SULLA MIA PELLE: la Spagna IDEALE, che NON esiste

Questo articolo non cerca di essere un'analisi politica attenta e distanziata e neanche una ricerca sociale con tutti i crismi del caso. Quello che state per leggere è un insieme di riflessioni da accompagnare con un buon caffè e che vi potrà dare alcuni buoni spunti per una chiacchierata al bar, in ufficio, dal parrucchiere o dove meglio credete.
Come feci a suo tempo in Ecuador dopo aver passato un anno nella terra della Revolucion Ciudadana di Correa, oggi scriverò, proprio nel mese 5° anniversario del 15M, quelle che sono le mie percezioni sulla Spagna.
Il titolo dell'articolo "La Spagna IDEALE, che NON esiste" vuole essere una provocazione a quanti vedono la Spagna come una terra promessa, dove tutto funziona meglio rispetto al Bel Paese e dove tutte le aspirazioni del buon vivere trovano compimento. Io vengo a dirvi che non è cosi e lo argomenterò con fatti, numeri e opinioni nei paragrafi che seguiranno.



POLITICA
Oggi in Spagna l'aggettivo che più viene affiancato alla parola politica è: instabile. Le recenti elezioni del 20 dicembre 2015 (leggi l'articolo "la nueva era politica de España) hanno segnato un cambio storico per il Paese. Sono state lo spartiacque tra il bipartitismo e il sistema "all'italiana" e hanno visto la prepotente entrata in scena di Podemos di Pablo Iglesias e di Ciudadanos di  Albert Ribera. La Spagna non ha saputo decidersi e nessun partito si è trovato con i numeri per poter governare. Le consultazioni indette dal Re Felipe VI non sono riuscite ad agevolare il nascere di una coalizione con i seggi necessari per avere la fiducia e formare l'esecutivo e cosi il 26 giugno 2016 gli spagnoli saranno chiamati ancora una volta a votare. Il costo di questo scherzetto del ripetere le elezioni: 160 MILIONI di euro
Nel frattempo il Paese si trova senza governo e mentre i 4 leader dei  partiti di maggioranza, Mariano Rajoy per il PP, Pedro Sanchez per il PSOE, Pablo Iglesias per PODEMOS e Albert Ribera per CIUDADANOS, giocano la loro partita a risiko, la gente comune continua a soffrire la morsa di una crisi che sembra non voler terminare e la mancanza di una risposta politica ai problemi che attanagliano la quotidianità  di milioni di elettori/trici. L'indipendentismo Catalano non è mai stato così vivo e forte. Gli scontri, più o meno diplomatici, tra il governo di Barcellona del neoeletto Carles Puigdemont e  quello centrale di Madrid, sono quotidiani. Nel frattempo  lo spettro del "problema Basco" si è riaffacciato con la scarcerazione di Arnaldo Otegi, secretario generale del Sortu (partito nazionalista Basco) che non rinnega le lotte dell' Euskadi TA Askatasuna (ETA) e riapre una vecchia ferita. 
Neanche dall'Europa arrivano buone notizie. Secondo  i mezzi si di informazione nazionali, la Spagna avanza inesorabilmente verso il "vergognoso destino" di essere il primo Paese della zona euro sanzionato per non aver compiuto le normative fiscali. Il deficit del Paese infatti, si attesta ad un 5,1% del Prodotto interno lordo (PIL)  rispetto al massimo del 3%, accordato con la Commissione Europea. Se questo non bastasse sono di questi giorni i dati che parlano del debito pubblico spagnolo che per la prima volta da un secolo a questa parte ha superato il 100% del PIL.


CORRUZIONE e EVASIONE FISCALE

Essendo nato e cresciuto in Italia e avendo passato due anni in latino america devo dire che mai avrei pensato di potermi sorprendere per scandali di corruzione o di evasione fiscale. Eppure la Spagna ci è riuscita. Da quando ho iniziato a seguire le vicende nazionali spagnole non è passato giorno nel quale non si svelasse uno scandalo di corruzione con implicazioni politiche o di grandi imprese private. Di seguito alcuni esempi per i quali vi esorto a fare una libera ricerca su internet in modo da poter comprovare quanto scrivo:


























Se questo non fosse stato sufficiente per render l'idea vi consiglio di dare uno sguardo a questo link su wikipedia che ci riassume molto bene il binomio Spagna - Corruzione



LAVORO

Probabilmente il problema principale del Paese. Il tasso di disoccupazione è terrificante. Le donne sono quelle che maggiormente hanno sofferto la crisi e durante questi anni di tagli massivi ai posti di lavoro, tutte le buone pratiche messe in atto, negli anni delle "vacche grasse" per garantire l'uguaglianza di genere sul lavoro sono finite nel cassetto ed oggi ci troviamo con più donne disoccupate rispetto agli uomini. Altro dato importante a riprova di quanto affermato è la breccia salariale tra gli stipendi percepiti in Spagna da donne e uomini. I dati, come riportato in questo articolo di fine 2015, sono davvero allarmanti. In Spagna la differenza del salario tra un uomo e una donna è in  media del 19,3% (3 punti superiore alla media europea) mentre in Italia siamo ad un 7,3%.
Ecco qui i dati che potete controllare da soli facendo click su fonte dati - i dati fanno riferimento al mese in cui è stato consultato il sito e cioè maggio 2016.


SPAGNA (fonte dati)              
ITALIA (fonte dati)
Disoccupazione: 20,4%            
Disoccupazione: 11,4%
Uomini: 18,7%                                   
Uomini: 10,9 %                                         
Donne:22,2%                                      
Donne: 11,9%


Minori di 25 anni:  45,5%                               
Minori di 25 anni: 36,7%
Uomini: 44,3%                                    
Uomini: dato non pervenuto
Donne: 46,9%                                      
Donne: dato non pervenuto

GIOVANI

Come abbiamo visto in precedenza le prospettive per un/a giovane in Spagna oggi non sono proprio allettanti. Ma se approfondiamo il  tema scopriamo cose ancora peggiori. In Spagna si usa una parola offensiva, NINI, per definire quei giovani che non studiano e non lavorano. La OCDE (Organización para la Cooperación y el Desarrollo Económicos) colloca la Spagna tra i peggiori paesi europei nella speciale classifica dei NINI. L’organismo internazionale calcola infatti che il 25,8% dei giovani compresi tra i 15 e i 29 anni si incontrino in questa situazione ( dati 2015). Altro dato allarmante che risulta dalle rilevazioni della stessa OCDE è il tempo che impiegano gli studenti/esse spagnoli per conseguire un titolo di laurea. I dati ci dicono che gli studenti/esse passano in media 9 anni nelle università, entrando a 18 e terminando a  27 per conseguire una laurea e uno ogni cinque finisce l’università dopo i 31 anni. Fonte dati.

Da sottolineare un altro fattore che nei prossimi anni avrà delle conseguenze nefaste sull'economia spagnola. La Spagna è il capofila europeo per ciò che riguarda l'abbandono scolastico prematuro con una percentuale del 21,9% che quasi duplica la media europea pari a  11,1%. E' pur vero che analizzando la tendenza scopriamo che rispetto al 2006 con un 30, 3% le cose sono migliorate ma il dato  continua ad essere allarmante. In più bisogna considerare che nel 2006 il tasso di abbandono era cosi alto, sopratutto tra i maschi, perchè dato il gran boom economico dell'edilizia erano molti quella che preferivano dedicarsi a lavori edili e a quelli che all'epoca erano soldi facili. Oggi, questi "ex-ragazzi" si trovano a non aver terminato neanche le superiori e ad ingrossare le file della disoccupazione giovanile. Fonte dati.

MULTICULTURALISMO

La spagna è un Paese dove vivono e convivono una incredibile varietà di culture. Questo fattore unito al passato coloniale del Regno di Spagna ci potrebbe far erroneamente credere che ci si trovi di fronte ad un perfetto melting pot. Purtroppo non è così. Il razzismo e la xenofobia, anche in Spagna, sono dei problemi oggi più che mai all'ordine del giorno. La società è frammentata. Basta percorrere Madrid per rendersi conto di quanto ci si trovi di fronte ad una dinamica multiculturale e non Interculturale. Le eccezioni esistono, non dico di no però vi invito a controllare questa analisi di Accem sul razzismo in Spagna per farvi un'idea. (A noi italiani vogliono bene, questo devo dirlo).


INQUINAMENTO

Madrid è una delle città più inquinate d'Europa. A livello personal, visto che vivo nella comunità di Madrid, posso dire che è incredibile la differenza tra l'aria che respiro a Getafe (dove vivo) rispetto a quando mi trovo nel centro di Madrid. Ad ogni modo e per argomentare con qualcosa di più solido rispetto alle mie opinioni, ecco un estratto di un articolo del Pais.
"Il 95% della popolazione spagnola respira un'aria con livelli di inquinamento superiori rispetto alle raccomandazioni dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), principalmente a causa del traffico nelle aree metropolitane, secondo il rapporto sulla qualità dell'aria in Spagna presentato dalla ONG ecologisti in azione.


Il rapporto analizza i dati raccolti in 702 stazioni ufficiali di controllo dell'inquinamento, situati in 135 zone della Spagna, e fa  riferimento a tre limiti: i valori massimi di inquinamento raccomandati dall'Organizzazione Mondiale della Sanità; l'obiettivo a lungo termine per la protezione della vegetazione stabilito dall'Unione Europea (UE) e dei valori limite vincolanti fissati dalla normativa della stessa UE.



La principale fonte di inquinamento atmosferico è il traffico nelle città, ma ci sono anche altri fattori, come alcuni settori industriali (acciaio, cemento e centrali elettriche) e il trattamento dei rifiuti. Inoltre, il rapporto denuncia che ogni anno vengono registrati circa 27.000 morti premature in Spagna per condizioni derivanti da inquinamento atmosferico, secondo l'Agenzia europea dell'ambiente (AEA)." Fonte




IMMIGRAZIONE

La Spagna è uno dei pochi paesi a livello mondiale ad aver sperimentato un cambio di tendenza migratorio in pochissimo tempo. Uscito dalla dittatura di Franco il popolo spagnolo ha ricostruito un intero Paese. Il flusso di emigranti si è fermato, molti sono tornati e in pochi anni la Spagna si è trasformata da paese ricettore di aiuti di Cooperazione Internazionale allo Sviluppo a Paese donante. Durante gli anni del boom economico (anni 90')  la Spagna ha attirato migranti da ogni parte del Mondo tanto che la qualità di vita del Paese iberico si è trasformata in uno status simbol a livello globale. Parlando di numeri possiamo dire che la due grandi comunità di migranti in Spagna sono quella rumena e quella marocchina con circa 800 000 persone ognuna. Seguono la comunità britannica con 300.000 e quella ecuadoriana con  circa 200 000 persone. Secondo dati del 2014 la comunità italiana si trova al settimo posto con circa 180 000 connazionali in territorio spagnolo. Uscendo dai numeri ci troviamo di fronte a una realtà sociale e una percezione della migrazione particolare. Le leggi dell'ultimo governo del PP di Mariano Rajoy hanno segnato un cambio di tendenza forte e determinato rispetto alla migrazione, sopratutto rispetto a quella extracomunitaria.Il diritto alla salute non è più garantito per i migranti a meno che non dispongano di un permesso di soggiorno.  Il conflitto in Libia e in Siria e gli attentati di Parigi e di Bruxelles hanno contribuito ad una esplosione della islamofobia che si è riversata sulla comunità marocchina e sui rifugiati. Le nuove leggi in materia di sicurezza giustificano le devoluzioni a caldo realizzate dalla guardia civile nelle frontiere africane delle città autonome di Ceuta e Melilla. (In barba a tutti i trattati delle Nazioni Unite sottoscritte dalla Spagna che VIETANO la devoluzione di persone richiedenti asilo). In merito alla questione rifugio la cosa è davvero scandalosa. Dei circa 15 000 rifugiati assegnati alla Spagna durante la ripartizione a livello europeo del 2015, ad oggi, sono state accolte 18 PERSONE. Per approfondire click qui.


ORDINE PUBBLICO

Tutte le volte che tocco l'argomento con uno spagnolo o con una spagnola il commento è sempre lo stesso: il comportamento della polizia nei confronti dei cittadini è peggiorato molto negli ultimi anni. La cosiddetta "ley mordaza" entrata in vigore il 1 luglio 2015 ha cambiato l'architettura del rapporto tra la cittadinanza e le forze dell'ordine. Oggi la Guardia Civil e la Policia Nacional godono di una specie di impunità e di immunità. E' proibito filmare o fotografare qualsiasi agente delle forse dell'ordine, anche se sta commentando un abuso, pena la carcere. Sembra assurdo lo so, però è cosi. Dopo i fatti del 15M e i movimenti contro gli sfratti, le denunce contro le forze dell'ordine si sono moltiplicate. Il governo ha visto di trovare una soluzione. Con l'entrata in vigore della legge si sono ridotti drasticamente i diritti dei cittadini e sono aumentate le capacita di azione degli agenti. In questo clima, chi ha la mano dura o il pugno facile regna incontrastato. Affrontare oggi per le strade di Madrid un poliziotto che sta compiendo un abuso può trasformarsi in un aneddoto tutt'altro che felice. Lo dico per esperienza. 

CONCLUSIONE (opinione personale)
Non voglio convincere nessuno a NON venire in Spagna. Le spiagge continuano ad essere bellissime, la movida di Madrid e di molti altri luoghi è unica, il fermento culturale è molto e la società civile è dinamica e attiva. Dall'altro lato, personalmente non sopporto le corride e il fatto che le mie amiche ed amici spagnoli sia sudditi e non cittadini (la monarchia crea un aria medievale) mi sembra assurdo. Nonostante questi ultimi aspetti direi che per un italiano l'accoglienza non è niente male e il vincolo culturale riamane molto forte. Quello che vorrei che emergesse dall'articolo è che la Spagna è molto lontana dall'essere quell'immagine di paradiso terrestre che ancora oggi viene esportata in molte parti del Mondo. 


Leggi anche Cronache Spagnole e Vivere a Madrid.


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