STORIA: l'Armata Nera e Nestor Machno - 2ª parte




Prima offensiva di Denikin e Alleanza con l'Ataman Grigoryev

Nikifor Grigoryev
A causa della sua posizione di inferiorità  rispetto alle potenti Armate, la Bianca e la Rossa, Machno sapeva che prima o poi la sua società anarchica sarebbe stata inghiottita da uno dei due nemici, nonostante ciò  la sua profonda ammirazione per Lenin lo convinse del fatto che avrebbe potuto raggiungere un d'accordo con lui.
La prima offensiva dell'Armata Bianca al comando di Anton Ivanovic Denikin fu guidata dal  generale zarista Chkuvo verso la fine del 1918, quando penetrò dal confine meridionale dell'Ucraina, zona d'influenza machnovista, scontrandosi ripetutamente con le truppe dell' Armata Nera e  conquistando diverse posizioni strategiche costituendo cosi un solido fronte di battaglia. 
Un mese dopo, nel gennaio 1919, sbarcarono a Odessa delle truppe greche, britanniche e francesi (oltre a polacchi e russi), e ordinarono allo Stato Maggiore dell'Armata Bianca un graduale ritiro delle truppe ucraine nazionaliste, quelle che formavano l'Armata Verde. L'ordine dello Stato Maggiore dell'Armata Bianca fu accettato dai nazionalisti (vecchi alleati di austriaci e tedeschi) ma la subordinazione dei nazionalisti dell'Armata Verde agli interessi della Triplice Intesa, la stessa che vinse la  prima guerra mondiale, provocò la ribellione del nazionalista Nikifor Grigoryev, anche conosciuto come Ataman Grigoryev (in ucraino questo titolo è l'equivalente a un titolo nobiliare,  concesso a chi aveva condotto un reggimento di cosacchi in tempo di guerra).

Il comando centrale dell'Armata Verde  accettò l'ultimatum della Triplice Intesa che agiva attraversolo Stato Maggiore dell'Armata Bianca ma Grigoryev non accettò l'ordine e  dichiarò apertamente la ribellione delle sue truppe.
Nel febbraio del 1919 Grigoryev attaccò l'Armata Verde utilizzando il vessillo dell'Armata Rossa, nonostante non avesse firmato nessun accordo con il comando bolscevico. L'utilizzo della bandiera rossa da parte dei Ribelli dell'Armata Verde si può spiegare con la comune volontà di  Grigoryev e dei bolscevichi di respingere e "ributtare in mare" le truppe francesi che facevano parte della spedizione denikinista.

Il 6 aprile 1919, l'esercito di Grigoryev rigettò gli stranieri "a mare" e conquistò la città di Odessa. Da quel momento l'attività delle Chekas bolsceviche ( Commissioni Straordinarie) aumentò in tutte le principali città ucraine, così come il saccheggio dei campi ucraini per la manutenzione delle unità di combattimento dell'Armata Rossa. Nei saccheggi bolscevichi dei campi ucraini  vennero perpetrati spietati omicidi ed esecuzioni di intere famiglie di agricoltori, di anarchici, di lavoratori e di nazionalisti.

Esistono degli indizi che portano a pensare che, nonostante la sua vittoria sugli eserciti di occupazione sotto la bandiera rossa, gli ordini di Mosca fossero chiari rispetto al Ataman Grigoryev: occorreva eliminarlo in modo intelligente perché pur essendo un eroe che aveva combattuto sotto la bandiera comunista, le sue idee comuniste erano incompatibili con quelle dei bolscevichi.
Nel frattempo si produssero  dei contatti  tra Grigoriev e l'Armata Nera, ma la mancanza di nazionalismo e il radicale anarchismo di Machno preclusero qualsiasi accordo con un nazionalista ucraino qual era Grigoryev. Inoltra esisteva il precedente della partecipazione di  Grigoryev ai pogrom antisemiti, che equivaleva ad essere un assassino agli occhi dei libertari dell'Armata Nera.
Nella primavera del 1919 le politiche dei soviet comunisti  locali produssero gravi disagi per la popolazione rurale e gli alterchi che seguirono spinsero i bolscevichi a dichiarare il  25 maggio 1919 la persona di Nestor Makhno come un fuori legge.

La nuova situazione nella quale si venne a trovare Macnho alla fine portò ad un accordo tra Grigoryev (nonostante le personalità dei due fossero totalmente diverse)  e l'Armata Nera, accordo che fu firmato il 25 giugno 1919. Si dice che l'accordo sia scaturito in modo del tutto fortuito, a seguito cioè di un incontro casuale tra Grigoryev y Machno nei pressi di Ekaterinoslav.
Nonostante la storia dell'incontro fortuito sia più romantica, risulta improbabile è molto più verosimile che la vecchia politica del nemico comune (prima l'Armata Verde e più tardi i bolscevichi, abbiano finito per trasformare in alleati l' Ataman Grigoriev e il contadino Nestor Makhno.
Grigoryev fu nominato comandante in capo (la massima autorità militare ) mentre Nestor Machno fu nominato Presidente degli insorti (massima autorità civile).
Quando Grigoryev nell'estate del 1919 fu obbligato a ritirare le sue truppe, dopo la devastante offensiva dell'Armata Bianca di Denikin, Machno lo convocò al Congresso  anarchico che si celebrava in quei giorni. Al Congresso Grigoryev venne assassinato.
Sull'accaduto esistono due versioni discordanti.

1 - Secondo la storia ufficiale sovietica, Machno ordinò l'omicidio dell'Ataman Grigoryev dopo che i bolscevichi fecero arrivare in mano sua una lettera scritta dallo stesso Grigoriev e diretta a Symon Petlyura, un  nazionalista ucraino dell'Armata Verde,che collaborò con la Triplice Intesa cercando di conquistare l'intera Ucraina.

2 - Le fonti machnoviste invece  attribuiscono gli eventi che portarono all'omicidio di Grigoryev ad un discorso reazionario dell' Ataman durante il congresso degli anarchici. A quanto pare il discorso venne splendidamente controbattuto da Machno e Grigoryev, in preda alla vergogna, brandì la pistola  e chiamò alle armi la sua guardia personale, innescando uno scontro a fuoco che si  risolse in pochi minuti.
Ad oggi non ci è dato sapere come sia andate esattamente le cose pero le due versioni coincidono sul punto essenziale e cioè che l'Ataman Grigoryev venne ucciso durante il Congresso. 
A differenza di Machno, Grigoryev  pensava che fosse più facile stabilire un'intesa con le forze dell'Armata Bianca  che con i bolscevichi, e per questo aveva mantenuto un rapporto epistolare con i nazionalisti pro - menscevichi. 

Nella lettera che gli costò la vita, Grigoryev scrisse a Petljura: 
"Noi ci siamo separato da Voi perché Voi 
avete imposto in Ucraina una politica 
piccolo-borghese  sia interna che esterna, 
politica che ha permesso alla Triplice Intesa 
di sfruttare la nostra gente e le sue ricchezze. 
Pero noi ci siamo separati anche dai comunisti 
e li stiamo combattendo, perché il 90% 
della popolazione ucraina è contro le comuni ... 
Voi in questo momento state attaccando 
frontalmente i bolscevichi ... Noi li stiamo 
attaccando dalla retroguardia. Sarebbe 
utile sapere se una volta obbligati i comunisti a 
fuggire, combatteremo tra di noi oppure no ... "

I bolscevichi, terrorizzati dalla possibilità di avere come nemici, contemporaneamente, l'Armata Bianca, Verde e Nera, decisero che l'unico modo per non essere annichiliti in una zona così difficile da controllare come l'Ucraina era quello di rompere l'alleanza che si era formata tra Grigoryev e Machno, alleanza che radunava e univa diversi milioni di persone. Secondo la storia ufficiale, leggendo la lettera Machno si considerò tradito e per questo dette l'ordine di uccidere l' Ataman Grigoryev il 27 luglio 1919, nello stesso momento in cui le truppe dell'Armata Bianca di Denikin irrompevano nei territori dell'alleanza attraverso il villaggio di Sentovo.

Il momento culminante dell'Armata Nera
Nel febbraio 1919 l'Armata Nera conquistò una parte significativa dell' Ucraina, in una avanzata nella quale fu appoggiata da diversi reggimenti bolscevichi. Uno dei generali che si resero protagonisti di imprese eccezionali fu Simon Karetnik, originario della stessa località di Machno.
Il modo in cui l'Armata Nera esercitava la sua sovranità in Ucraina era visto con scetticismo da Mosca e non piaceva affatto ai bolscevichi, le cui Chekas non ricevevano dalla popolazione l'approvazione necessaria per politicizzare la società. Trotskij fu il primo a considerare la possibilità dell'eliminazione dell'Armata Nera, formata da anarchici che non avevano la minima intenzione di sottomettersi al progetto leninista. Gli scontri tra bolscevichi e anarchici aumentarono e Lenin capì che la responsabilità principale era da attribuire a Grigoryev che, a differenza di Machno non si era mai fidato dei bolscevichi.
Il rapporto tra l'Armata Rossa e quella Nera diventò così teso da rendere  probabile un conflitto armato tra le due. Guerriglieri bolscevichi, appoggiati dall'Armata Rossa, perpetrarono vari massacri di contadini  e i leader anarchici, tra cui Nestor Machno, vennero  dichiarati fuori legge.

Proprio in questo momento di estrema tensione, il Capo di Stato Maggiore dell'Armata Bianca, Anton Denikin, ordinò un'offensiva per prendere Huljajpole con un attacco a sorpresa, il 6 giugno 1919. Durante l'offensiva di Denikin, Boris Veretélnikov, capo di  Stato Maggiore dell'Armata Nera, persa la vita insieme a tutto il suo distaccamento e Huljajpole cadde nelle mani dell'Armata Bianca. Nel frattempo, Mijalev Pavlenko (anarchico russo) fu sequestrato dai bolscevichi il 13 Giugno 1919 mentre cercava di raggiungere il fronte in un treno blindato per combattere le truppe di Denikin. Venne giustiziato dall'Armata Rossa un paio di giorni dopo a Járkov. 
Nel luglio 1919 Machno si rese conto che l'Armata Rossa si proponeva di abbandonare l'Ucraina a se stessa, a causa della spinta dell' Armata Bianca che poteva contare su rinforzi provenienti dalle file dei nazionalisti ucraini (Armata Verde), sui britannici, sui francesi e sui polacchi; senza considerare il problema dei numerosi fronti di battaglia aperti nei quali dovevano combattere i bolscevichi. 

Storica testimonianza video di Nestor Machno e dell'Armata Nera.

L'Armata Nera contava allora con più di 15.000 uomini, molti dei quali provenivano dalle file dell'Armata Verde, e verso la metà del 1919 sembrava essere l'unica forza armata pronta a combattere l'avanzata dell' Armata Bianca in Ucraina.
Alla fine del settembre 1919 l'Armata Bianca, che poteva contare sulla maggioranza numerica, cercò di scovare i machnovisti per costringerli a combattere in campo aperto. I combattimenti si protrassero per due giorni, e l'Armata Bianca dopo aver perso ben due reggimenti fu costretta alla fuga. Le truppe dell'Armata Nera   attaccavano con una velocità sorprendente, distrussero  tre reggimenti bianchi in tre giorni, durante i quali avanzarono per più di 350 km grazie alla loro fanteria meccanizzata.
L'avanzata delle truppe machnoviste fu un flagello per il morale nemico. L'Armata Nera conquistò diversi punti chiave per l'approvvigionamento delle truppe britanniche che nel frattempo stavano avanzando verso Mosca. L'interruzione di queste vie di rifornimento fu un duro colpo e indeboli notevolmente l'Armata Bianca e i suoi alleati.  
La lotta contro Denikin venne pagata a caro prezzo e durante l'offensiva dell'Armata Bianca del 1919 morirono molti attivisti e guerriglieri anarchici di grande importanza, come Boris Veretélnikov (giugno), Isidoro Luty (settembre), Gregorio Machno (fratello di Nestor Machno, settembre) o Makéiev (novembre).

Esercito Insorto Rivoluzionario (Makhnovista) dell’Ucraina

Alla fine del 1919 l'Armata Nera ottenne una grande vittoria sul generale Denikin, impossessandosi di  600 camion, munizioni per diversi mesi e un aereo. Questa vittoria fu  un incredibile stimolo per il morale degli anarchici, che in ottobre 1919 era nuovamente tornati ad essere "padroni" dell'Ucraina .
Da quel momento l'Armata Nera mantenne il controllo in Ucraina per diversi mesi, mentre l'Armata Rossa distruggeva le squadre dell'Armata Bianca rimaste in territorio russo senza approvvigionamenti.
I rapporti dell'Armata Nera con i bolscevichi non erano ancora buoni, ma i machnovisti sapevano di non aver nulla da guadagnare attaccando i bolscevichi, e i bolscevichi sapevano che uno scontro con l'Armata Nera sarebbe costato molte vite, vite che sarebbero state necessarie per combattere l'Armata Bianca.
Gli scontri tra anarchici e sindacati dei lavoratori in Ucraina ripresero ad aumentare. A conseguenza della politica economica di Nestor Machno l'inflazione aumentò considerevolmente, e ciò permise ai sindacati di argomentare che l'inflazione era provocata dall'Armata Nera per favorire i contadini che sfruttavano le risorse naturali, a scapito degli operai e delle città.

Niente di tutto ciò era vero. La crisi fu dovuta all'arrivo delle truppe austriache e tedesche, venute in aiuto delle posizioni nazionalistiche durante il 1917-1918 che si fecero "rimborsare" sotto forma di prodotti agricoli. Questo "rimborso", a causa della debolezza economica in Germania e in Austria, divenne ben presto un vero e proprio saccheggio, situazione che peggiorò ancora quando in Ucraina arrivarono anche le truppe mercenarie al servizio dell' Armata Bianca. 

Nestor Machno (a destra)
Il rapporto tra l'Armata Rossa e quella Nera non era ulteriormente peggiorato, nonostante gli omicidi commessi nelle campagne ucraine, per la semplice ragione che i bolscevichi non erano interessati allo scontro e l'Armata Nera non  aveva altra scelta. In primo luogo, l'Armata Nera era feroce e terrorizzava i nemici con la  sua capacità di attaccare in modo veloce e devastante, e in secondo luogo perché i bolscevichi consideravano Machno più vicino ai loro ideali rispetto a Grigoryev,. Sarebbe stato inutile per loro sbarazzarsi di Machno e lasciare in vita Grigoryev.
Inoltre i bolscevichi destinavano tutte le loro risorse per la lotta contro l'Armata Bianca ed i suoi alleati, inglesi e francesi. Machno autorizzò alla pubblicazione di un giornale bolscevico nel suo territorio, ma il Consiglio degli insorti del quale faceva parte  impedì qualsiasi manifestazione politica dei comunisti asserendo che: "si faciliterebbe l'instaurarsi sulla popolazione di un'autorità che minerebbe la sua piena libertà."

In guerra contro due Armate più forti 

L'offensiva del generale Denikin nel sud della Russia provocò lo spostamento di
Mappa del fronte occidentale della guerra civile russa
un ingente numero di truppe dall'Ucraina, circostanza che favorì l'attacco dell'Armata Nera volto a distruggere le linee di approvvigionamento dell'Armata Bianca. Denikin ritardò il suo attacco finale su Mosca, perché aspettava i rinforzi della sua retroguardia che si trovava impegnata ad affrontare l'Armata Nera in Ucraina. Approfittando del momento di incertezza dello Stato Maggiore dell'Armata Bianca, vari reggimenti dell'Armata Nera  attaccarono di sorpresa il grosso delle truppe di Denikin e, nella decisiva battaglia di Uman, annichilarono quasi completamente il nemico occupando  simultaneamente le principali città del Paese. Con i bolscevichi  a nord e l'Armata Nera a sud, Denikin fu costretto alla ritirata in Crimea. A questo punto i  bolscevichi poterono entrare indisturbati in Ucraina ed in poco tempo il potere sovietico impregnò tutta la società.


Per evitare ulteriori conflitti le Chekas non si mobilitarono apertamente contro i contadini, ma iniziarono a verificarsi molte sparizioni sospette. Gli agricoltori e il resto degli anarchici si ribellarono continuamente contro le decisioni prese dal Soviet perché videro minate le loro libertà decisionali. Gli scontri tra gli anarchici  e gli operai bolscevichi divennero costanti nelle grandi città, mentre nei villaggi il coinvolgimento della popolazione e il suo appoggio verso la corrente anarchica era  totale. Nella primavera del 1920 il Consiglio degli Insorti, il cervello dell'Armata Nera, ricevette ordine da Mosca di spostare i propri reggimenti al confine polacco in appoggio all'Armata Rossa che stavo subendo duri attacchi sul fronte occidentale. Il Consiglio degli Insorti, guidato da Machno rifiutò di eseguire l'ordine. Come era prevedibile questo rifiuto originò l'inizio delle ostilità, una sanguinosa guerra tra le due Armate che durò diversi mesi. Nella stessa primavera del 1920 i bolscevichi penetrarono a Huljajpole e arresto e fucilarono Alexander Lepetchenko e Sawa Machno, quest'ultimo fratello maggiore di Nestor Machno. 


Peter von Wrangel
Durante quella stessa primavera  il Barone di Wrangel ricompose l'Armata Bianca  raggruppando le truppe sconfitte di Denikin, che nel frattempo si era dimesso da Capo dello Stato Maggiore. Questi movimenti vennero utilizzati dalla propaganda sovietica che accusò l'Armata Nera di pianificare un'alleanza con l'Armata Bianca.
Nel frattempo il Consiglio degli Insorti decise che il pericolo principale era rappresentato dall'Armata Bianca, considerando che nonostante tutto sarebbe stato più facile raggiungere un'intesa con i bolscevichi. Dando fede a questa strategia fu inviata una richiesta di pace a Mosca  ma l'Armata Rossa non rispose.
A peggiorare la situazione tra le file dell'Armata Nera arrivò un'epidemia di tifo che durante quei mesi convulsi decimò le truppe machnoviste, riducendole quasi alla metà. 
Gli scontri si susseguirono senza sosta e l'Armata Nera cominciò a debilitarsi sempre di più: in alcune occasioni l'Armata Nera veniva attaccata dall'Armata Rossa e durante la ritirata si vedeva costretta a far fronte agli attacchi dell'Armata Bianca. Gli anarchici feriti e malati, vennero trasportati nei villaggi, gli stessi sempre più di frequente venivano assaltati dalle due Armate nemiche.

Durante l'estate del 1920 il barone di Wrangel recuperò numerose città ucraine ed espulse l'Armata Rossa dalla regione.

Trattato di pace con l'Armata Rossa 

Di fronte alla vittoriosa campagna del barone di Wrangel in Ucraina, a scapito dei machnovisti alleati con i nazionalisti,  la preoccupazione a Mosca aumentò notevolmente. Questa avanzata infatti mise il confine meridionale della Russia in estremo pericolo. I bolscevichi consideravano l'Ucraina un "bene di minore importanza", bene già sacrificato con l'armistizio successivo alla Prima Guerra Mondiale. Però, con la conquista dell'Ucraina, le truppe Wrangel avrebbero potuto attaccare direttamente la Russia.
Le truppe dell'Armata Bianca diressero intensi e forti attacchi attraverso i quali conquistarono territori all'Armata Rossa e minarono il morale delle truppe bolsceviche che dovettero ritirarsi da varie città, come ad esempio da Járkov.  In seguito a questi fatti i bolscevichi decisero di prendere in considerazione l'offerta fatta in precedenza dall'Armata Nera ed iniziarono dei colloqui di pace con gli anarchici. 
Un poster dell'Armata Bianca
che rappresenta Wrangel

L'accordo finale fu molto favorevole ai bolscevichi e gli anarchici come ricompensa ottennero la ritrattazione di Mosca che dichiarò ufficialmente che gli insorti machnovisti non considerarono mai come alternativa possibile quella di allearsi con l'Armata Bianca. 
Da entrambe le parti vennero liberati i prigionieri. Inoltre si accordò di concedere diversi territori ucraini agli anarchici che avrebbero cosi potuto sviluppare liberamente i loro "esperimenti sociali".

Come prodotto del trattato di pace, nell'autunno del 1920 entrambe le Armate accettarono di agire in maniera congiunta, rimandando però l'accordo definitivo vista l'imminente minaccia rappresentata dalle aggressioni dell'Armata Bianca guidate dal Barone di Wrangel, il vero responsabile di questo armistizio.

Lo scontro tra i bolscevichi e l'Armata Nera 

A metà ottobre 1920, l'Armata Nera guidata da Machno affrontò e sconfisse in battaglia l'Armata Bianca guidata dal Barone di Wrangel e dal generale Drozdov catturando più di 4000 prigionieri. L'Armata Bianca ripiegò nella penisola di Crimea la cui porta d'ingresso era la città di Perekop.
Attraverso azioni congiunte ma sotto bandiere diverse l'Armata Rossa e quella
Nestor Machno 1919
Nera si divisero i compiti per l'attacco definivo all'Armata Bianca: mentre l'Armata Rossa assediava la città, l'Armata Nera si sarebbe occupata di attaccare le posizioni strategiche dello stretto di Sivash (Generale Alexei Marchenko e Thomas Kojin) e quella di Simferopol (Generale Simon Karetnik), un'azione militare difficile la cui riuscita  sarebbe costata  la vita di molti uomini. 

Il 13 e il 14 novembre 1920 l'armata Nera si impadronì di entrambe le posizioni e isolò l'Armata Bianca di Wrangel a Perekop, provocandone la fuga.
L'Armata Rossa entrò a Perekop senza subire perdite e dalla Russia vennero inviati 150.000 soldati per presidiare il territorio. 

In quel momento l'Armata Nera, che aveva finalmente sconfitto l'Armata Bianca (di gran lunga superiore in numero) dopo una guerra durata nove mesi, contava con non più di 5000 effettivi.

Dopo aver sconfitto l'Armata Bianca a Simferopol, Simon Karetnik fu convocato dall'Armata Rossa nella notte del 25 novembre per partecipare ad un consiglio militare nel quale discutere le condizioni future per favorire la coesistenza delle armate Rossa e Nera e delle società anarchiche e comuniste una volta espulsi i Bianchi. Durante il tragitto venne catturato dai bolscevichi .Il 25 novembre l'Armata Rossa impose un unico Stato Maggiore per entrambi le armate, iniziativa che non venne accettata dall'Armata Nera. Il giorno successivo, 26 di novembre,  Simon Karetnik venne fucilato Melitopol, cosi come Pietro Gavrilenko. Lo stesso 26 novembre 1920 i riposati uomini dell'armata dell'Armata Rossa scatenano un attacco a sorpresa su tutte le posizioni dell'Armata Nera in Crimea. La proporzione fu di 30 bolscevichi per ogni anarchico. La vittoria comunista fu inevitabile. Il potente esercito del generale dell'Armata Nera Alexei Marchenko venne quasi spazzato via, di 1.500 combattenti sopravvissero solo in 250.

Successivamente l'Armata Rossa attaccò Huljajpole, il uogo dove si trovava
Simon Karetnik, Nestor Machno e 
Fedir 
Stchuss.
Machno con circa 250 soldati di cavalleria. Nonostante il rapporto numerico molto sfavorevole, la cavalleria dell'Armata Nera afforntò le forze di cavalleria dei bolscevichi e risuci  rompere l'accechiamento nemico. Huliaipole cadde nelle mani del nemico, ma Machno riuscì a fuggire.

Il 7 dicembre le truppe Aleksey Marchenko e Nestor Machno si riunirono in Kermenchik: la desolazione di Machno fu assoluta quando si rese conto che la Cavalleria dell'Armata Nera era stata praticamente spazzata via. Marchenko, nello smontare da cavallo per salutare Nestor Machno disse: ". Sì, fratelli. Ora sappiamo bene che cosa sono  i comunisti". Altri resti dell'Armata Nera  si trovarono isolati: rimanevano solo 2.000 uomini per combattere contro i 150.000 soldati dell'Armata Rossa.
I resti dell'Armata Nera (nota anche come Armata degli Insorti o come machnovisti) si riunirono di nuovo agli ordini di  Machno, che poté cosi contare su 1.000 cavalieri e 1.500 fanti. Dalla prima settimana di dicembre l'Armata Nera cominciò l'attacco delle posizioni più importanti in mano all'Armata Rossa nella zona di Huljajpole. In questi attacchi perse la vita Aleksandr Kalashnikov, uno dei membri più importanti del Consiglio di Insorti.

Il 6 dicembre, l'Armata Nero si rimpossessò di alcuni dei suoi territori, tra cui Huljajpole, e per questo  Lenin ordini l'invio di nuovi rinforzi da Mosca.

A metà del dicembre 1920, l'Armata Rossa riprese le posizioni perse la settimana precedente per mano dell'Armata Nera, i cui sostenitori o presunti tali vennero massacrati senza pietà. Sembra corretto considerare questa data come la fine dell'Armata Nera, dal momento che in seguito, vista la disparità numerica, gli  anarchici si organizzeranno in forma di guerriglia, formando comandi con meno di 100 uomini.
Le forze comandate da Machno furono costrette a lottare per più di 15 ore di fila, senza riuscire a causare il minimo danno all'Armata Rossa giacché quest'ultima , una volta eliminata definitamente l'Armata Bianca, stava concentrando tutti  suoi sforzi e le sue risorse nella lotta contro i machnovisti.  Si stima che ci furono scontri armati ogni giorno, e che in ogni confronto le forze bolsceviche superassero di 4 o 5 volte il numero degli anarchici.
La totale disfatta era solo una questione di tempo. Nonostante ciò, in queste ultime battaglie, sono documentate delle straordinarie vittorie di Machno che riusci a catturare più di 20 000 prigionieri. Più di 3.000 di questi prigionieri si arruolarono nelle forze machnoviste, e gli altri, che non hanno vollero unirsi agli anarchici, vennero rilasciati dopo essere stati disarmati. (per l' incapacità di nutrirli e a causa della lentezza che supponevano per le truppe)
Da quel momento le truppe di Machno iniziarono a muoversi verso ovest. Dopo otto mesi di guerriglia e di persecuzione ininterrotta, nel mese di agosto 1921 i machnovisti raggiunsero il confine rumeno. Machno attraversò il confine con una caviglia rotta e diverse ferite di proiettile, la più importante nel collo.

Gli ultimi  comandanti


  • Gregorio Vassilevsky, amico personale di Machno su cui ricadeva il comando dell'Armata in assenza di quest'ultimo, fu  ucciso in uno scontro con le truppe dell'Armata Rossa nei pressi di Kiev, nel dicembre del 1920.
  • Alexis Marchenko, Generale della cavalleria dell'Armata Nera dal 1918, fu ucciso nel febbraio 1921 da parte dell'Armata Rossa in un agguato. 
  • Nella primavera del 1921, Pedro Rybin fu arrestato dalla Ceka e giorni e fucilato alcuni giorni dopo a Kharkiv. 
  • Thomas Kojin, Comandante in capo del corpo di mitragliatori, venne gravemente ferito in combattimento nel maggio 1921 e scomparve. 
  • Basilio Kurilenko, eroe della guerra contro Denikin, mori in uno scontro con l'Armata Rossa nel mese di giugno del 1921. 
  • Sempre nel giugno 1921 mori in un combattimento contro le forze dell'Armata Rossa l' anarchico di origine russa e amico personale di Machno, Fedir Stchuss
La fine dell'Armata Nera però non fu la fine dei machnovisti. La guerriglia machnovista continuò fino al 1924.


Bandiera dell'Armata Nera "Morte a tutti
coloro che ostacolano i lavoratori nella
conquista della libertà"


Nel libro del sociologo argentino Christian Ferrer, si parla del fatto che alcuni componenti delle forze machnoviste in esilio presero parte alla guerra civile spagnola combattendo nelle Brigate Internazionali; questi ucraini facevano parte di una compagnia comandata dal "Tenente Shevchenko" all'interno del Battaglione Mickiewicz-Palafox, della XIII Brigata Internazionale o Brigada Dabrowski, attraversò  i Pirenei, dopo la caduta della Catalogna e che  partecipò alla resistenza contro il nazismo.

Secondo lo storico Franco-bulgaro, Frank Mintz, anche durante la seconda guerra mondiale si può riscontrare l'impatto machnovista in "gruppi di guerriglieri ucraini che ancora brandivano la bandiera nera e combattevano allo stesso tempo contro i nazisti e contro gli stalinisti" ( p.303):  uno di questi gruppi partigiani fu organizzato nel 1943 intorno a Kiev dal makhnovista Ossip Tsébry. 

E Machno? 


Nell'estate del 1921, un gruppo di 100 cavalieri (30 di loro feriti, tra i quali Machno) riusci  clandestinamente ad attraversare il fiume Dniester, entrando cosi in Romania. Una volta annientata la guerriglia i bolscevichi dedicarono i mesi seguenti a fare  "piazza pulita" (fucilazioni e deportazioni) in Ucraina, vale a dire il "terrore rosso". Negli anni successivi attraverso la propaganda, le bugie, la distorsione, la paura e l'intimidazione i bolscevichi riuscirono a rimuovere la memoria di quello che rappresentò il movimento Machnovista e il movimento anarchico in Ucraina.
Nestor Machno in esilio

Per quanto riguarda Nestor Machno, una volta in Romania, l'ostilità delle autorità nei suoi confronti lo costrinse  a trasferirsi in Polonia. Anche qui però non venne ben ricevuto e fu anzi accusato di aver svolto attività anti-polacche in Ucraina.  Vene processato ma venne assolto. Si trasferì quindi a Danzica dove venne nuovamente arrestato ma riusci a fuggire e a raggiungere Parigi grazie all'assistenza dei gruppi anarchici locali. Costretto a rimanere a Parigi, condusse un'esistenza dolorosa perché non  fu in grado di adattarsi né alla lingua né all'ambiente e anche a causa delle conseguenze delle sue ferite di guerra. Morì di tubercolosi il 25 luglio 1934, a soli 45 anni  e fu cremato pochi giorni dopo. Al suo funerale parteciparono circa 500 persone. Fino all'ultimo dei suoi giorni si guadagnò da vivere in una fabbrica della Renault, lasciò una vedova e una figlia.

Per tornare a "l'Armata Nera e Nestor Machno /1"  - click here

Suggerimenti per approfondimenti

Documentario su YouTube: 
Nestor Machno e la rivoluzione anarchica in Ucraina - Hélèn Chatelain

Libri 

Storia del movimento machnovista (1918-1921) (Riflessioni libertarie)
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Nestor Machno. Bandiera nera sull'Ucraina. Guerriglia libertaria e rivoluzione contadina (1917-1921)
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