CRONACA: SANGUE CHIAMA SANGUE, l'Albania della quale non si parla

                              

Non appaiono tra i titoli principali di nessun giornale, nessun telegiornale apre la sua edizione quotidiana parlando di loro, nessun politico si batte il petto e manifesta la necessità di riunioni internazionali per trattare questi problemi. Ma cosa sono ?
Sono le EMERGENZE DIMENTICATE


Ogni giorno nel mondo si consumano fatti atroci, eventi che oscurano la stessa parola "umanità", fiumi sdi sangue  ci ricordano che siamo ancora lontani dal compimento della dichiarazione universale dei diritti umani  per tutta la popolazione del Pianeta. Non tutti questi eopisodi però, ricevono la stessa attenzione. Non tutte queste vite sembrano avere lo stesso valore per coloro che diffondono informazioni a livello globale, per chi prende decisioni a livello politico, per quelli che ci governano e per coloro che dovrebbero agire.

In questo articolo esporrò uno di questi casi,  discuterò di una di queste emergenze dimenticate che si trova appena fuori dell'Unione Europea: in Albania. Prima di tutto è però legittimo e necessario porci alcune domande, le cui  che risposte potranno essere trovate più avanti nel testo:
Cos' è il Kanun?
Che cosa sono le Gjakmarriës?
Nell'articolo che segue si parlerà delle vicende storiche di quella che oggi si chiama Albania, si analizzerà il suo contesto sociale, il lavoro svolto da coloro (pochi) che non hanno dimenticato questa emergenza e dati alcuni dati che ci permettono di misurare con dei numeri le dimensioni di questa tragedia.

Traduzione: Io sono contro le Gjakmarriës

Contesto Storico
Il territorio che oggi forma la Repubblica d'Albania  ha subito nel corso della storia, diverse dominazioni. I primi sono stati i Romani, poi vennero i  Bizantini ai quali fecero seguito varie invasioni barbariche, fino a quando nel 1478 il Principato di Albania divenne parte dell'Impero Ottomano. L'albanese Skanderbeg, eroe nazionale, oppose in quel periodo un feroce resistenza agli ottomani e proprio grazie al suo valore e alle sue vittorie in battaglia, questi ultimi, non furono mai in grado di penetrare l'Europa occidentale attraverso l'Albania. Il 28 novembre, 1912, a Valona, Ismail Qemali dichiarò l'Albania indipendente per la prima volta nella storia, dopo aver sconfitto in battaglia le armate greche e serbe. L'indipendenza però non ebbe lunga vita. Con l'invasione lampo del 7 aprile '39, l'esercito italiano disarmò la debole resistenza albanese quasi senza sparare un colpo. Re Zog, il Re d'Albania fuggì immediatamente in Grecia . Il 16 aprile, l'Albania si fuse con il territorio italiano e Vittorio Emanuele III fu proclamato Re di Albania. La resistenza antinazista albanese fu però in grado di prendere il controllo del paese nel 1944. Va evidenziato il fatto che l'Albania fu l'unico paese europeo in cui tutti gli ebrei furono salvati dalla persecuzione nazista durante l'occupazione fascista. Dal1946 al 1990 l'Albania si isolò dal mondo dovuto alla sua politica anti-revisionista, nazionalista, comunista e stalinista. Enver Hoxha, il dittatore che governò l'Albania dal 1946, morì nel 1985, lasciando il testimone al suo uomo di fiducia, Ramiz Alia. Quest'ultimo, a causa di proteste di massa e del clima politico ogni giorno sempre più turbolento, concesse le  prime elezioni libere  che si celebrarono nel 1991. L'Albania ha avviato la sua l'adesione del programma dell'Unione Europea (UE) e la sua domanda è stata presentata il 16 novembre 2009. Dal 24 giugno 2014, l'Albania è ufficialmente un candidato per l'adesione all'UE. Inoltre, il 4 Aprile 2009, il paese è diventato un membro della NATO.

Mappa dell' Albania
Cos'è il Kanun?
Il Kanun, scritto da Leke Dukagjini, è il codice di comportamento più importante dell'Albania. E 'stato quello che, nel corso dei secoli,  più si è radicato nel costume collettivo tra i tanti codici delle zone montuose dell'Albania.
Le origini esatte del Kanun non sono ancora chiare dal momento che tutti i comportamenti normati al suo interno erano già presenti in Albania nel Medioevo. Tuttavia, grazie alla documentazione storica, possiamo dire che i concetti di vita sociale che formano il diritto civile del Kanun appaiono per la prima volta in forma di libro nel XV secolo per opera di Leke Dukagjini. Da quel momento in poi, il Kanun fu trasmesso principalmente per via orale, di generazione in generazione.
Il Kanun resistette al dominio ottomano ed era ancora attivo nel Paese, quando l'Albania ottenne la sua prima indipendenza nel 1912. All'inizio del XX secolo, Shtjefen Gjeòov, un frate francescano originario del Kosovo, riunì ancora una volta in forma scritta ciò che era stato trasmesso oralmente, viaggiando attraverso i villaggi albanesi. Al termine del lavori, il monaco, raccolse 12 libri scritti in dialetto Gheg della lingua albanese. Il Kanun, che risale al 1400, riprese la sua forma scritta dopo la caduta del regime comunista di Enver Hoxha, e oggigiorno continua a codificare e normare  la vita sociale nelle parti più profonde dell'Albania, soprattutto al nord. Tra le altre cose, il codice regola il diritto di vendetta, ciò che sarà discusso più avanti nel testo.
Come già spiegato, il Kanun è stato trasmesso oralmente, principalmente a causa dell'analfabetismo che ha prevalso in tutto il paese. Molti concetti, come l'autorità del genitore, il diritto alla proprietà privata e la sua integrità, il diritto di successione e altri aspetti della vita di famiglia sono stati ricavati dal diritto romano, d'altra parte, il particolare modo di farsi giustizia personalmente sembra  avere origine illirica. Questo fatto dimostra che il codice ha subito anche un'influenza greca, il che  significa che la sua origine potrebbe essere antecente al Medioevo.
Durante la monarchia in Albania, Re Zog, vide  il Kanun come una minaccia per il potere dello Stato e un ostacolo alla creazione di un paese moderno. Anche se ufficialmente abolito, il Kanun continuò a scandire la vita degli albanesi e anche il re stesso fu stato vittima attentati contro la sua vita per condanne a morte basate proprio sull antico codice del Kanun. Con l'istituzione del sistema comunista, che avrebbe cambiato radicalmente l'etica della società albanese, il Kanun  perse forza nella maggior parte dell'Albania, d'altra parte, nel nord, ha resistito fino ai nostri giorni.
Il Kanun disciplina molti aspetti della vita sociale (civile) delle persone che seguono le sue norme di condotta. Quello che analizzeremo in questo articolo  è la vendetta di sangue.

La vendetta di sangue
Il  Kanun regola la vendetta di sangue, antica usanza di origine illirica. Nel codice si stabilisce il diritto di vendicare la morte di una familiare, uccidendo i parenti maschi dell'assassino (fino al terzo grado). La vendetta è considerata  un obbligo, la pena per l'inadempimento di quest'ultima è l'isolamento dalla comunità di apprtenenza. Nonostante tutto è previsto anche il perdono, che può essere concesso dai parenti offesi e si realizza attraverso un rituale preciso. Il perdono è considerato saggio come la vendetta e può essere applicato a qualsiasi membro della famiglia.

Il KANUN
Cosa sono le Gjakmarriës?
Le Gjakmarriës, parola albanese usata per indicare il concetto di vendetta di sangue (sangue letteralmente preso), rimangono una realtà quotidiana nelle zone montuose del nord dell'Albania, in particolare nella provincia di Skhodër (Scutari). In questa parte del paese circa 114 000 persone  vivono due vite parallele. Da un lato vivono e agiscono secondo le leggi moderne della Repubblica d'Albania e d'altra parte sono soggette alla legge ancestrale del Kanun.
Nella cultura albanese, l'onore è considerato come l'elemento costitutivo del rapporto tra l'individuo e la comunità e qualsiasi azione disonorevoli è giudicata alla stregua di un crimine. Secondo il Kanun, il disonore può essere riparato solo con spargimento di sangue o con il perdono concesso tramite un rito di riconciliazione.
Attualmente, il Kanun non è ufficialmente in vigore, ma la tradizione che lo caratterizza continua ad esistere e fondamenta la morale della società civile albanese delle zone montuose, come nel caso di Skhoder. Nel corso del tempo, le regole del Kanun sono state reinterpretate e ora le disposizioni del codice sono degenerate in modo che, in pratica, riflettono la soluzione della  giustizia privata per conflitti interpersonali causati da motivi diversi ( ad es. i confini della proprietà, incidenti stradali, ecc). Il gjakmarrje risultante comporta la comparsa di cicli di vendetta che mettono in pericolo la vita di quasi tutti i membri delle famiglie delle persone il cui onore è stato offeso.
Inoltre, il fenomeno ha portato allo sviluppo di una mentalità in cui l'uomo coraggioso ripara  l'onore oltraggiato attraverso lo spargimento di sangue. Questo punto di vista, seguito oggi da più, ha sostituito la visione tradizionale che considerava il perdono come atto più coraggioso rispetto alla vendetta 
Le conseguenze negative del fenomeno della vendetta di sangue sono evidenti sia per le famiglie in attesa di subire la vendetta, sia per coloro che devono decidere in merito all'esecuzione della stessa. Queste conseguenze includono la mancanza di libertà di movimento al di fuori della casa, dei maschi con un'età superiore ai 14 anni, fino al terzo grado di sangue, rispetto  all'assassino. Questo costringe i parenti dell'assassino a vivere in completo isolamento per anni e anni. È facile capire come le perdite economiche associate con la disoccupazione, i danni fisici causati dalla mancanza di accesso ai servizi medici, il danno psicologico causato dal contesto di chiusura, la paura, la morte e la violenza in cui sono immersi gli individui coinvolti, costituiscano veri e propri elementi di tortura. Dobbiamo anche considerare che l'impossibilità di questi giovani di frequentare la scuola, provoca un aumento del tasso di analfabetismo, insieme ovviamente ad altri problemi come gli  "errori" che si verificano nel tentativo di vendetta e che portano al ferimento o all'uccisione di altre persone.  Inizialmente le donne non erano direttamente oggetto di vendetta di sangue e questo almeno ha dato loro la libertà di movimento al di fuori della casa, luogo neutrale, dove nessuno può consumare la vendetta. Ad ogni modo, l'incapacità degli uomini soggeti a vendetta e costretti in casa, di pote contribuire in qualche modo all'economia della casa, obbliga le donne ad "arrangiarsi" per  fornire il sostegno finanziario della famiglia. Questa condizione di lavoro forzato per le donne, spesso anche in giovane età, provoca l'abbandono scolare anche di queste ultime. Il circolo della povertà e dell'analfabetismo che si ripete senza apparente via d'uscita.  



Le Gjakmarriës in numeri
Alla fine del 2012 furono pubblicati per la prima volta sui principali quotidiani albanesi i dati ufficiali sul fenomeno della faide, dati rilasciati dal Ministero degli Interni. Le cifre parlano di 225 omicidi/gjakmarrjes verificatisi in 12 anni ; 67 famiglie isolate in tutta l'Albania; 33 bambini impossibilitati a frequentare la scuola, di cui 23 solo nel distretto di Scutari.
Secondo le informazioni raccolte dalle ONG che operano in loco, le famiglie delle vittime del gjakmarrjes sarebbero molte di più e sarebbero coivnolte le città di Skhoder, Lezhë, Malesi, Madhe e Tirana. La maggior parte di queste famiglie vive aspettando la vendetta e alcune sono in attesa di capire se la controparte sceglierà se emettere vendetta di sangue o il perdono. La maggior parte di queste famiglie vive in provincia di Scutari, dove i clan coinvolti sono 32.
In un'altra zona montuosa nella città di Tropoja, al confine con il Kosovo, le famiglie coinvolte nel fenomeno sarebbero almeno 20, appartenenti a 12 diversi clan.
I dati forniti dal Corpo di Pace non-violento della comunità Papa Giovanni XXIII, denunciano la partecipazione di almeno 500 persone nel fenomeno della gjakmarriës nella zona di Scutari, Lezhe, Tirana e Tropoja. Parlando della popolazione totale dell'Albania, anche se è difficile contare con dati verificabili, si stima che siano tra 1500 e 3000le  persone che soffrono il fenomeno della vendetta di sangue.
E 'importante sottolineare che l'Albania, dopo la caduta del regime comunista di Dopo la caduta del regime diEnver Hoxha, l'Albania ha subito un notevole emigrazione. Emblematiche, a questo proposito, le immagini dell' arrivo al porto di Bari del peschereccio Vlora, carico di migliaia e migliaia di giovani albanesi, nel 1991. Questa emigrazione non ha prodotto la fine del potere del Kanun ma piuttosto ha permesso che quest'ultimo si installasse in altre parti del mondo. Oggigiorno, il fatto di vivere in Italia, Francia, Spagna, Regno Unito e in altri paesi, non protegge gli appartenenti ai dallle regole e dalgi effetti delle vendetta di sangue.

 Porto di Bari, 1991, arrivo del Vlora

 Porto di Bari, 1991, arrivo del Vlora
La possibilità del perdono
Se è vero che il Kanun continua a giustificare la tradizione della vendetta è anche vero che nello stesso codice si contempla la possibilità di  una riconciliazione non violenta, assegnando apersone chiamate "moderatori" il compito di avviare una soluzione pacifica tra le due parti.


Estratto dall'articolo "La Encyclopédiste" del 22 ottobre 2012

Occhio per occhio: Il Kanun e la vendetta di sangue in Albania


La riconciliazione secondo il codice medievale

[ "Il mediatore di sangue è colui che si sforza di indurre la famiglia della persona uccisa a conciliarsi con l'assassino", dice l'articolo 134 del Kanun. Mandare un mediatore è un diritto e riceverlo  è un dovere.
Perso tra le montagne del nord  vive Sokol Dalja un Bajraktari, parola che identifica i  mediatori, all'età di 78 anni può affermare di aver riconciliato ben 100 famiglie. "Quando cadde la dittatura cominciai a riconciliare, quel lavoro era necessario a causa dell'incredibile aumento delle vendette", dice, mentre tira fuori da un vecchio armadio in legno i certificati delle sue mediazioni.
Sokol è Bajraktari perché ha ereditato questo ruolo da suo padre, ucciso quando lui aveva due anni. A 17 anni, perdonato  la famiglia che aveva ucciso suo padre. "Quando si interiorizza il dolore si può riconoscere il dolore degli altri. Se non si soffre non si può giudicare! ".
Per poter convincere una famiglia "deve essergli vicino, conoscerla e visitarla mille volte", dice Sokol, mentre Alexander Kola, un altro mediatore della città di Scutari, dice che "non vi è alcun periodo di tempo definito, possono trascorrere sei mesi come sei anni. " Infatti durante l'anno 96, ha riconciliato due famiglie in lotta da 83 anni.
Perchè la riconciliazione sia valida deve essere celebrato il "rito di sangue", realizzato a casa del capo della famiglia assassino con la partecipazione di mediatori, parenti e amici. Nel rituale il Bajraktari punge il mignolo dei due capifamiglia, pone un granello di zucchero sulle due gocce di sangue e ognuno dei due deve bere il  sangue dell'altro.
Ad ogni modo, il raggiungimento della riconciliazione non è facile, anche se l'articolo 122 del Kanun dice, "concedere la tregua è un dovere degno degli uomini forti."]


Conclusioni
Dal 24 giugno 2014, l'Albania è un candidato ufficiale all'UE ma nonostante questo non ha sviluppato alcun programma ufficiale, ne a livello nazionale ne internazionale, per porre fine al fenomeno delle gjakmarriës. Il governo albanese fa ogni sforzo per ridurre al minimo i fatti e nascondere i dati reali sulle morti per vendetta di sangue. Dopo la caduta della dittatura comunista, l'Albania ha vissuto un periodo di transizione democratica che non è ancora giunta al termine. L'incertezza della pena e l'inefficacia del sistema giudiziario albanese hanno riattivato e promosso l'uso del Kanun. Migliaia di persone vivono sotto la minaccia della vendetta e decine di migliaia sono a rischio di essere sottoposte a norme del codice. Questa abitudine medievale non sembra voler cedere il passo alla nuova era d'Albania e la popolazione civile del nord, vive in quello che è stato definito da alcuni giornalisti come un: FEUDO DI SANGUE.


Uno dei punti chiave perchè uno stato non fondatore possa entrare a far parte dell'Unione Europea, punto che è un criterio di eleggibilità fondamentale,  è il seguente:



 - Rispettare i valori di cui all'articolo 2 del Trattato di Maastricht e  compromettersi alla loro attuazione, vale a dire: il rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell'uguaglianza e dello Stato di diritto; rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze; e il rispetto per una società pluralista e la non discriminazione, la tolleranza, la giustizia, la solidarietà e della parità tra donne e uomini.



Tuttavia, secondo questo articolo, l' Albania non soddisfa questa condizione di base d'idoneità e fare leva su questo punto può essere la chiave per poter dare visibilità alla tragedia delle faide e obbligare a il governo albanese a denunciare pubblicamente il problema, prendere le misure ufficiali al rispetto e, se necessario, chiedere aiuti internazionali. Fino ad oggi solo poche organizzazioni non governative hanno dedicato tempo e risorse nell'assistere le vittime dirette e indirette del fenomeno delle faide. Operazione Colomba, una ONG italiana, che dal 2004 è presente in Albania per contrastare il fenomeno delle faide, ha sponsorizzato diverse attività, sia in Italia che nella stessa Albania, per rendere visibile il problema e aumentare la consapevolezza sulle sue conseguenze. Esempio di queste attività è la campagna "Un Popolo  Contro le Vendette di sangue".

Questa campagna, realizzata nel 2015  è la continuazione delle attività di sensibilizzazione a livello nazionale effettuate negli anni precedenti dalla stessa Ong. Le elezioni locali del giugno del 2015 hanno rappresentato l'opportunità di affrontare il complesso problema delle vendette a livello politico, al fine di costruire o facilitare la collaborazione tra le istituzioni e la società civile.
Iniziata il 9 maggio e conclusasi il 30 settembre 2015, la campagna è stata strutturata in due fasi al fine di coinvolgere 162 sindaci e candidati e in un secondo tempo i 61 sindaci eletti. I questionari sono stati somministrati per posta o via  e-mail. In questi ultimi è stato chiesto ai candidati di descrivere l'entità del fenomeno sul proprio territorio, così come le loro intenzioni per l'eradicazione delle vendette di sangue. I dati raccolti hanno permesso la preparazione di un rapporto che indica il grado di partecipazione delle istituzioni locali nella lotta al fenomeno. La relazione finale è stata inviata alle istituzioni nazionali (come il Presidente della Repubblica, il Presidente del Consiglio, Presidente del Parlamento, commissioni parlamentari e avvocati del popolo), e alle istituzioni internazionali presenti in Albania (ambasciate straniere, la OSCE - Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa, l'UE  e il Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite - UNDP) ed ai rappresentanti di varie religioni, come pure i sindaci stessi coinvolti nella campagna elettorale.


Documenti audiovisuali per approfondire il tema




Bibliografia:

Articolo on-line – Albania: la vendetta esiste

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La Fraternità non è un principio, è uno stile di vita!
A  presto, Diego
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