CRONACA: Può la nuova ondata mondiale di violenza, farci fare dei passi indietro sulla pena di morte?

La Pace si costruisce in tempo di Pace. Questo è uno degli insegnamenti più importanti che mi porto dietro dall'università. 
Ma come si costruisce la Pace? A questa domanda si può rispondere in molteplici forme e da diversi punti di partenza ma credo che un punto comune rimanga, chiaro e inopinabile: la Pace si costruisce abbandonando la violenza nelle pratiche delle quotidianità e non permettendo che la stessa (la violenza) si istituzionalizzi.
Questa è la vera sfida della società moderna: rimanere fedele alle conquiste fatte nel campo dei diritti umani e nell'abbandono della violenza come pratica istituzionalizzata.
Non retrocedere di fronte alla violenza che tutti i giorni, direttamente o indirettamente, vediamo, sentiamo e viviamo: questo è il dovere delle nostre generazioni, questa è l'eredità che dobbiamo lasciare a quelle future. 
Ecco perché l'informazione su una questione così importante come la pena di morte, massimo livello di istituzionalizzazione della violenza, non deve mai venire meno.


In occasione dell'avvicinarsi della 13esima commemorazione della giornata contro la pena di morte, ho avuto la fortuna di poter partecipare ad una magistrale esposizione di alcuni accademici di diverse e blasonate università spagnole che insieme a un giornalista del "El Pais Semanal", Alvaro Corcuera, hanno realizzato un seminario intitolato: 
"Verso l'abolizione mondiale della pena di morte"



Questo articolo nasce dall'idea di condividere con molte più persone, rispetto alla 100 presenti nell'aula, i concetti, le riflessioni e le informazioni presentate durante questo evento.

La riflessione, positiva, di  fondo è che oggi non è più così utopico pensare che in pochi anni si possa raggiungere l'obiettivo, insperato e inimmaginabile solo dieci anni fa, della scomparsa della pena di morte nei sistemi legislativi a livello Mondiale. A dirlo sono i dati ma sopratutto le tendenze. Oggi sono 140 i Paesi che, de IURE o de FACTO, hanno abolito la pena di morte. Tra i restanti 58 Paesi che ancora la applicano, 5 risaltano come i maggiori esecutori: USA, Pakistan, Iran, Iraq e Arabia Saudita. (Sulla Cina non esistono dati).
Nonostante l'ottimismo bisogna però fare i conti con la realtà e Amnesty International, attraverso il suo incessante impegno ed i suoi Report, ci fornisce diversi dati sui quali ragionare.  



"Il rapporto sulla pena di morte nel mondo nel 2014 rileva due fenomeni in potenziale contrasto.

Da un lato, i paesi che hanno eseguito condanne a morte sono stati 22 - lo stesso numero del 2013.

La pena capitale resta un’eccezione ed è concentrata fondamentalmente in Medio Oriente e Asia:Iran, Iraq e Arabia Saudita con il 72% delle esecuzioni totali. Se fossero noti i dati della Cina, la percentuale salirebbe al 90%. Ma questo paese continua a mantenere il segreto di stato.
Dall'altro, le condanne a morte sono aumentate drasticamente: almeno 2466 a causa soprattutto di Egitto e Nigeria che hanno messo a morte nel tentativo, futile e di corto respiro, di contrastare minacce a sicurezza, instabilità politica e terrorismo.
Le esecuzioni di cui Amnesty International è venuta a conoscenza, ovvero quelle rese note dalle autorità, sono state 607 - 22% in meno rispetto al 2013 - ad esclusione della Cina.
Il secondo paese al mondo per esecuzioni, l’Iran, ne ha ammesse solo 289, ma secondo fonti attendibili sarebbero 743, una media di due al giorno.
L’elenco dei cinque principali esecutori di condanne a morte si completa con l’Arabia Saudita(almeno 90 esecuzioni), l’Iraq (almeno 61) e gli Usa (35). Il Pakistan ha ripreso le esecuzioni dopo l’orribile attacco dei talebani contro una scuola di Peshawar.
L’uso della pena di morte è sempre più limitato nell’Africa subsahariana, dove solo tre stati (Guinea Equatoriale, Somalia e Sudan) hanno eseguito sentenze capitali.
Quanto all’Europa, la Bielorussia si conferma l’unico paese a eseguire condanne a morte con almeno tre fucilazioni, dopo 24 mesi senza esecuzioni."


L'evento universitario al quale ho partecipato era, ovviamente, incentrato sul contesto spagnolo ma non ho potuto fare a meno di fare una comparazione con il contesto italiano. Molti intellettuali, nel corso degli anni, hanno proposto la dicotomia pena di morte si VS pena di morte no, in questi termini:
"Le persone, in generale, tendono ad essere propense alla pena di morte per una situazione emozionale contestuale e contingente mentre quelle che non sono a favore presentano argomentazioni legate al raziocinio e all'analisi critica." 
Ecco dunque il problema legato al contesto. 
Stiamo arrivando in Italia ad una situazione tale da poter giustificare un così drastico ed epocale passo indietro, quale la restaurazione della pena di morte, anche fosse "solo" per legge militare in caso di guerra?  
Io sono sicuro di no, ma questo non significa che il pericolo non esista.

Come sappiamo, nonostante l'articolo 11 della costituzione italiana reciti quanto segue:
"L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo."

Oggi i militari  italiani sono impegnati in diverse missioni all'estero, ecco un'infografica che ci aiuta a collocarli.


Il pericolo che anche in Italia si ritorni a discutere dell'uso di misure punitive medievali come la pena di morte, dunque, esiste. Ma allora, cosa possiamo fare. Informare, informarci e diffondere filmati come questi tre che vi propongo di seguito, scaricati dal blog di Alvaro Corcuera che vi invito a visitare.

Il  primo video parla dei "resuscitati". Persone condannate a morte negli Stati Uniti d'America e liberate dopo anni di prigione e di braccio della morte, spesso perché riconosciute innocenti.

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Il secondo video parla della barbarie giapponese, dove il condannato a morte non conosce ne l'ora ne il giorno della usa esecuzione, ogni mattina potrebbe essere l'ultima. I detenuti vengono infatti avvisati solo un'ora prima dell'esecuzione.

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Il terzo video ci porta in Bielorussia, l'ultimo Paese europeo ad applicare la pena di morte.

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Grazie!

La Fraternità non è un principio, è uno stile di vita!
A  presto, Diego
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