VIAGGI - MONGOLIA's photo story

Visitare la Mongolia significa entrare a contatto con una terra leggendaria, con la terra di un popolo che tra il 1206 e il 1368 dominò l’Eurasia.  In Mongolia infatti nacque Temugin, colui che passò alla storia come Chinggis Khan, ( Gengis Khan in Occidente) titolo onorifico che significa sovrano universale. Oggi tra le steppe di ciò che resta della Mongolia imperiale, rimane solo il ricordo di quella inarrivabile grandezza. UlaanBaatar è la nuova capitale di questo sterminato deserto asiatico, unica città in tutta la Mongolia degna di tale nome. La Capitale deve la sua costruzione alla volontà dei sovietici che una volta incluso il territorio mongolo nella loro sfera di influenza, nel 1927,  decisero di forzare l’urbanizzazione di un popolo che aveva costruito la sua grandezza attraverso il nomadismo. L’impresa non riuscì del tutto e come ho potuto constatare durante il mio soggiorno, oggi esistono due Mongolie: quella di UlaanBataar e quella dei nomadi che vivono ancora come i loro antenati ai tempi dei Khan. Ho avuto la fortuna di essere ospite di Ester e Max, amici fraterni che ormai da più di un anno hanno fatto della Mongolia e di UlaanBaatar la loro casa e questo mi ha permesso di vedere e capire molti dettagli, molte sfumature che sicuramente non avrei colto e percepito in un viaggio in solitaria. 


Ho appreso che la Mongolia è più complicata di quanto voglia far credere al visitatore distratto. Simboli, tradizioni, abitudini e costumi sono figli di un crogiolo di epoche e civiltà. Il buddismo diffusosi attraverso gli insegnamenti del monaco Zanabazar, tra il 1600 e il 1700,  ha cambiato il volto del Paese e ha riscritto la geografia della Mongolia. Molti templi sono sorti nell'inospitale steppa mongola, centri energetici, luoghi di preghiera e di culto che hanno accompagnato per almeno 3 secoli la vita dei nomadi mongoli. L’arrivo dei sovietici ha segnato uno spartiacque e se è vero che ha traghettato il popolo mongolo nel XX esimo secolo è anche vero che ha distrutto tutta la memoria di quel passato religioso e spirituale della Mongolia post-imperiale. Anche il culto di  Chinggis Khan venne proibito con l’arrivo del soviet e fino al 26 dicembre 1991, giorno in cui si sciolse ufficialmente l’URSS, l’amore che i mongoli provavano per il loro padre fondatore, almeno ufficialmente, doveva essere tenuto nascosto. Un altro elemento di assoluta importanza è un legame storico e curioso che lega i mongoli ad un animale. Non si può infatti visitare la Mongolia senza sapere che questo popolo venera fino quasi all'idolatria il cavallo. Questo animale, molto diverso dai suoi simili europei, ha fatto la fortuna dell’impero dei Khan ed è considerato come il bene più prezioso e un riferimento naturale per gli usi e i costumi mongoli. Basti dire che il miglior complimento che si può fare ad una donna è : sei bella come un cavallo. Insomma spero di avevi incuriositi almeno un po’ ed ora lascio che siano le foto a raccontarvi i miei giorni in Mongolia divisi tra UlaanBaator ed un viaggio, seguendo la linea ferroviaria della transiberiana, nel deserto del Gobi.

Mongolia's Road Map


PHOTOSTORY


UlaanBaatar




















Sainshand (Deserto del Gobi)


































































UlaanBaatar







































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Caminante, son tus huellas
el camino y nada más;
Caminante, no hay camino,
se hace camino al andar.
Al andar se hace el camino,
y al volver la vista atrás
se ve la senda que nunca
se ha de volver a pisar.
Caminante no hay camino
sino estelas en la mar

Antonio Machado


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