VIAGGI - CHILE's photo story

Cile, la patria di uno dei miei punti di riferimento, storico laboratorio sociale e punto di svolta della storia, di molte storie... Sto maturando un debito con questo Paese: dovrò tornare, San Pedro è solo una tappa di passaggio in questo lungo viaggio e non può, anzi non deve, essere il mio Cile. Ho percorso 10 km in bicicletta nel deserto sterminato che circonda San Pedro de Atacama e se all'ufficio migrazione non mi avessero timbrato il passaporto dichiarandomi ufficialmente in terra Cilena, potrei dire senza dubbio di non aver oltrepassato la frontiera boliviana... Tornerò presto Cile, lo prometto, tornerò per visitare il Palazzo della Moneda dove Allende ha compiuto la sua di promessa. Tornerò per visitare Santiago e per cercare traccia di quel passato, per ascoltare le canzoni di Victor Jara, per conoscere l’isola di Pasqua e per molti altri sogni. Hasta pronto Cile!

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Caminante, son tus huellas
el camino y nada más;
Caminante, no hay camino,
se hace camino al andar.
Al andar se hace el camino,
y al volver la vista atrás
se ve la senda que nunca
se ha de volver a pisar.
Caminante no hay camino
sino estelas en la mar.

Antonio Machado


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Alla memoria di Victor Jara, che non conoscevo e che grazie ad amici ed amiche 
ecuadoriane ora fa parte di me.


L'11 settembre 1973 Augusto Pinochet porta a termine il suo "Golpe de estado" in Cile. Allende si spara alla testa nel Palacio de la Moneda e lo stesso giorno la maggior parte dei prigionieri politici vengono rinchiusi nel grande Estadio Nacional; gli altri vengon internati in un piccolo complesso sportivo detto "Estadio Chile", situato nella parte occidentale di Santiago, tra questi Victo Jara.

Il cantante rivoluzionario che aveva appoggiato Allende continuò con mezzi di fortuna a comporre canzoni e poesie.

Alla fine, prima di giustiziarlo, gli furono spezzate le mani in mezzo alle grida di scherno dei militari ("Su, cantaci una canzoncina ora!") e poi gli furono tagliate.

Un foglietto che recava questa canzone, gli fu trovato in tasca, dalla moglie Joan Turner che era venuta a riprendere il cadavere. Il foglietto recava la data del 23 settembre 1973, probabilmente la data della sua morte.



Somos cinco mil aquí

en esta pequeña parte la ciudad.

Somos cinco mil.
¿Cuántos somos en total
en las ciudades y en todo el país?
Sólo aquí,
diez mil manos que siembran
y hacen andar las fábricas.
Cuánta humanidad
con hambre, frío, pánico, dolor,
presión moral, terror y locura.

Seis de los nuestros se perdieron
en el espacio de las estrellas.
Uno muerto, un golpeado como jamás creí
se podría golpear a un ser humano.
Los otros cuatro quisieron quitarse
todos los temores,
uno saltando al vacío,
otro golpeándose la cabeza contra un muro
pero todos con la mirada fija en la muerte.
¡Qué espanto produce el rostro del fascismo!
Llevan a cabo sus planes con precisión artera
sin importarles nada.
La sangre para ellos son medallas.
La matanza es un acto de heroísmo.
¿Es este el mundo que creaste, Dios mío?
¿Para esto tus siete días de asombro y de trabajo?
En estas cuatro murallas sólo existe un número
que no progresa.
Que lentamente querrá más la muerte.

Pero de pronto me golpea la consciencia
y veo esta marea sin latido
y veo el pulso de las máquinas
y los militares mostrando su rostro de matrona
llena de dulzura.
¿Y México, Cuba y el mundo?
¡Qué griten esta ignominia!
Somos diez mil manos
menos que no producen.
¿Cuántos somos en toda la patria?
La sangre del compañero Presidente
golpea más fuerte que bombas y metrallas.
Así golpeará nuestro puño nuevamente.

Canto, qué mal me sabes
cuando tengo que cantar espanto.
Espanto como el que vivo
como el que muero, espanto.
De verme entre tantos y tantos
momentos de infinito
en que el silencio y el grito
son las metas de este canto.
Lo que veo nunca vi.
Lo que he sentido y lo que siento
harán brotar el momento...






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