YOLANDE MABIKA - Dieci rifugiati alle Olimpiadi di Rio de Janeiro



"Il Judo non mi ha portato denaro, però mi ha fatto più forte"

I combattimenti nel'est della  Repubblica Democratica del Congo separarono Yolande Mabika dai suoi genitori quando era solo un bambina. Ricorda di aver corso a lungo da sola da sola  correre da sola e di essere stata salvata da un elicottero che l'ha portata nella capitale, Kinshasa. Fu alloggiata in un centro per bambini sfollati dove visse per lungo tempo: li scoprì il judo.


Yolande cominciò a gareggiare in tornei importanti. "Il Judo non mi ha portato denaro, però mi ha fatto più forte" dice. "Sono stata separata dalla mia famiglia e per questo piansi molto. Ho iniziato con il judo per avere una vita migliore. "


Nel 2013, quando venne per la prima volta  a Rio de Janeiro per competere al Campionato Mondiale di Judo, il suo allenatore le confiscò il passaporto e le limitò l'accesso al cibo, pratica comune applicta a tutte le competizioni internazionali nelle quali partecipava Yolande. Lei, dopo anni di abusi e dopo essere stata chiusa in una gabbia  per aver perso un torneo, riusci a fuggire dall'hotel e vagò per le strade di Rio in cerca di aiuto.


Oggi, come rifugiata in Brasile, ha conquistato un posto nella squadra degli atleti olimpici Rifugiati e  si allena nella scuola di judo fondata da Flavio Canto, medaglia di bronzo olimpico per il Brasile. "Io sarò parte di questa squadra e vincerò una medaglia. Sono un buona atleta e questa è un'opportunità che può cambiare la mia vita ", dice Yolande. "Spero che la mia storia sia un esempio per tutti. Forse la mia famiglia mi vedrà e postremo incontrarci di nuovo. "


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