STORIA: Vi presento Cheik Anta Diop, il senegalese che ha cambiato il mondo.


Quando in italia ascoltiamo la parola Senegalese, due sono le immagini che si fanno strada nelle nostre menti: accendini e parcheggi. Il Senegal in Italia è visto come un luogo lontano, a livello spaziale,  temporale, culturale ed anche storico. Le italiche vicissitudini quasi mai si sono intrecciate con l'ex colonia francese e molti italiani hanno scoperto l'esistenza di questo Paese africano solo con l'arrivo dei primi migranti economici, diversi anni addietro. 
Con questo articolo voglio dimostrarvi che il Senegal è molto più di ciò che comunemente crediamo, che il Senegal ha partorito grandi menti e che non sempre è stato conosciuto come il Paese dei venditori di accendini...


Di seguito un lavoro di ricerca che svolsi ai tempi dell'università in quel di Pisa

Vi presento Cheik Anta Diop  
Cheikh Anta Diop (Diourbel, 29 dicembre 1923 – Dakar, 7 febbraio 1986) è stato uno storico, antropologo e fisico senegalese.

In queste poche battute, testimonianza di una vita quasi sconosciuta al mondo accademico ortodosso occidentale, si trova una delle più grandi provocazioni che le nostre teorie evoluzioniste si sono trovate a dover affrontare. Cheikh Anta Diop ha rappresentato insieme a Franz Fanon, Sophie Bessis ed Edward Wadie Saïd l’alternativa alla visione etnocentrica del passato dell’umanità.

Lo scienziato senegalese deve la sua formazione a quell'impero coloniale che la Francia ha rappresentato fino a dopo la metà del 1900. I francesi insediatisi in Senegal nel 1659 lasceranno il Paese solo tra il 1958 e il 1960, dopo però aver radicalmente trasformato il tessuto sociale, la cultura e i costumi della popolazione. La vita di Cheik Anta Diop si snoda quindi proprio a cavallo delle vicende che portarono il suo Paese ad ottenere l’indipendenza dalla Repubblica Francese.
La sua educazione primaria avvenne in una scuola tradizionale islamica. A 23 anni partì per Parigi per studiare fisica. Rimase nella capitale 15 anni, nei quali studiò con Frédéric Joliot-Curie, genero di Marie Curie, e tradusse parte della Teoria della Relatività di Albert Einstein nella sua lingua nativa, il wolof. Nel 1940, gli studi di storia africana erano dominati dagli europei, i quali consideravano le popolazioni africane prive di un passato di rilevanza storica.
Diop si formò attraverso studi e ricerche di storia africana, egittologia, linguistica, antropologia, economia e sociologia: risorse che si riveleranno fondamentali nella produzione delle sue opere principali. 

Fin da subito Diop si dovette scontrare contro l’etnocentrismo accademico Europeo, asfissiante e intollerante verso qualsiasi tipo di devianza dai canoni di ricerca proposti e ormai assunti al ruolo di verità ineluttabile.
L'etnocentrismo  incontrato da Diop era  la tendenza a giudicare le altre culture ed interpretarle in base ai criteri della civiltà europea proiettando su di esse il diffuso concetto di evoluzione, di progresso, di sviluppo e di benessere, basandosi su una visione critica unilaterale.
Tale approccio fonda le sue radici sul confronto tra società moderne e società tradizionali; da questa analisi si desume che quest'ultime assumono caratteristiche proprie del sottosviluppo, ma l'errore di fondo sta nell'utilizzo di parametri tipici del sistema socio-economico capitalista occidentale, tra cui gli indici del reddito pro-capite, della produzione, dell'alfabetizzazione, del tasso di natalità e di mortalità. Nell'etnocentrismo è implicita una sopravvalutazione della società cui si appartiene. In un certo senso, dunque, l'etnocentrismo attribuisce al progresso e allo sviluppo un valore irrinunciabile e necessario a cui nessuna società può sottrarsi, e il mutamento economico conseguente viene visto come un fenomeno inevitabile e spesso indolore.
Indomito e mai appagato dal ruolo marginale riservato alle culture africane nel computo dell’evoluzione socio-economico-culturale che mostrava i suoi frutti nel novecento, Diop presentò nel 1951, la sua tesi di laurea all'Università di Parigi, nella quale affermava che gli antichi Egizi furono espressione di una cultura nera africana.
La tesi fu respinta, ma nei nove anni successivi, Diop rielaborò la sua teoria, aggiungendo nuove ipotesi e nuove prove. Nel 1960 riuscì nel suo intento e la tesi fu accettata. Cinque anni prima questo lavoro venne pubblicato da un popolare giornale dell'epoca, il “Nations nègres et culture”.
Questi fatti gli garantirono una notevole popolarità anche fuori dall'ambito accademico; le sue tesi furono riprese nei confronti e nei dibattiti sull'identità africana e ne fecero uno dei più controversi intellettuali del suo tempo.

Nella carriera universitaria ottenne cinque PhD.


Dopo il 1960, Diop ritornò in Senegal e continuò a fare ricerche e a pubblicare i suoi studi.
All’Università di Dakar (ora chiamata Cheick Anta Diop University di Dakar) fu messo a capo di un laboratorio nel quale era possibile utilizzare il metodo del radiocarbonio. Qui scoprì che era possibile determinare direttamente il colore di pelle e l’affiliazione etnica degli antichi Egizi attraverso delle analisi specifiche.
Una delle sue scoperte più importanti, pubblicata in diverse riviste scientifiche, fu il dosage test: una tecnica da lui sviluppata per determinare la quantità di melanina contenuta nelle mummie egizie. Questo metodo fu in seguito adottato dai laboratori scientifici degli USA per determinare l'etnia dei corpi carbonizzati.

Nel 1974, Diop partecipò ad un simposio dell'UNESCO al Cairo, dove presentò le sue teorie ad altri specialisti in egittologia. Scrisse anche il capitolo sull'origine degli antichi Egizi nel testo dell'UNESCO General History of Africa.

Durante gli anni della sua produzione letteraria, '50, '60 e i primi '70, l'ambiente accademico che si occupava d'Africa era pesantemente influenzato dall'analisi razziale sintetizzata nel lavoro di Carlton Coon, che utilizzava presunte gerarchie di inferiorità e superiorità di razza. Il lavoro di Coon fu raccolto nell'opera Hamitic Hypothesis, nella quale egli sosteneva che i progressi e sviluppi culturali più significativi si verificarono grazie all'invasione di misteriosi popoli caucasoidi. Nel caso dell'Egitto quest'idea prese forma nella Dinastic Race Theory, la quale affermava che una grande migrazione di popoli caucasoidi fu necessaria per creare l'antico regno egizio. Sempre secondo la Dinastic Race Theory le tribù nere presenti sul territorio, non furono in grado di costruire un regno di tale portata.


Queste teorie sono state fortemente screditate dalla moderna antropologia. La prima vera condanna fu portata da Diop nel suo lavoro del 1954, solo in un secondo momento accettata e sostenuta da molti studiosi. Il merito dunque di Diop fu quello di rompere il monopolio “bianco” sulle teorie evoluzioniste proponendo un approccio diverso e più smarcato dagli ideali coloniali nei quali pure era cresciuto da bambino. Non accettò i confini tracciati da altri, secondo i quali i binari dell’evoluzione correvano lungo una strada europea ma volle occuparsi della complessità delle relazioni intercorse tra le varie civiltà, nostre antenate, riuscendo a dimostrare l’infondatezza della discriminazione data dal colore della pelle nell’apporto al sapere comune dell’umanità.
La definizione di popolazione nera è uno dei punti più controversi. Diop accusava i suoi oppositori di utilizzare la definizione più limitata possibile di popolazione nera per poter così considerare gruppi africani come i nubiani, parte della popolazione europea o, per meglio dire, della razza caucasoide. Diop, inoltre, accusa i suoi oppositori di ipocrisia, in quanto da un lato essi considerano gli egiziani “non importanti” ma dall'altra introducono terminologie tipo “Mediterraneo” o “Medio Orientale” e creano razze che non rientrino nella stretta definizione, in parte stereotipata, di nero. La meticolosa preparazione e strenua difesa della sua teoria al simposio UNESCO al Cairo su La popolazione dell'antico Egitto e la decifrazione dello scritto Meriotico del 1974, nella quale esponeva le incompatibilità e le contraddizioni del trattamento dei dati sull'Africa, rimane uno dei capisaldi del lavoro di Diop. Al simposio del 1974 uno studioso disse: "Se da una parte si riconosce che gli antichi Egizi erano una popolazione mista, fatto confermato dalle analisi antropologiche, dall'altra gli scrittori parlano di razza egiziana legandola alla razza bianca, al ramo Amitico, definiti anche come Mediterranei, Europoidi o Euroafricani.



Qui vediamo una vera e propria contraddizione: tutti gli antropologi concordano sull'alta percentuale dell'elemento negroide – circa 1/3, a volte di più – nel mix etnico (biologico) della popolazione dell'antico Egitto, ma fino ad ora nessuno ha definito il termine “Negroide” e soprattutto, nessuno ha spiegato come sia possibile che la commistione con una componente Mediterranea, in alcuni casi veramente esigua, abbia potuto portare ad una pura razza "Caucasoide"." Una maggioranza di accademici non riconosce nella parola neri una definizione valida per gli Egizi ma, allo stesso tempo, non è concorde su nessun altro termine. Alcuni studiosi moderni utilizzano il DNA per la classificazione razziale, mentre altri condannano questo tipo di pratica considerandola un riempimento selettivo di categorie predefinite.

Secondo Diop, esiste una popolazione nera che si arricchisce di nuovi elementi con il tempo e non esistono popolazioni miste che hanno arbitrariamente attraversato i loro confini razziali. Molti accademici però rifiutano il termine nero o lo usano solamente per definire le popolazioni sub-sahariane, ma come già detto non è ancora stato trovato un altro termine che metta d'accordo tutti.
Diop si fece anche portatore della teoria secondo la quale le lingue sono la dimostrazione dell'unità culturale africana.
A difesa della teoria dell'unità, Diop sottolinea le affinità tra le lingue delle popolazioni della valle del Nilo e delle popolazioni antiche. Egli mostra la relazione tra l'antico egizio e il moderno copto egiziano ed il wolof, una lingua senegalese dell'Africa occidentale, dimostrando come queste due ultime lingue derivino dalla prima. Il lavoro di Diop è stato ulteriormente sviluppato dallo studioso Ivan Van Sertima. I moderni studi linguistici non hanno ancora confermato le teorie di Diop sulla relazione tra le lingue dell'Africa occidentale, ma si sono comunque distaccati dalle iniziali teorie secondo cui le lingue della valle del Nilo derivano da lingue amitiche, e affermano che queste affondano radici in un contesto più localizzato nel bacino del Nilo e del Sahara. 
Alcune analisi linguistiche rintracciano le origini delle lingue afro-asiatiche nel nord dell'Africa, scoprendo legami con le antiche lingue egizie e le più recenti lingue parlate a cavallo tra il delta del Nilo ed il Sinai.
Un altro importante apporto scentifico dato da Diop è rappresentato dal fenotipo nero. Pur riconoscendo un'eredità genetica comune alla razza umana, Diop ha identificato un fenotipo nero che accomuna le popolazioni dell'India, dell'Australia e dell'Africa, con somiglianze fisiche in relazione al colore della pelle, e a numerose altre caratteristiche. Diop fu anche accusato da alcuni di essere “razzista”, anche se non ha mai sostenuto una superiorità razziale dei neri contrapposta alla tradizionale superiorità bianca. Egli infatti, si è sempre astenuto da questo tipo di sciovinismo, dicendo: “Ci scusiamo di essere tornati a parlare di razza, eredità culturale, relazioni linguistiche, e connessioni storiche tra popolazioni. Non do più importanza a queste questioni di quanta ne meritino in una società moderna del ventesimo secolo”.
Molte persone tra cui Leonard Jeffries hanno avanzato visioni più estreme citando il lavoro di Diop. In realtà lo stesso Diop ripudiava teorie di supremazia razziale sostenendo una visione più bilanciata di quella spesso portata avanti in quegli anni.


L'antropologo e paleontologo senegalese Cheikh Anta Diop moriva il 7 febbraio1986; le sue spoglie riposano a Cayton affianco a quelle di suo nonno Massaunda Sassoum (fondatore del suo villaggio nativo nella regione di Diourbel, vicino a Bambey a 150 km di Dakar); l'Università della capitale del Senegal porta il suo nome. Oggi dimenticata, la sua figura ha rappresentato tuttavia uno dei punti più alti del panafricanismo come corrente politica dei diversi movimenti di liberazione dell'Africa subsahariana; basta ricordare i nomi di Patrice Lumumba, Kwame Nkhruma, Amilcar Cabral, Franz Fanon, Thomas Sankara ecc... ”L'opera di Cheikh Anta Diop – scrive Jean Marc Ela nella sua biografia intitolata “Cheikh Anta Diop et l'honneur de penser”- appare come un lungo dibattito sul problema dell'Africa nello sguardo dell'Occidente”.
In effetti appartenne a quella generazione di spiriti ribelli africani che rifiutarono di credere nel mito dell'Europa e dell'Occidente; fu la coscienza scientifica , critica e storica dell'Africa nera, alla coppia tradizione-modernità che va ancora oggi per la maggiore, sostituì quella di cultura-storia. L'origine nera dell'umanità e della civiltà umana fu il centro di gravità di tutto il suo lavoro scientifico; il suo grande libro “Nations nègres et culture” ne fu la espressione più profonda come impresa insieme di ricostruzione e restituzione della storia e della cultura agli africani. Dimostrò l'origine inequivocabilmente negroide della Civiltà egizia che nei testi europei appare sempre come una civiltà bianca; attraverso la sua tesi dell'origine nera dell'Egitto antico sottolineò l'origine nera del pensiero scientifico, questo per contraddire una certa etnologia europea ma anche il movimento stesso della negritudine che tendeva ad identificare l'identità nera con l'irrazionalismo e la non modernità. Con “nazioni negre e cultura” Diop propose un'altra scrittura della storia, una scrittura fuori dagli schemi coloniali e neocoloniali e dimostrò quello che l'umanità doveva all'Africa nera. Scriveva: ”Il negro deve essere capace di riappropriarsi della continuità del suo passato storico, di trarre da questo il beneficio morale necessario per riconquistare il suo posto nel mondo civilizzato”. Il suo lavoro scientifico-storico ed antropologico aveva lo scopo di rendere agli africani la loro storia confiscata dai colonizzatori europei: si trattava di un atto politico di presa di coscienza e di liberazione dallo sguardo e dai miti dell'oppressore. Diop condivideva il punto di vista di Franz Fanon sulla necessità di liberarsi come africano dello sguardo del colonizzatore bianco e occidentale interiorizzato. Solo la presa di coscienza attraverso la riscoperta della propria storia poteva creare le condizioni di un rapporto diverso con gli europei. In un indirizzo alla gioventù africane scriveva: ”Quello che l'Occidente chiama l'universalità della scienza,della storia e della filosofia, indica spesso solo il suo conforto di vivere e di dominare. Il grado di universalità che conferisce a se stesso misura il peso d'imperialismo che è pronto, con tutta buona coscienza, a buttare sulle nostre vite. L'imperialismo è in effetti fonte di conforto (intellettuale,sociale o economica) a scapito degli altri”.



Bibliografia di Cheik Anta Diop

Nations nègres et Culture, Paris, Présence Africaine, 1954, 1964, 1979.

L'Unité culturelle de l'Afrique noire, Paris, Présence Africaine, 1959, 1982.

L'Afrique noire précoloniale, Paris, Présence Africaine, 1960, 1987.

Antériorité des civilisations nègres, mythe ou vérité historique ?, Paris, Présence Africaine, 1967,
1993.

L'Antiquité africaine par l'image, Dakar-Abidjan, IFAN-NEA, Notes Africaines, n°145-146, janvier-avril 1975.Deuxième édition quadrilingue français, anglais, pulaar, wolof, Paris, Présence Africaine, 1998.

Parenté génétique de l'égyptien pharaonique et des langues négro-africaines, Dakar, IFAN-NEA, 1977.

Civilisation ou Barbarie, Paris, Présence Africaine, 1981, 1988.


Nouvelles recherches sur l'égyptien ancien et les langues négro-africaines modernes, Paris,
Présence Africaine, 1988.

Les fondements culturels, techniques et industriels d'un futur État fédéral d'Afrique noire,
Paris, Présence Africaine, 1960. Réédition sous le titre : Les fondements économiques et culturels d'un
État fédéral d'Afrique Noire, 1974.

Le laboratoire du radiocarbone de l'IFAN, Dakar, Catalogues et Documents n° 21, IFAN, 1968.

Physique nucléaire et chronologie absolue, Dakar, Initiations et études africaines n°XXXI,
Université de Dakar, IFAN, NEA-IFAN, 1974.

Alerte sous les Tropiques – Culture et Développement en Afrique noireArticles 1946-1960,

 
Tradotti in lingua Inglese

The Cultural Unity of Black Africa, Translation of L'Unité culturelle de l'Afrique noire, Présence
Africaine, 1962 — Chicago, Third World Press, 1974, 1978 — London, Karnak House, 1990

The African Origin of Civilization : Myth or Reality ? Translation of sections of Antériorité des
civilisations nègres, mythe ou vérité historique ? and Nations nègres et Culture by Mercer COOK.
Includes bibliographical references. New York. Westport, Laurence Hill & Company, 1974.

Precolonial Black Africa, translated by Harold SALEMSON, New York, Wesport, Laurence Hill &
Company, 1986.

Civilization or Barbarism, translated by Yaa-Lengi Meema NGEMI, New York, Westport, Laurence Hill & Company, 1991.

Black Africa, The Economic and Cultural Basis for a Federated State, translation by Harold
SALEMSON, New York, Westport, Laurence Hill & Company, 1978.

African Antiquity in Pictures, Dakar-Abidjan, IFAN-NEA, Notes Africaines, n°145-146, janvier-avril
1975. Deuxième édition quadrilingue frança


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