CRONACA: Ecuador, Papa Francesco nel Truman Show di Rafael Correa.

Da quando una rivoluzione socialista ha bisogno della consacrazione del Papa per rimanere in piedi? 


Foto Diego Battistessa - 7 Luglio 2105, Quito

FONTE
Ieri, martedì 7 di luglio ho assistito dal terrazzo del mio appartamento nel Nord di Quito alla messa campale di Papa Francesco che si è celebrata nel Parco del Bicentenario, parco creato all'interno del vecchio aeroporto civile Mariscal Sucre. Lo scenario era di quelli suggestivi, di quelli che non si dimenticano.  L'immensità delle piste di atterraggio circondate dalla maestosità delle Ande (Quito si trova a 2800 mslm) facevano da scenografia ad un evento che l'Ecuador aspettava da 30 anni. Era infatti il 1985 quando Giovanni Paolo II fece registrare il primo e unico viaggio (fino ad ora) della massima autorità della chiesa Cattolica in Ecuador. Le foto le trovate in fondo all'articolo.


Papa Francesco aveva già celebrato una messa lunedì, nella città di Guayaquil e proprio in quell'occasione Rafael Correa non si era fatto scappare l'opportunità di strumentalizzare la presenza del Pontefice per scopi politici. Il Vaticano ha dichiarato a più riprese che la visita in Ecuador è di carattere evangelico e non politico, cioè Papa Francesco non è qui in veste di Capo di Stato ma di Pontefice della Chiesa Cattolica. Nonostante ciò Correa nel discorso di benvenuto al Papa nella città di Guayaquil ha citato più volte frasi dette da Francesco, in diversi contesti, per argomentare le scelte politiche intraprese dal Governo in questo ultimo periodo. Il Papa ha risposto, abbastanza seccato, che preferisce non essere citato troppo ed ha ribadito che il motivo della sua visita è puramente evangelico.

Rafael Correa ha insomma elemosinato un supporto politico, una consacrazione, un semaforo verde da parte di Papa Francesco ma ha ricevuto un due di picche. Strategicamente il "gioco" di Correa è più che comprensibile: in un Paese che conta con l'81% di cattolici, secondo dati dell'INEC (Instituto Nacional de Estadística y Censos) una parola del Papa a favore della "Revoluciòn Ciudadana" avrebbe ridato vigore ad un processo che sembra ogni giorno di più in pieno declino. Molti infatti parlano ormai di regime, di dittatura, di violazioni dei diritti umani, di controllo dell'informazione e di una corruzione dilagante all'interno del partito di Governo. Il fratello e la sorella di Correa sono stati implicati in casi di corruzione, inoltre la volontà di Rafael di cambiare la nuova costituzione (Montecristi 2008) da lui varata, per candidarsi per la terza volta consecutiva insieme alla decisione di trivellare il Yasuni lo fanno apparire sempre di più come un despota che non come un leader socialista. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la proposta di legge ( validissima a mio giudizio) sull'eredità e la plusvalenza, misura decisamente di sinistra che però è stata comunicata molto male dall'esecutivo alla popolazione ed è stata utilizzata dall'opposizione come cavallo di Troia contro il Governo. In relazione a questo si accusa Correa di fare regole e di non rispettarle, visto che proprio  lui, dopo aver vinto una causa contro la Banca più grande dell'Ecuador, il Banco Pichincha, ed aver ricevuto 600 000$, ha deciso di investirli all'estero comprandosi una proprietà in Belgio


Quando la dittatura è un fatto, la rivolta è un dovere! 


Questa frase, mi risuona nelle orecchie da qualche giorno, da quando ho rivisto con piacere il film "Treno di notte per Lisbona" di Bille August. Il film parla della storia di un uomo, Amadeu Inàcio De Almeida Prado, e delle intricate vicende che si dipanano intorno alla sua figura,  nel Portogallo della dittatura fascista di Salazar (1932 - 1968). Amadeu scrive queste parole in un libro intitolato: 

Um ourives das palavras (L'orafo delle parole).


Quando la dittatura è un fatto... 

Mi chiedo: come si riconosce una dittatura nel 2015? Cosa determina che si possa parlare senza equivoci di un regime dittatoriale e di conseguenza giustificare la rivolta? 
Purtroppo non ho una riposta. Non ancora. 
Tra pochi giorni lascerò l'Ecuador, dopo quasi due anni, e posso dire con assoluta certezza di non essere in grado di giudicare tout court la "Revoluciòn Ciudadana" e tanto meno Rafael Correa. Il 2 di luglio mi trovavo nella piazza dell'Indipendenza, vedevo sventolare le bandiere verdi con il numero 35, il numero che identifica il partito di Correa, Alianza  País.  Mi trovavo di fronte a Carondelet, il palazzo del Governo, e ascoltavo Rafael Correa parlare. Per il 2 di luglio era stata indetta, proprio da Correa, una mobilitazione generale, una concentrazione di massa in difesa della "Rivoluzione", del "Socialismo" e di Carondelet, obbiettivo dei Golpisti. Golpisti,si, perché proprio per quel giorno, secondo un rapporto del ministro dell'interno, Josè Serrano, si sarebbe realizzato un tentativo di "Golpe" da parte della destra conservatrice guidata da Jaime Neibot. La polizia faceva quadrato intorno alla piazza mentre i Golpisti si avvicinavano. 


La rivolta è un dovere!

Per circa 40 minuti sono rimasto ad ascoltare Correa e intanto guardavo le persone che riempivano la piazza. Molti erano li perché obbligati, secondo la regola che se lavori per lo Stato, devi andare alle manifestazioni di  Alianza  País altrimenti sei multato o direttamente licenziato. Non vedevo entusiasmo, non vedevo i cuori, non vedevo quel "Pueblo Unido" cantato dagli Intillimani. Questa è una rivoluzione socialista o un riformismo radicale, pensavo tra me e me. Intanto si cominciavano ad ascoltare i primi scontri, i primi rumori di bastoni che si infrangono sugli scudi, i primi suoni dell rivolta. Tutto è durato molto poco. Carondelet era salvo, Correa anche. 
Ma chi erano i Golpisti? Sicuramente tra le loro file spiccava quella dirigenza di destra che ha portato l'Ecuador alla rovina, rovina culminata con il "feriado bancario" del 1999. Ma non erano soli. Sigle sindacali indigene, la storica CONAIE in testa, il partito indigeno Pachakutik, sindacati dei lavoratori, dei medici e degli infermieri, abitanti delle Galapagos e liberi cittadini, rappresentavano il nocciolo dura della rivolta. Proprio mentre stavo lasciando la piazza mi sono sorpreso a domandare a me stesso: mi trovavo dalla parte giusta della barricata?


Non so quando e se avrò mai questa risposta ma quello che sta succedendo in Ecuador mi ricorda sempre di più un capolavoro del cinema dove tutti siamo dei Jim Carrey inconsapevoli e Correa porta avanti il suo Truman Show





































































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La Fraternità non è un principio, è uno stile di vita!
A  presto, Diego

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Articoli sull'Ecuador presenti in questo BLOG
Articoli sull'Ecuador scritti per Walking on the South? ( WOTS)




3 commenti:

  1. Salve.
    Ero già stato parecchio tempo fa su questo blog, da quel poco che mi è capitato di leggere lo trovo molto interessante e parla della situazione senza pregiudizi ideologici e senza manicheismi, cosa rara quando si parla o scrive di certe realtà.
    Tuttavia ho fatto click sul link segnato alle parole "di violazioni dei diritti umani" e mi ha mandato ad un articolo in cui si parla della violenza sulle donne in Ecuador: una realtà aberrante, ma non mi sembra che siano delitti di cui si macchia il "regime" si Corea.

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    1. Salve
      Per prima cosa vorrei ringraziarla per aver deciso di commentare l'articolo.
      In secondo luogo, per fare chiarezza sul perché del link " di violazioni dei diritti umani" vorrei specificare che il Governo (preferisco non usare la parola Regime) di Correa, ha da sempre, fin dall'inizio, negato alle donne qualsiasi diritto che avesse a che fare con la sovranitá del corpo. Egli stesso (Correa), definisce l'uguaglianza di genere una fantasia. Le segnalo questo link di un altro articolo del Blog dove spiego quello che ho appena scritto.
      http://civismundi85.blogspot.com/2015/01/ecuador-questo-e-socialismo.html

      Cordiali saluti, Diego

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    2. Mi scusi Cat zu Felics, credo di aver eliminato per sbaglio il suo ultimo commento, sarebbe cosí gentile da postarlo nuovamente anche perché non ho avuto il piacere di poterlo leggere. Grazie e scusi per l'incoveniente.
      Saluti
      Diego

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