SULLA MIA PELLE: vi spiego come si diventa cooperante internazionale

Da quando ho aperto il Blog, nel novembre del 2014, la domanda che più assiduamente mi viene posta da molti lettori e lettrici è: come si diventa cooperante internazionale?


Questa foto risale al periodo nel quale ho vissuto in Amazzonia. Durante una viaggio di 4 giorni nella selva abbiamo raggiunto con i compagni della missione il confine amazzonico tra Ecuador, Colombia e Perù. Questo che vedete è "l'Hito" che segnala l'inizio del territorio peruviano in Amazzonia.

Il primo punto da chiarire è che non esiste un unico percorso, una formula matematica che se applicata correttamente ti fa diventare cooperante internazionale. In questi anni in giro per il Mondo ho conosciuto colleghi e colleghe con profili professionali e storie di vita completamente diverse tra di loro. Nessuno schema predeterminato dunque, 2+2 in questo caso non fa 4. 

Ho deciso quindi di cercare di far luce su questa professione che sembra così inarrivabile e che si porta dietro misteri e stereotipi.  Per prima cosa però voglio fare una precisazione: vi racconterò come io sono diventato cooperante internazionale e non come si diventa cooperanti internazionali

Vedi anche: Seminario all'università di Pisa del 28 di settembre 2015:
Diventare cooperante internazionale: la mia esperienza

Ma allora, vi starete chiedendo,  tutti possono fare questo lavoro?
La risposta, basicamente,  è SI. Questo però non vuol dire, ne che sia facile ne che non servano dei prerequisiti per fare questa professione. 

Cerchiamo di fare però un passo indietro. Cosa intendiamo  quando parliamo di fare il cooperante internazionale? 
Chi è un cooperante internazionale?


Cercando di rispondere a questa domanda entriamo in un altro antro oscuro, ora vi spiego perché. Sulla rete è possibile incontrare svariate definizioni di questa professione, quindi quello che posso fare e dirvi in cosa io penso consista il mio lavoro. Il cooperante è un generico, ovvero si occupa e si deve saper occupare di diverse tematiche, ambiti e campi tecnici, tutto questo in situazioni spesso ostili o comunque di stress fisico e/o psicologico. Vi verrà richiesta una buona capacità di adattarvi a situazioni difficili oltre a capacità gestionali e attitudine a lavorare in team. Sicuramente essere specializzati in un settore non è uno svantaggio, anzi, ma spesso non è sufficiente. Non è detto infatti che un buon ingegnere idraulico sia anche un buon coordinatore di progetto o un buon tecnico di campo. Mi rendo conto che ancora forse non vi è chiara la figura professionale del cooperante ma spero che continuando a leggere le nubi si dipanino. 

Nel contesto attuale della cooperazione, molto diverso da quello in cui hanno operato le precedenti generazioni di cooperanti, si sta assistendo ad una professionalizzazione del settore. Questo dato è ormai una tendenza assodata. In questi anni sono infatti sorti in tutti il mondo centri specializzati che offrono corsi di alta formazione dedicati esclusivamente a questo settore per permettere ai propri studenti di competere sul mercato del lavoro con gli strumenti più adeguati.  I mutamenti che stanno coinvolgendo la cooperazione internazionale in questi anni hanno determinato una profonda trasformazione del settore in termini di mercato del lavoro, strutture organizzative e filosofia della cooperazione internazionale, consentendo solo a chi è dotato dei migliori strumenti di essere realmente competitivo.

Come si entra nel mondo della cooperazione internazionale?

Eccoci dunque al succo della storia.Vi racconterò come si sono spalancate per me le porte della cooperazione internazionale. 

Io sono nato in Lombardia il 26 gennaio del 1985, in un piccolo paesino sulle prealpi Retiche e Lepontine. Ho studiato fino a 17 anni e poi ho deciso di lasciare la scuola per dedicarmi al lavoro come barman nel settore della ristorazione, collezionando varie stagioni invernali ed estive tra Lombardia e Toscana. Fin da piccolo mi ha affascinato l'avventura, il viaggio, la scoperta di nuovi mondi e culture. A 21 anni, dopo aver vissuto due anni nelle Marche, mi sono trasferito in Toscana, a Pisa dove mi sono iscritto alle scuole serali: istituto Alberghiero "G.Matteotti" di Pisa. Questa scelta è stata dettata dal fatto che in quel periodo volevo riuscire a lavorare sulle navi da crociera e per poter fare questo mi sarebbe servito un titolo di studio. Sono riuscito a fare molta carriera nel settore della ristorazione, buoni stipendi, molte responsabilità e molte esperienze che mi hanno fatto crescere anche e sopratutto dal punto di vista umano. Nel 2009, a 24 anni, ho terminato gli studi alle scuole serali e nello stesso anno ho deciso di iscrivermi, sempre a Pisa, al corso di laurea triennale in "Scienze per la Pace: cooperazione internazionale e trasformazione dei conflitti." La scelta è maturata dopo aver conosciuto Rocco Altieri, esponente del movimento Non Violento Italiano e a quell'epoca professore di diritto dell'istituto alberghiero "G. Matteotti" di Pisa oltre che professore del corso di laurea che precedentemente ho citato. Sono stati anni difficili ma ricchi di soddisfazioni: lavorare di giorno, studiare di notte, durante 7 anni, dal 2006 fino al 2013 questa è stata la mia vita. Nel dicembre del 2010 ho comprato una caffetteria nella quale ho lavorato come titolare e unico dipendente per più di due anni, fino ad aprile 2013. Nei tre anni del corso di laurea, 2009 - 2012, mi sono dedicato anche ad un sacco di attività collaterali. volontariato in centri sociali, appoggio a varie ONG (anche con incarichi di responsabilità), uno stage di India, uno in Burkina Faso e molti molti viaggi, ogni volta che il lavoro alla caffetteria mi permetteva di poterlo fare. Ovviamente tutto a spese mie! 
Il volontariato non era pagato, gli stage/viaggi umanitari nei quali raccoglievo dati sui progetti di sviluppo e aiuto umanitario erano a carico mio e anche l'università non mi è venuta molto incontro:  negli uffici per le borse di studio mi ripetevano
<senta lei ha ottimi voti però risulta che lavora, ha un buon reddito, quindi deve pagare tutte le tasse e basta, arrivederci...> Stranezze di un Italia che non vede e non premia i sacrifici...
Ma tornando a noi. A Marzo 2013 ho deciso di chiudere la caffetteria per 10 giorni e di partecipare ad un evento epocale in Tunisia, a Tunisi: il primo World Social Forum della storia in un paese arabo. Qui la storia e le foto di quel viaggio.
Questa per me è stata la svolta. Di ritorno da Tunisi ho capito cosa dovevo fare, le storie delle persone che mi ispirano non mi sembravano più così irraggiungibili.  In aprile (con un colpo di fortuna) sono riuscito a vendere la caffetteria e mi sono preparato al grande salto nel vuoto. Confesso che mi sentivo impreparato: masticavo il francese, me la cavavo con l'inglese e con lo spagnolo ma avevo solo una laurea triennale, sarebbe stato sufficiente per farmi dare un chance da qualche ONG?
Questo però non mi ha fermato. Ho deciso di fare dei corsi di specializzazione alla Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa (una settimana di corsi, circa 800 euro) e ho avuto ragione! In quel corso ho conosciuto una rappresentante di Oxfam Italia alla quale ho spiegato che volevo fare un'esperienza di lavoro sul campo. Lei mi ha chiesto il curriculum e 20 giorni dopo sono andato a Firenze a fare un colloquio con l'ufficio di risorse umane. Quello che cercavo era uno stage dove almeno mi pagassero i rimborsi spese, perché dopo 11 anni di stipendi non mi immaginavo proprio a lavorare gratis. Sono passati dei mesi senza nessuna certezza e nel frattempo mi sono dedicato a training di formazione con PBI e Operazione Colomba ed a lavori di volontariato con altre ONG. Finalmente a settembre arriva la tanto attesa chiamata da Oxfam Italia: si è liberato un posto e mi hanno selezionato, sarà l'Ecuador
Fin da subito però mi dicono che non ci sarà neanche il rimborso spese, quindi 6 mesi di stage, tutto a carico mio: visti, voli, assicurazione obbligatoria, alloggio e cibo ( totale quasi 4000 euro). Nel frattempo avevo fatto domanda anche per il servizio civile in Cile, un anno di esperienza all'estero pagato, mi sembrava una buona opportunità anche se molto poco professionalizzante e molto poco indirizzata alla cooperazione (giudizio del tutto personale). Ci penso e ci ripenso, e alla fine accetto la proposta di Oxfam Italia accantonando l'idea del servizio civile: prendo forse la decisione migliore della mia vita! In Ecuador passo 6 mesi in piena Amazzonia come assistente di coordinazione del progetto che Oxfam Italia implementa per l'UNHCR a favore dei rifugiati colombiani nella frontiera Nord. Un'esperienza professionale ed umana indimenticabile e davvero formativa. La cosa curiosa è che quando chiedo al mio "capo" perché mi hanno selezionato visto che ho solo una laurea triennale mi risponde: perché abbiamo valutato tutte le tue esperienze di lavoro pregresse nel settore della ristorazione e ci sei sembrato un profilo molto operativo, capace di gestire  persone, situazioni e incarichi di responsabilità. 
Ricordate cosa vi dicevo sul fatto che in questo settore 2+2 non fa 4!

Una volta finito lo stage mi viene proposto una lavoro ben pagato come consulente per Oxfam Italia e UNHCR per sviluppare un progetto simile a quelli sui quali stavo lavorando. Durante lo stage non smisi di studiare, formandomi a distanza con diversi corsi in materia di Project Cycle Management e gestione dei progetti di aiuto umanitario. Finita la consulenza me ne tornai in Italia e ricominciai a mandare il curriculum a diverse ONG (ovviamente il 99% delle volte neanche ti rispondono). Nel frattempo, per racimolare qualche solo iniziai di nuovo a lavorare come barman ma neanche un mese dopo, ancora una volta dall'Ecuador,  mi contattò un fondazione che lavora con i rifugiati e mi propose la grande occasione: coordinatore regionale ( in Ecuador le province corrispondono alle nostre regioni) per sviluppare un progetto pilota dell'UNHCR con i rifugiati.  Il resto è storia, mi trovo nuovamente in Ecuador da  agosto 2014. In questo anno ho continuato a studiare a distanza conseguendo una specializzazione in Esperto di Coordinazione di Progetti per la Cooperazione alla Sviluppo (Madrid) ed un Master in Geopolitica alla SIOI (Roma). 
Ecco dunque come sono riuscito a diventare cooperante internazionale, una storia non molto lineare, strana se vogliamo, come molte di quelle dei colleghi e colleghe che ho conosciuto in questo percorso. 

Quindi per riassumere in poche parole di cosa, a mio giudizio, sia necessario per diventare cooperante internazionale,  vi direi: determinazione, tenacia, spirito di sacrifico, risorse economiche, buona preparazione accademica e timing (la parola politically correct usata per dire FORTUNA).

Tra pochi giorni, dopo quasi due anni in Ecuador, lascerò il lavoro per andare in Spagna, precisamente a Madrid, dove sono stato ammesso a questo Master che durerà un anno e che sarà un nuovo passo in avanti verso i miei sogni professionali...

Vi starete chiedendo, ma non si finisce mai di studiare in questo lavoro?
Personalmente ritengo che un' altra caratteristica molto importante per lavorare nella cooperazione internazionale sia la formazione continua .
                                                                                               Quito, Luglio 2015


Aggiornamenti:
Da quel luglio del 2015, che oggi sembra davvero lontano, sono successe molte cose. A settembre di quell'anno mi sono trasferito a Madrid dove ho iniziato  frequentare il Master en Acción Solidaria Internacional y de Inclusión Social. Dopo aver sostenuto un esame con altri compagni e compagne di corso, sono risultato assegnatario dell'unica borsa di studio di collaborazione con l'Istituto di studi Internazionali ed Europei "Francisco de Vitoria": l'istituto universitario che patrocina il master. 
Ho lavorato e studiato duro durante un anno cercando di convogliare tutte le esperienze di lavoro pregresse in questa nuova esperienza. Il sacrifico è stato ripagato ampiamente perchè una volta terminato il Master, la direzione dell'istituto mi ha offerto di entrare a far parte del team di lavoro come docente e ricercatore, esperto nel settore della cooperazione internazionale allo sviluppo e dell'azione umanitaria. Oggi tra le altre cose, sono il coordinatore accademico di questo Master d'eccellenza a Madrid e faccio parte del gruppo di ricerca su "Globalizzazione, processi d'integrazione e cooperazione internazionale" dell'università Carlos III di Madrid. Credo che questo dimostri ancora di più ciò che dicevo all'inizio dell'articolo: in questo settore, 2+2 no fa 4!

Qui c'è il mio profilo LinkedIN - contattami pure per informazioni sul master o per orientazione in generale. Sarò felice di fare il possible. 


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Di seguito vi lascio alcuni link che potrebbero risultare utili per chi volesse intraprendere questo percorso:

Lista dei corsi  di laurea sulla Cooperazione Internazionale in Italia



Alcuni Master presenziali e non sulla cooperazione Internazionale e affini(questa é solo una piccola selezione di 53 in solo 3 Stati, in rete ne potete trovare tantissimi altri)

Per vedere la lista dei Master fai click qui

In questo Blog troverete un'intera sezione dedicata agli aspiranti cooperanti dove attraverso dei video rispondo alle domande di chi ha deciso di cimentarsi nell'avventura di diventare cooperante: questo è il link della video rubrica: l'angolo dell'aspirante cooperante


Inoltre non dimenticatevi di visitare la sezione Jobs vacancies di questo Blog. 

Spero davvero che questo articolo sia servito per chiarire le idee a quanti si stessero chiedendo chi sia, cosa faccia e come si diventa cooperante internazionale. Ovviamente potete fare qualsiasi domanda riteniate opportuna, se potrò, risponderò con piacere.
Anche le critiche sono ben accette, lascio la porta aperta per il confronto.


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Grazie!
                                 
La Fraternità non e un sentimento, è uno stile di vita!
A presto, Diego
Se vuoi visitare l' archivio della sezione: sulla mia pelle, clicca qui.

Vi lascio con queste parole che mi hanno sempre stimolato ed incoraggiato in tutti questi anni, spero possano servire anche a voi.

"C'è una verità elementare, la cui ignoranza uccide innumerevoli idee e splendidi piani: nel momento in cui uno si impegna a fondo, anche la provvidenza allora si muove. Infinite cose accadono per aiutarlo, cose che altrimenti mai sarebbero avvenute... Qualunque cosa tu possa fare, o sognare di poter fare, incominciala. 
L'audacia ha in sé genio, potere, magia. Incomincia adesso."


Johann Wolfgang Goethe





16 commenti:

  1. ecco ora mi fai invidia, non tanto per il lavoro che svolgi dato che anchio sono una cooperante accanita con ormai 5/6 anni di lavoro alle spalle... ma per il fatto che lo stai svolgendo in uno dei territori dove io ho iniziato e dove vorrei tornare ma con tante difficoltà non riesco a trovare la possibilità e qualcuno che cerchi un program manager in Ecuador o dintorni...bloccandomi così a continuare a lavorare in medio oriente dove sono cresciuta lavorativamente parlando, ho iniziato come junior admin per passare come project manager, program coordinator fino a giungere alla figura di head of office...figo ma mi sono stancata...hai qualche dritta per poter tornare a lavorare in Ecuador dove ho lasciato parte del mio cuore???

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  2. Purtroppo come saprai l'Ecuador non é piú un Paese prioritario per la cooperazione internazionale, le vacancies sono sempre meno e sempre piú a chiamata interna. Inoltre adeso nessuna ONG ti facilita l'ottenimento del visto di lavoro, quindi ho vivi qui ed hai la cittadinanza o un visto professionale, o altrimenti sei fuori dai giochi. Da quello che so si stanno aprendo diversi posizioni nell'UNHCR qui in Ecuador, potresti provare per questa via. Ti abbraccio e complimenti per la tua carriera!

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  3. grazie mille per questo interessante articolo e per condividere la tua esperienza! volevo chiederti una tua opinione: io sono al secondo anno della triennale in scienze politiche e relazioni internazionali, ho dato un' occhiata alle magistrali nell'ambito della cooperazione ma trovi i corsi parecchio generali o comunque basati su materie che ho già affrontato in questi due anni in linea di massima. Avevo pensato quindi di provare a candidarmi dopo la laurea per un master di primo livello, e sinceramente quello della Sant'Anna in Human Rights and Conflict Development penso sia organizzato veramente bene! secondo te è rischioso o controproducente fare un master di questo tipo "solo" dopo una triennale? tenendo conto dei costi della Sant'Anna, impegnativi soprattutto per chi come me dopo il liceo è andato subito all'università e dipendente economicamente soprattutto dalla famiglia... Grazie mille e in bocca al lupo per il master a Madrid!

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    1. Ciao Chiara. Innanzitutto grazie per le belle parole che hai speso per l'articolo e per aver deciso di scrivere. Riguardo alla Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa ti confermo che sia un istituto d'eccellenza. Io ho frequentato dei corsi di Alta formazione al Sant'Anna e mi hanno portato fortuna. Il Master se non ricordo male è abbastanza caro, intorno ai 7 - 8 mila euro però è anche uno dei migliori offerti in italia in questo settore. Inoltre il numero dei partecipanti per ogni edizione è ristretto (28) e questo va a vantaggio della capillarità della formazione. Sul fatto di non fare la specialistica, come hai visto dal mio percorso, posso dirti per esperienza che non è un condizione "sine qua non"per trovare lavoro nella cooperazione. Il problema delle risorse economiche purtroppo esiste, è una realtà. Molte persone mi hanno scritto palesandomi questo problema. Non è facile arrivare ad essere cooperanti perchè per poter arrivare al livello richiesto di esperienza sul campo/formazione accademica bisogna spendere soldi, molti soldi e spesso non è sufficiente. Per concludere mi verrebbe da dire che comunque il Sant'Anna apre porte... Nel senso che è un Melting Pot internazionale di intrecci di organizzazioni che lavorano nel settore, quindi stando li è molto più facile che ti capiti l'occasione giusta, ma questa è ovviamente un'opinione personale.

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  4. Grazie Diego per condividere la tua storia che mi ha dato più forza per continuare dato che anch'io ho scoperto "tardi" la passione per la cooperazione. Anch'io a luglio 2015 ero in un parco di Quito con quella maglietta e quella borraccia accompagnando il mio ragazzo con l'organizzazione tedesca GIZ :-) Un abbraccio e buona fortina

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    1. Ma dai Sara, che bella coincidenza. Magari ci siamo anche incrociati in in qualche attività. Sono davvero contento che leggere ciò che ho scritto ti abbia dato forza, so che è difficile ma non bisogna mollare. Proprio la settimana scorsa ho inaugurato una rubrica, qui ti lascio il link, magari ti può interessare. Un abbraccio. http://civismundi85.blogspot.com.es/p/video-rubrica-langolo-dellaspirante.html

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  5. Grazie molto Diego per aver condiviso la tua esperienza, in momenti di crisi mia su cosa fare dopo la laurea in cooperazione , mi ha dato forza e coraggio in questa strada piena di inghippi. Brevemente ti racconto un po' il mio percorso, sono laureata in lingue a bologna (arabo , inglese e francese) poi ho continuato con una laurea magistrale a ravenna in cooperazione internazionale e tutela dei diritti umani, mi laureerò a marzo 2016" , al 2 anno anno, l'ho passato praticamente all'estero 5 mesi di studio in sud africa e altri 5 mesi in Belgio , l'Università di louvain la neuve per ricerca tesi , su questioni politiche europee sul mediterraneo dopo la primavera araba , ho fatto il servizio civile a ravenna al centro immigrati , ho avuto esperienze di volontariato , traduzioni in questura ecc. in questo periodo sono disorientata su quello che voglio fare in futuro, non so se fare un altro master di specializzazione , ma penso che in questo periodo forse è meglio iniziare a fare un po' di più pratica che ritornare a studiare, avevo fatto domanda per servizio civile in Tunisia ma non è andata a buon fine, mi piacerebbe lavorare nella cooperazione nel contesto mediterraneo Tunisi italia - Spagna Marocco eccc, vorrei sfruttare anche la competente dell'arabo, sono madrelingua di origine tunisina , scusami ho dimenticato questo dettaglio, saresti molto gentile se riuscisti a darmi qualche consiglio o diritta. Grazie

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    1. Ciao. Per prima cosa grazie per avermi scritto e complimenti per il tuo curriculum, hai collezionato davvero tante esperienze ed hai maturato moltissime competenze. Se ti fa piacere ci possiamo sentire su skype per una chiacchierata, cosi magari posso cercare di darti qualche consiglio. Scrivimi un messaggio privato sulla mia pagina Facebook o su LinkedIn in modo da poterti dare il mio contatto skype. Un abbraccio, Diego

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  6. Certo , ti scrivo subito.grazie buona serata

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  7. Salve, vorrei chiederle qualche informazione sul suo lavoro, come ad esempio che tipo di lavori svolge un cooperante concretamente durante una giornata lavorativa ecc.. perché molti articoli non sono molto chiari al riguardo. Volevo anche chiederle se secondo lei è importante conoscere lingue come l'arabo o il cinese data l'importanza che rivestono questi Paesi nell'ambito internazionale. Grazie.

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    1. Buonasera.
      Per prima cosa grazie per aver scritto. In secondo luogo, cercando di riassumere un settore molto molto complesso in poche linee le posso dire che la giornata lavorativa di un/una cooperante non è definita da attività o funzioni specifiche. Il tutto dipende dal ruolo svolto, dall'area geografica nel quale si sta implementando il progetto, dall'organizazzione e da moltissime altre variabili. Le suggersco di leggere questa intervista realizzatami da ONG 2.0 per approfondire un poco il tema: http://www.ong2zero.org/blog/cooperante_una_figura_in_evoluzione/

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    2. Per quanto riguarda le lingue direi proprio che arabo e cinese sono molto importanti. Basti considerare che sono 2 delle 6 lingue ufficiali delle Nazioni Unite. Le altre sono: Inglese, Francese, Spagnolo e Russo.

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    3. Grazie mille per la disponibilità. Buona serata.

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  8. temo di non capire. Questo è quello che scrivi e che leggo con attenzione: «centri specializzati che offrono corsi di alta formazione dedicati esclusivamente a questo settore per permettere ai propri studenti di competere sul mercato del lavoro con gli strumenti più adeguati. I mutamenti che stanno coinvolgendo la cooperazione internazionale in questi anni hanno determinato una profonda trasformazione del settore in termini di mercato del lavoro, strutture organizzative e filosofia della cooperazione internazionale, consentendo solo a chi è dotato dei migliori strumenti di essere realmente competitivo.» allora ti chiedo: si tratta ti COOPERAZIONE o di COMPETIZIONE?

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    1. Buonasera Michele. Per prima cosa grazie per questa tua riflessione. Per quanto mi riguarda, dandoti la mia modesta opinione, posso dire che nella Cooperazione Internazionale oggi non c'è posto solo per la buona volontà. Le figure professionali richieste devono avere delle skylls di base e una preparazione ben definita che può includere: lingue, corsi di specializzazione tecnica, training in terreno, corsi sulla sicurezza, corsi di primo soccorso, ICT, PCM, e molto altro. Questo crea una competizione nel mercato del lavoro. Sono necessarie persone in grado di prendere decisioni che riguardano le vite dei beneficiari dei progetti e che influenzano grosse quantità di denaro. Gli errori devono essere minizzati per questo le selezioni spesso sono molto dure. Questo è un aspetto del settore. Poi però non bisogna dimenticare che la figura del cooperante racchiude anche molto altro, racchiude una serie di valori come solidarietà, fraternità, empatia, umanità, aspetti dell'essere umano che rendono questo lavoro una vera e propria missione di vita. Ovviamente non per tutti è così, ma permettimi questa positiva generalizzazione.

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    2. Infine mi permetto di segnalrti questi due link che possono essere utili per approfondire il tema:

      http://www.ong2zero.org/blog/cooperazione-internazionale-strumenti-e-buone-pratiche/

      http://www.ong2zero.org/blog/cooperante_una_figura_in_evoluzione/

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