CRONACA: Grazie Pietro Pinna

Questo articolo è scritto con un taglio personale. La pretesa non è quella di fare un resoconto giornalistico dei fatti che racconterò, non pretendo neanche di essere obiettivo, ne di essere equidistante. Chiedo scusa a quanti conoscono meglio di me questo questo tema, questa vita, quest’uomo. Questo articolo vuole rendere omaggio a una di quelle persone che seppero “rompere” gli equilibri di un’epoca e che iniziarono una lotta che ha beneficiato tutti noi. Mercoledì 13 aprile 2016 è morto Pietro Pinna e questo articolo è dedicato a lui. 


Io sono della “leva” del 1985. Nel 2003, all'età  di 18 anni, ricevetti la famosa cartolina attraverso la quale lo Stato italiano mi informava che mi sarei dovuto presentare al distretto militare di Milano per sottopormi alla visita medica di rito per iniziare poi il mio servizio militare.  Ricordo che le sensazioni che provai in quel momento furono molteplici e confuse: rabbia, impotenza, odio, rifiuto e tristezza. Non volevo vestire una divisa, non volevo imparare a sparare, non volevo diventare uno strumento di violenza diretta o indiretta. Oggi, con più anni sulle spalle e più cammino sotto i piedi, posso comprendere in maniera più completa quelle emozioni. Il caso volle che durante la visita medica al distretto di Milano venni etichettato come "rivedibile" una parole che per chi non voleva fare il militare era una mezza salvezza. La legge stabiliva infatti  che nel caso di rivedibilità la persona era invitata a ripresentarsi l'anno seguente per effettuare nuovamente le visite in quanto giudicata temporaneamente inabile. 
Lascia la caserma di Milano di via Mascheroni con un gran sollievo nel cuore ma con la consapevolezza che l'anno successivo il problema avrebbe nuovamente bussato alla mia porta. Mi informai e appresi che, se non avessi voluto fare il servizio militare, avrei potuto optare per l'OBIEZIONE DI COSCIENZA. Questo fu la prima volta nella quale la mia vita si intrecciò con quella di Pietro, con l'eredità che aveva lasciato. Fortunatamente l'anno successivo, nel 2004, fu abolita la legge che prevedeva il servizio militare obbligatorio. Da quel momento chi avesse voluto fare la "leva militare" si sarebbe dovuto presentare volontariamente alle selezioni, stessa cosa per il servizio civile derivato dalla scelta di obiezione di coscienza. 

Ma chi era Pietro Pinna?
Nato a Finale Ligure, di origine sarda, Pinna viveva a Ferrara quando, alla fine del 1948, fu chiamato alle armi. Diventato fortemente antimilitarista dopo aver vissuto gli orrori della Seconda guerra mondiale, e influenzato dal pensiero di Aldo Capitini, decise di rifiutare di prestare il servizio di leva, passando alla storia come il primo obiettore di coscienza d'Italia per motivi politici.
Processato per disobbedienza, fu condannato al carcere una prima volta per dieci mesi, e successivamente per altri otto. Al processo venne difeso dall'avvocato Bruno Segre, che diventerà uno dei più famosi difensori italiani nel campo dell'obiezione di coscienza. Venne infine riformato per "nevrosi cardiaca".



Dopo quei fatti Pietro fondò il 10 gennaio 1962, insieme ad Aldo Capitini, suo grande ispiratore e  probabilmente il più grande pensatore italiano della Non violenza, Il Movimento Nonviolento (MN), una delle principali associazioni italiane che promuove la nonviolenza nello spirito gandhiano. 
Pietro in seguito divenne uno dei più stretti collaboratori di Capitini, con cui organizzò la prima Marcia per la Pace Perugia-Assisi nel 1961, e le tre successive; continuò ad operare nel Movimento Nonviolento per tutta la vita, diventandone segretario nazionale dal 1968 al 1976. E’ stato direttore responsabile della rivista Azione nonviolenta fino al giorno della sua morte il 13 aprile 2016.
Durante la sua vita spesa a favore della lotta pacifica, Pietro pagò in prima persona con il carcere,in più di una circostanza, le sue scelte nonviolente. Il 17 gennaio 1973, già segretario del Movimento nonviolento, in seguito ad una affissione contro la celebrazione delle Forze armate il 4 novembre ("Non festa ma lutto"), fu arrestato a Perugia e condannato per direttissima per vilipendio alle Forze armate. In seguito alle manifestazioni avvenute in suo sostegno in diverse città, venne liberato quattro settimane dopo su istanza di grazia dell'allora Presidente della Repubblica, Giovanni Leone.
Nell'aprile del '79 fu condannato dalla Corte d'Appello di Trieste ad una pena di 8 mesi di reclusione per blocco stradale, pena che successivamente gli fu condonata.
Fu tra gli organizzatori della Marcia Catania - Comiso (24 dicembre 1982 - 3 gennaio 1983) per protestare contro l'installazione della base missilistica statunitense, prima azione concreta di lotta nonviolenta contro le installazioni militari in Italia .
Nel 2008 fu insignito del Premio Nazionale Nonviolenza.
Nel 2012 la facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Pisa gli conferì la laurea honoris causa in Scienze per la Pace.
Ancora una volta, GRAZIE PIETRO.


L’Obiezione di Coscienza in Italia
Dopo anni e anni di incarcerazioni e condanne alle quali, a partire dal 1916 furono sottoposti tutti quegli uomini che in italia rifiutarono di impugnare le armi, su proposta del Sen. Anderlini nel 1970 viene presentata in Parlamento, insieme ai colleghi democristiani Giovanni Marcora e Carlo Fracanzani, una proposta di legge per legalizzare l'obiezione di coscienza. La proposta venne  approvata dal Parlamento due anni dopo, con l'istituzione del servizio civile obbligatorio per chi rifiutava di prestare il servizio militare.
La prima norma nell'ordinamento italiano a disciplinare l'obiezione di coscienza fu la legge 15 dicembre 1972 n. 772 (la cosiddetta Legge Marcora dal nome del suo relatore) seguita dal relativo regolamento di attuazione di cui al D.P.R. 28 novembre 1977 n. 1139 ("Norme di attuazione della legge 15 dicembre 1972, n. 772, sul riconoscimento dell'obiezione di coscienza").
Tale legge permise agli obiettori di scegliere il servizio civile sostitutivo obbligatorio, di durata di 8 mesi superiore alla durata del servizio che si sarebbe dovuto svolgere (all'epoca 15 mesi per l'esercito, ridottisi successivamente a 12 ed infine a 10 nel 1997, 22 per la Marina Militare, ridottisi poi a 18). Per protestare contro una legge giudicata non equa, nel gennaio del 1973 venne fondata la Lega degli obiettori di coscienza (LOC) per iniziativa del Partito Radicale, di Pietro Pinna, del Senatore Luigi Anderlini e del valdese Giorgio Peyrot, esponente del gruppo cristiano Movimento Internazionale di Riconciliazione (MIR) .Tale periodo aggiuntivo fu ritenuto  incostituzionale solo con la sentenza 470 del 1989. Fu abolito quindi il comma 1 dell'art.5 della legge che prevedeva una durata di 8 mesi oltre alla durata del servizio militare.


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A presto, Diego
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