CRONACA: perché di nuovo la FRANCIA ? Le falsità di Francois Holland

Considerazioni personali sulla carneficina di Parigi.

Ancora una volta l’Europa si trova a fare i conti con un atto di guerra dentro le proprie frontiere.
Ancora una volta l’Europa è impreparata.
Ancora una volta la Francia deve raccogliere i pezzi e rialzarsi.
Ancora una volta Parigi.



I nostri sono “giorni bui” come molti stanno scrivendo in queste ore sui giornali e sui social networks, i nostri sono i giorni della globalizzazione e dell’internazionalizzazione dei conflitti. 
Dopo l’8 maggio del 1945, la comunità internazionale ha fatto il possibile per evitare lo scoppio di una eventuale Terza Guerra Mondiale ma questo non ha potuto evitare conflitti più circoscritti. Oggi assistiamo ad un fenomeno che si potrebbe definire”statalizzazione della guerra”, ovvero le guerre moderne non si combattono tra Stati, ma dentro uno Stato. Esempio lampante è la Siria di Bashar Al-Assad. Dentro il contesto della crisi siriana, tutto il Mondo è implicato, tutte le potenze economiche e militari del Pianeta stanno influenzando le decisioni di qualcuno. Questo è l’internazionalizzazione del conflitto. Uno Stato vive la guerra, un popolo muore sotto le bombe, soffre la fame, fugge, perde tutto, il Mondo partecipa da spettatore interessato muovendo a seconda dell’occasione qualche pezzo della scacchiera.
Quanto appena spiegato è necessario per capire quello che è successo ieri notte. Nel Mondo moderno ogni azione realizzata da uno Stato porta con se una conseguenza all'interno delle sue frontiere, non importa dove sia stata realizzata l’azione. Questo ci stanno dicendo gli attentatori di Parigi.
Il Mondo arabo è in fiamme. Ciò che succede quotidianamente in  Iraq, Libia, Siria e Yemen è sotto gli occhi di tutti.  La Francia è stata ed è uno degli attori chiave della guerra di Libia, non fa mistero di portare avanti azioni militari in Mali e guarda con occhi molto interessati la sua ex colonia in medio oriente: la Siria.
Eccoci dunque al punto, cosa può aver scatenato il nuovo attacco terrorista a Parigi?
Dopo l’onda lunga della commozione generale provocata dalla strage del 7 di gennaio 2015 , nella sede del  giornale Charlie Hebdo a Parigi, dove persero la vita 12 persone e dopo l’assassinio di 4 ostaggi nel supermercato kosher avvenuta solo due giorni dopo, la Francia di Hollande reagisce, o  meglio, Hollande e il suo stato maggiore reagiscono. Faccio questa differenziazione perché  è molto importante sottolineare como la dirigenza politica e militare francese stia attuando ben sapendo quali sono  i rischi e le possibili conseguenze di tali azioni.
Il 27 di settembre 2015 le Monde riporta le parole di Francois Hollande secondo il quale la Francia ha compiuto i primi attacchi aerei contro lo Stato Islamico (o ISIS) in Siria. Hollande dice che gli attacchi sono stati compiuti in base alle informazioni raccolte da alcuni voli di ricognizione sopra la Siria risalenti alle ultime due settimane: uno degli obiettivi è stato un campo di addestramento dell’ISIS nell’est della Siria. Secondo Le Monde, uno degli obiettivi dei bombardamenti è stata Raqqa, la città a nord della Siria che l’ISIS ha dichiarato propria capitale.

La Francia Insomma dichiara guerra allo Stato Islamico.  La Siria però è molto lontana dal  territorio francese, perché allora tanto interesse? Stiamo parlando solo di un interesse umanitario o di qualcosa di più? In Libia i Mirage ( i caccia francesi)  bombardarono durante giorni e giorni le truppe fedeli a Muammar Gheddafi per salvare i civili libici o per qualcosa di più? Oggi l’Europa ha la possibilità di dimostrare la sua sensibilità rispetto alla dignità umana, la stessa sensibilità che nei discorsi della dirigenza politica del Vecchio Continente rappresenta l’arma con il quale si giustificano a furor di popolo, le crociate del Terzo Millennio. Libia, Iraq, Siria, interventi congiunti con l’altro baluardo mondiale della dignità umana rappresentato dagli Stati uniti d’America. Oggi i flussi migratori e la terribile crisi umanitaria dei rifugiati siriani chiamano l’Europa a stringersi intorno alla dichiarazione Universali dei Diritti Umani del 10 dicembre del 1948. Oggi l’Euopa appare sorda, o quantomeno svogliata rispetto a ciò che dice di rappresentare. Si costruiscono muri, si fa molta demagogia, si chiudono le frontiere e si parla di quote, mentre persone come noi, affogano in quella che ormai è la più grossa fossa comune della storia: il Mediterraneo.
 La stessa Europa però non appare tanto svogliata e incapace di agire quando si tratta di lanciare offensive militari. Una considerazione allora mi sorge spontanea: il governo francese rappresentato da Francois Hollande non è  interessato a salvare vite umane, non è  per questo che i Mirage sorvolano i cieli del Medio Oriente. Il Gas e il petrolio siriano, come fu nel 2011 per la Libia, giocano un ruolo preponderante nelle decisioni militari. La guerra nella quale tutti e tutte siamo coinvolti non è una guerra di religione, non è una guerra di tirannie contro le democrazie ma è una guerra di accaparramento delle risorse. Questa notte ho ascoltato parlare Hollande, l’ho sentito dire: sappiamo chi sono e sappiamo dove sono.
Messaggio chiaro e forte, che manifesterà nei prossimi giorni il suo significato militare.
La Francia interverrà ancora in Siria.
Lo farà in maniera dura, in maniera forte, lo farà tenendo conto dei giacimenti di gas e di petrolio.
Quando ho ascoltato Hollande dire quelle parole ho pensato: certo Francois che sai chi sono i responsabili ed è altrettanto certo che sai dove si trovano.
Siete tu, il tuo governo e il tuo stato maggiore!
Mi stringo intorno alle famiglie delle vittime, abbraccio i fratelli e le sorelle francesi o di qualsiasi altra cittadinanza siano. Condanno gli attentati, non giustifico gli attentatori.


Ricordo le vittime delle bombe intelligenti che cadono tutti i giorni in medio oriente, mi stringo intorno alle madri che hanno visto straziati dalle esplosioni i loro figli. 
Condanno l’ipocrisia di chi ancora ci dice che combattiamo in nome di ciò che l’Europa rappresenta.

La guerra che verrà
non è la prima. Prima
ci sono state altre guerre.
Alla fine dell’ultima
c’erano vincitori e vinti.
Fra i vinti la povera gente
faceva la fame. Fra i vincitori
faceva la fame la povera gente
egualmente.

(Bertolt Brecht)


------------------------------------------------------------------------

Non ti dimenticare di condividere l'articolo

e



Grazie!


La Fraternità non è un principio, è uno stile di vita!
A  presto, Diego
Se vuoi visitare l' archivio della sezione dedicata alla cronaca, clicca qui.


Nessun commento:

Posta un commento