CRONACA: l'Arco Minerario dell' Orinoco, ecosocialismo o ecocidio?


 Artículo original es español en el Blog "NI TAN DERECHO", aquí el link



Nel gennaio 2016 l'attuale presidente del Venezuela, Nicolas Maduro, ha attivato quelli che lui stesso ha definito i 14 motori produttivi che dovranno far fronte all'emergenza economica nella quale versa il Paese; uno di questi motori produttivi è l'estrazione mineraria. L'obiettivo è quello di raggiungere un equilibrio economico indipendente dalle entrate petrolifere, controbilanciare la guerra economica che secondo il governo è stata messa in marcia dalle imprese private e creare un'agenda economica Bolivariana (1).

Il Motore Minerario dello Sviluppo 

Nel quadro del Motore dello sviluppo minerario, lo Stato ha ordinato l'attivazione della Zona Nazionale di Sviluppo Strategico chiamata "Arco Minero del Orinoco" (2), per l'estrazione di vari minerali come: oro, carbone, magnesio, nichel, ferro, bauxite , cromo, fosfato, calcare, dolomite, feldspato, gesso, caolino, grafite, talco, diamanti e coltano. L'obiettivo è quello di recuperare e rinvigorire l'economia, superando il modello di "economia di rendita" basata sulle entrate petrolifere e creare "gli incentivi necessari per aumentare la capacità di sfruttamento del potenziale delle risorse minerarie nell'Arco Minerario del fiume Orinoco, in linea con gli obiettivi fissati dal Piano per lo sviluppo economico e sociale della Nazione "(articolo 4 del decreto n ° 2.248).

L'Arco Minerario dell' Orinoco si estende su una superficie di quasi 112 mila chilometri quadrati, superficie che rappresenta poco più del 12,2% del Paese e si compone di 4 blocchi o aree, per lo sviluppo e l'organizzazione amministrativa della pianificazione e dell'attuazione dei criteri associati con il decreto n ° 2.248.

Fonte Telesur


Che cosa significa l'attivazione del  motore Minerario? Secondo il ministro del Petrolio e delle Miniere e presidente della compagnia petrolifera di stato PDVSA, Eulogio del Pino, la regione stabilita come nuova zona di sviluppo potrebbe contenere una quantità di riserve di minerali che trasformerebbe il Venezuela nella  seconda riserva aurea più grande al mondo, moltiplicando per dieci le 400 tonnellate attuali. Inoltre si stima che nel sottosuolo si trovino grandi riserve di coltano, che come dice il ministro, rappresentano una risorsa chiave per il settore tecnologico, e di diamanti (circa 33,8 milioni di carati), risorse che hanno già attirato l'attenzione di giganti commerciali come l'impresa cinese CITIC. 
In questo modo, oltre a diventare la seconda più grande riserva di oro al mondo, con l'ottenimento di certificazioni internazionali che darebbero lustro al Paese, il Venezuela legittimerebbe il possesso del 10% delle riserve accertate di diamanti nel mondo, percentuale che equivale al sesto posto, a livello mondiale, in questa particolare classifica.

Il piano di investimenti includerebbe 35 paesi e più di 150 aziende. Alcuni dei Paesi menzionati sono: Canada, Cina, Russia, Arabia Saudita, Sud Africa, Stati Uniti, Repubblica Democratica del Congo, Inghilterra, Germania, Italia e Svizzera, tra gli altri, e tra le 150 aziende troviamo Camc Engeerering CO. LTD (Cina), Yakuang Group (Cina) e Gold Reserve (Canada). È interessante notare che a quest'ultima impresa  è stato sospesa la concessione nel 2009 e che ora torna in Venezuela, dopo aver firmato nel 2016 un protocollo d'intesa con l'esecutivo Maduro, per la costituzione di una joint venture impresariale. A questo proposito il Ministro Del Pino (e Presidente di PDVSA) ha detto "abbiamo firmato l'accordo di investimento di 5 miliardi di dollari, divisi tra la risoluzione della controversia che lo Stato aveva con Gold Reserve, 2 miliardi di  investimenti nelle miniere d'oro e 2 miliardi di dollari di prestiti per il Paese".

Da parte sua, il ministro del Potere Popolare per lo sviluppo minerario ecologico, Robert Mirabal, ha spiegato che il piano di lavoro con queste multinazionali si realizzerà sotto forma di joint venture nel quale l' azionista di maggioranza sarà il Venezuela, dove cioè "lo Stato ottiene un minimo del 55% dei profitti, il 13% in royalties, e inoltre riceverà il pagamento delle imposte sul reddito (Ilsr), per un totale che supera il 70% delle entrate. "

Ecosocialismo o ecocidio?

Nella XV Conferenza  sui cambiamenti climatici celebrata nel 2009 dalle Nazioni Unite a Copenahgen, in Danimarca, l'allora Presidente del Venezuela, Hugo Chavez disse: "Non dobbiamo cambiare il clima, dobbiamo cambiare il sistema e, di conseguenza, cominciare a salvare il pianeta. Il capitalismo e il suo modello di sviluppo nefasto sta distruggendo la vita e minaccia di porre fine in modo permanente alla specie umana "(3).

7 anni dopo, con la premessa di ciò che il governo bolivariano ha chiamato "eco-socialismo" e "estrazione mineraria ecologica" il Venezuela ha firmato accordi di investimento con le compagnie straniere per lo sfruttamento delle risorse naturali. Nelle parole del presidente Nicolas Maduro "Stiamo parlando di circa 10 miliardi di dollari, stiamo iniziando un progetto di grande portata, un progetto di grande ricchezza ... si tratta di creare una nuova economia, si tratta di creare un nuovo concetto, una nuova struttura tecnologica produttiva e di generare ricchezza per tutto il popolo. "

Nel frattempo il ministro per lo sviluppo minerario ecologico, Roberto Mirabal, ha riferito che è già iniziata la fase di esplorazione nell' Arco Minerario del Orinoco, sottolineando che questa fase è effettuata seguendo parametri scientifici, in accordo  alle severe norme internazionali e con la partecipazione di un team di geologi e geografi venezuelani a cui è stato dato il compito valutare, monitorare e raccogliere informazioni sulle operazioni in atto (4).

D'altro canto, i gruppi ambientalisti ci parlano di una realtá ben differente. 
L'Alleanza per la difesa dei diritti umani, l'ecologia e l'ambiente (ASOPRODEM), riflettendo sulle conseguenze ambientali che implica la creazione dell' Arco Minerario dell'Orinoco, evidenzia quanto segue.

Si stimano impatti negativi quali: l'aumento della deforestazione, la perdita della biodiversità, il deterioramento della qualità dell'acqua proveniente dalla superficie e dai fiumi, lo smaltimento e la contaminazione del suolo, l'incorporazione di inquinanti come i metalli pesanti nello spazio vitale delle comunità circostanti o di chi lavora nella regione e i danni provocati alla salute dal conseguente inquinamento atmosferico, per citarne alcuni.

Inoltre, ASOPRODEM, citando uno studio realizzato dall'Università d'Oriente (UDO), afferma che la maggior parte degli indigeni Ye'kwana e dei Sanema presentano una quantità di mercurio nei capelli 40 volte superiore rispetto allo standard fissato dall' Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

La stessa ASOPRODEM denuncia che l'estrazione mineraria illegale ha causato danni talmente gravi, che, se venisse interrotta completamente l'attività a partire da quest'anno, ci vorrebbero almeno 30 anni per recuperare l'intera area e che ha generato cambiamenti radicali nell'organizzazione sociale, che rappresenta un rischio nella vita delle comunità, soprattutto indigene, per la tratta, la prostituzione e l'oppressione dei residenti e dei lavoratori delle miniere (5).

Lo sfruttamento minerario dei territori dell' Arco minerario dell'Orinoco avrebbero un impatto diretto sulle terre delle comunità indigene come Yekuanas, Piaroas, Pemon, Arawak, Akawayo, e Piapoco. Queste stesse comunità hanno così deciso di redigere una lettera e di inviarla al governo per esprimere il loro rifiuto verso l'attuazione del decreto. La risposta del presidente Nicolas Maduro però è stata chiara e precisa: il prpogetto di sviluppo e sfruttamento minerario dell'Arco Minerario dell'Orinoco fa parte dell'eredità Hugo Chavez e non verrà fermato.

Ma lo sfruttamento dell'Arco Minerario dell'Orinoco è davvero una buona alternativa alla rendita prodotta dal petrolio? Chiaramente si tratta di un' alternativa, ma questo non significa per forza che sia una buona alternativa. L'impatto ecologico sarà devastante e anche se il governo afferma che il danno ecologico sarà compensato e che i costi di bonifica ecologica saranno coperti con i profitti derivanti dalle miniere, non vi è dubbio che l'implementazione dell' Arco Minerario dell' Orinoco porterà conseguenze disastrose per l'ambiente. Per questo vari gruppi ambientalisti hanno dato voce alle proteste attraverso diversi dibattiti e hanno espresso la loro posizione nel "Manifesto del potere popolare per la vita Plena" (6).

Ritornando al discorso di Chavez "Non dobbiamo cambiare il clima, dobbiamo cambiare il sistema e, di conseguenza, cominciare a salvare il pianeta. Il capitalismo, e il suo modello di sviluppo nefasto, sta distruggendo la vita e minaccia di porre fine in modo permanente alla specie umana "...





(2) Gazzetta Officiale Nº 40.855, Decreto Nº 2.248, disponibile su : http://www.mp.gob.ve/c/document_library/get_file?uuid=2f65f31f-78ff-4881-979e-6fe17fdfe9f0&groupId=10136

(6) Manifesto del Potere Popolare  per la vita piena, disponibile su : http://www.aporrea.org/actualidad/n288079.html


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Diego

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