YUSRA MARDINI - Dieci rifugiati alle Olimpiadi di Rio de Janeiro



"Voglio dimostrare a tutti che dopo il dolore, dopo la tempesta, arriva la quiete"

Quando la fragile imbarcazione nella quale stava viaggiando cominciò  a riempirsi d'acqua, Yusra Mardini seppe cosa doveva fare. Alla deriva,  in mare aperto,  al largo della costa Turca insieme ad altri 20 passeggeri disperati, questa giovane di Damasco si gettò in acqua con la sorella Sarah. Le due cominciarono a nuotare per trainare la barca fino alla costa Greca.
"C'erano persone che non sapevano nuotare", dice oggi Yusra, che rappresentò la Siria ai campionati mondiali di nuoto della FINA nel 2012. "Sarebbe stato vergognoso se qualcuno fosse annegato nella nostra barca. Non potevo solo sedermi e aspettare di  annegare ".

Yusra  ha perso le sue scarpe durante il pericoloso viaggio in mare, un piccolo prezzo da pagare per garantire la salvezza di tutto l'equipaggio. Dopo aver raggiunto isola greca di Lesbo, ha intrapreso il percorso verso il Nord Europa con un gruppo di richiedenti asilo, ricorrendo anche ai trafficanti.

Poco dopo il suo arrivo in Germania nel settembre 2015, ha iniziato la formazione in un club a Berlino, il Wasserfreunde Spandau 04. Ora ha 18 anni ed e si allena per competere nei  200 metri stile libero femminili ai Giochi Olimpici del 2016 in Brasile, come atleta membro della squadra olimpica dei rifugiati.

"Voglio rappresentare tutti i rifugiati perché voglio dimostrare a tutti che dopo il dolore, dopo la tempesta arriva la quiete," dice. "Voglio provare ad essere di ispirazione."

Ritorna all'articolo - Dieci rifugiati alle Olimpiadi di Rio de Janeiro

Nessun commento:

Posta un commento