per la violenza di genere che ha un indice altissimo nel nostro paese"




La Cevallos precisa che solo la settimana passata, una donna incinta e suo figlio di 3 anni furono assassinati in una comunità nella provincia del Chimborazo, nel centro del Paese."Perché le persone non reagiscono di fronte a questo e una parola che viene ripetuta quotidianamente da ogni cittadino, provoca questo scalpore?"
Per la consigliera, in molti casi di femminicidio, la società arriva ad accusare le donne assassinate di aver provocato la violenza contro di loro " per essere salite in un auto con degli uomini, per essere andate ad una festa con degli uomini". " Tutti abbiamo ascoltato almeno una volta uomini riferirsi con questa parola (puttana) ad una donna".
Come passo successivo per la campagna, la Cevallos prepara la collocazione di croci rosa giganti in luoghi pubblici di Quito, con la presenza dei familiari delle vittime di femminicidio.
Da parte loro, organizzazioni come la RED Vida y Familia, prevedono di consegnare questo venerdì circa 5000 firme di cittadini al sindaco di Quito, Mauricio Rodas, per chiedere il ritiro immediato di questi messaggi pubblicitari e delle croci.



La presidentessa della Red Vida, Amparo Medina, segnala che il contenuto della campagna è " così mal intenzionato e tanto mal strutturato che finisce per essere un'offesa per la donna, violenta e aggredisce la dignità di tutte noi, che madri, mogli e figlie".
In mezzo al dibattito, il giornale El Comercio, ha iniziato un'indagine sul suo sito web chiedendo ai cittadini quanto considerassero offensiva o creativa la campagna.

I risultati:       
62,3% (2169 voti) - offensiva                                                                                                         
37,7% (1311 voti) - creativa

Nelle reti sociali la discussione si è focalizzata su: se essere a favore o contro la campagna, iniziando proprio dal profilo pubblico di Facebook della Cevallos. Sul suo Facebook Maria Velasco ha scritto:
"condivido l'obiettivo della campagna pero il messaggio è proprio mal comunicato. Sta ottenendo l'effetto contrario. Ci sono modi più creativi, meno violenti e più efficaci per trasmettere lo stesso messaggio".  
Veronica Oquendo, da parte sua scrive:
"Complimenti per questa campagna!!! Vada avanti... Per le persone è  difficile capire all'inizio ma è importante che si apra il dibattito".
Ana Belén Cordero, professoressa di Elaborazione di Discorsi nel Programma della Conulenza Politica e gestione del Governo della Università San Francisco de Quito e la Università Camilo José Cela di Spagna, ha detto a BBC Mundo che la campagna della consigliera presenta problemi nella configurazione del messaggio.
La Cordero ha inoltre segnalato che la controversia per la utilizzazione della parola nei cartelloni ha offuscato la discussione sulla violenza di genere e il femminicidio.
"Alla fine stiamo discutendo la forma della campagna invece di discutere il messaggio. Si sta parlando di più sull'uso della parola puttana che della violenza subita dalle donne" ha detto la Cordero. " Il messaggio non è ben elaborato per l'obiettivo della campagna" ribadisce.



Alcune cifre
Però cercando di guardare più in la della controversia, esiste una realtà latente di violenza contro le donne in Ecuador. Il 19 febbraio saranno passati due anni dal femminicidio che commosse il Paese. due anni anni dal giorno in cui la giovane studentessa universitaria Carolina del Pozo fu aggredita, violentata e assassinata da cinque compagni dell'università.
Inoltre solo la settimana scorsa la giustizia ha imposto una sentenza per i colpevoli di un altro crimine che lascio incredulo l'Ecuador. Lo stupro della studentessa di infermeria Gabriela Diaz che mesi dopo l'accaduto decise di suicidarsi.

Una donna su quattro in Ecuador ha vissuto una violenza sessuale, secondo l'INEC. Sempre secondo l'INEC solo tra gennaio e dicembre del 2013 si registrarono 336 omicidi per violenza di genere.
Negli ultimi anni è stato socialmente riconosciuto il femminicidio e sono state realizzate alcune campagne di sensibilizzazione.
Come il caso della piattaforma "giustizia per Vanessa " che nacque circa un anno e mezzo fa dopo un ennesimo caso di assassinio di una donna, e che attraverso esibizioni artistiche in strada evidenzia il fenomeno della violenza contro le donne e realizza un accompagnamento ai familiari delle vittime di femminicidio.
"Il tema della violenza contro le donne è molto complesso e comprende molte sfumature. In vari Paesi il riconoscimento del femminicidio non ha provocato la diminuzione degli stessi", afferma Leandra Macias, integrante della piattaforma.
"Il lavoro di coscientizzazione che possiamo fare nelle strade con diverse iniziative è molto importante, però questa dovrebbe essere sopratutto una responsabilità dello stato"

Spero che questo articolo spinga alla riflessione, ci porti ad interrogarci su quanto personalmente stiamo facendo per dare il nostro contributo contro la violenza di genere.


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