Pettinengo, il paese simbolo dell'integrazione possible

Pettinengo (Petnengh in piemontese)  un piccolo comune italiano di 1.429 abitanti della provincia di Biella, in Piemonte. E’questo il luogo dal quale ripartire? E’ questo l’esempio di quell'Italia, di quell'Europa che ancora rappresenta i valori dell’accoglienza e della solidarietà?

Chiesa di Pettinengo

In questo piccolo paesino piemontese esiste un progetto chiamato “Pettinengo – un paese che accoglie”, ideato dall'associazione Pacefuturo in collaborazione con l’Amministrazione Comunale e la Parrocchia di Pettinengo. Questo progetto è la prova di come si possa trasformare una sfida in un’opportunità e di come la condivisione possa essere la strada più proficua per tutti.

Fonte immagine

Dal sito di Pacefuturo
"Pettinengo, 2013-2015. La villa più bella del paese, Villa Piazzo, diviene per un anno il principale centro di accoglienza migranti di Pacefuturo. Si inizia ad accogliere già nel 2013, quando 25 profughi sono ospitati all'interno della villa. Da agosto 2014 si trova una soluzione alternativa, Villa Pasini che a Pettinengo è stata in passato un punto di riferimento per i ritiri spirituali nel biellese. Era ferma da 10 anni e dopo alcuni lavori di messa a norma, diviene il centro di accoglienza principale con 24 ospiti. Nel frattempo il numero degli immigrati accolti cresce e l’amministrazione impone il limite di 8 immigrati a Villa Piazzo. Altri migranti sono ospitati nella casa parrocchiale di Vaglio-Pettinengo. Anche nel Comune di Ronco Biellese viene ristrutturata e messa a norma Villa Rosina che oggi ospita 15 immigrati. Pacefuturo ospita oggi in totale 54 migranti. (continua a leggere...)


E' del 4 febbraio 2016 la puntata di "Piazza Pulita", il programma di Corrado Formigli, nella quale si manda in onda questo video sul "caso" Pettinengo. La giornalista Francesca Nava insieme all'operatore Carlo Vittucci hanno visitato Pettinengo per realizzare un reportage per La7 sulle buone pratiche dell’accoglienza. Nel video a continuazione alcune interviste a rifugiati e operatori dell'organizzazione Pacefuturo oltre ad un resoconto su come è cambiata la vita del paese da quando sono arrivati i richiedenti asilo. (link del sito di Pacefuturo con le foto del reportage)


In Italia quindi non solo Gorino, frazione di Goro, piccolo comune italiano di 3.828 abitanti nella provincia di Ferrara in Emilia-Romagna divenuto tristemente famoso per i fatti di fine ottobre 2016. In quei giorni infatti una sommossa popolare aveva impedito l'arrivo e la successiva installazione nel paese di 11 donne richiedenti asilo e i loro 7 figli (minorenni).  

Un'italia divisa dunque, che pero non si stanca di darci incredibili dimostrazioni di altruismo, generosità e solidarietà. Anche se ateo, ricordo sempre con stima e rispetto il pensiero di un uomo che fu sacerdote, un uomo che seppe riassumere la lotta all'ingiustizia con queste poche ma potenti parole:

"Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora vi dirò' che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall'altro. Gli uni sono la mia Patria, gli altri i miei stranieri."
Don Lorenzo Milani

Leggi anche:

 - SULLA MIA PELLE: quando il migrante sei tu... - click qui 
 - CRONACA - I luoghi comuni del fenomeno migratorio - click qui
 -  SULLA MIA PELLE: AIUTIAMOLI A CASA LORO, istruzioni per l'uso - click qui
 - SULLA MIA PELLE: ti sei mai chiesto quanto vale il tuo passaporto? - click qui

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Una MAMMA senza frontiere né bandiere.


Vi è familiare questo volto?



Lei si chiama Lucia Apicella,  conosciuta anche come Mamma Lucia, Mama Luzia e Mutter der toten, nata a  Cava de' Tirreni il 18 novembre 1887 e ivi morta il 23 luglio 1982

La sua non è una storia molto conosciuta, almeno non Italia. Questa umile e religiosissima donna passò dal gestire il suo piccolo negozio di fiori a Cava de' Tirreni (Salerno) fino ad essere insignita con la Gran Croce al Merito delle Repubblica Federale Tedesca il 4 agosto del 1951, con il titolo di Commendatore dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana nel 1959 (l'allora presidente della Repubblica Italiana era Giovanni Gronchi) e con la medaglia d'oro al merito civile alla memoria nel luglio del 1982 (concessa dall'indimenticabile Presidente Sandro Pertini).

Ma come e perché Lucia ha attirato l'attenzione delle più alte cariche dello Stato italiano, di quello tedesco e dello Stato Pontificio?

Per scoprirlo dobbiamo tornare al mese di settembre del 1943, un momento cruciale per le sorti della seconda guerra mondiale in Italia: dobbiamo tornare allo Sbarco a Salerno.

Uomini e materiali vengono sbarcati sulle spiagge
Salerno - 1843
Posteriormente allo sbarco, un’ingente quantità di uomini e mezzi delle forze alleate si diresse rapidamente su Napoli. Il passaggio obbligato coincide con l’attuale SS 18 che passa proprio nella valle di Cava de’Tirreni. Gli scontri tra le truppe alleate e quelle naziste furono sanguinosi e dovuto alla rapida avanzata degli angloamericani, centinaia di corpi di soldati tedeschi rimasero insepolti e/o abbandonati sui campi di battaglia intorno a Cava de' Tirreni.


Lucia si trovava li, aveva 56 anni e una profonda fede cristiana. Poco tempo dopo vide dei bambini prendere a calci il teschio di un soldato tedesco e successivamente, cosi raccontò anni dopo, ebbe un sogno premonitore nel quale otto soldati tedeschi la imploravano di consegnare i loro corpi alle rispettive madri.

Mamma Lucia
Mamma Lucia (questo fu il soprannome che si guadagnò grazie al suo operato) si dedicò da quel giorno in avanti, con amore materno e spirito di carità, a ritrovare i resti dei militari caduti ed a ricomporli in cassette di zinco. Il suo scopo era semplice: restituire le salme dei giovani tedeschi caduti in battaglia alle loro madri. “Song' tutt' figl 'e mamma” amava ripetere con semplicità e determinazione a quanti le suggerivano di abbandonare quel compito cosi rischioso (per via degli ordigni inesplosi sepolti nel terreno) e anche cosi oneroso. Ma lei non ne voleva sapere, per Lucia la missione di dare degna sepoltura a quei soldati tedeschi morti in combattimento era molto importante, era quello che qualsiasi mamma avrebbe fatto.



Mamma Lucia con il teschio di un soldato
Una volta raccolte le spoglie dei soldati e depositate nelle cassettine di Zinco, le stesse venivano trasportate da Lucia nella chiesa più antica del Borgo Scacciaventi di Cava, la Chiesa di Santa Maria della Pietà.*

*(ll 23 novembre del 1980 la furia del terremoto che scosse per circa novanta, interminabili secondi la Campania e le altre regioni del sud, seminando rovina e lutto, lesionò gravemente la Chiesa che fu dichiarata inagibile.)

Il lavoro realizzato da Lucia era pericoloso, faticoso e richiedeva costanza e dedizione ma alla fine del 1944, a poco più di una anno dallo Sbarco di Salerno, aveva raccolto oltre 700 corpi con diversi documenti e segni di riconoscimento.

"Agli inizi degli anni ‘50 Mamma Lucia compì un viaggio di speranza e di solidarietà materna, recandosi in Germania dove era stata invitata dalle autorità. Riportò a molte donne sfortunate i resti che era stato possibile identificare, gli oggetti ritrovati accanto al cadaveri, restando sgomenta dinanzi all'alta onorificenza della Croce al Merito Germanico, che le fu riservata. In fin dei conti, si chiedeva, cosa aveva fatto lei, umile popolana, per meritare tanti apprezzamenti? Aveva soltanto agito come una madre e si era avvalsa del coraggio che la fede le aveva inculcato." 

Dipinto che ritrae Mamma Lucia
Il 20 luglio del 1951, Mamma Lucia fu ricevuta in udienza privata da Papa Pio XII e nel 1952 la sua storia fu raccontata dallo scrittore Giuseppe Marotta nel libro Le madri.
Il 2 giugno 1959, Giovanni Gronchi, Presidente della Repubblica, le conferiva l'onorificenza della Commenda al Merito della Repubblica mentre la città di Salerno la proclamò cittadina onoraria.

Nel luglio del 1980, all'età di 92 anni, su iniziativa della rivista letteraria Verso il 2000, fu premiata a Salerno con medaglia d'oro del Presidente della Repubblica, nel salone dei marmi del Palazzo di Città.
Quando Mamma Lucia morì nel 1982 il Presidente della Repubblica, Sandro Pertini, scrisse al sindaco di Cava de' Tirreni:

« La scomparsa di Mamma Lucia colpisce dolorosamente quanti riconoscono nell'amore e nella solidarietà valori fondamentali per l'edificazione dell'uomo. »
(Sandro Pertini, Presidente della Repubblica)

I suoi funerali furono pubblici e solenni e la camera ardente fu allestita nel palazzo municipale. Lucia fu esposta in una bara di vetro per due giorni.


Mamma Lucia
"Mamma Lucia diede una decorosa sepoltura a quelli che avrebbe potuto considerare Ella stessa suoi nemici, caduti combattendo anche contro l’Italia, anzi forse uccisori essi stessi di giovani vite italiane. Ma Ella non faceva distinzione di nazionalità fra le ossa che raccoglieva; tutte andavano pulite e sistemate allo stesso modo tutte erano quanto restava di poveri figli di mamma, giovani vittime di una guerra atroce ed insensata come, alla fin fine, sono tutte le guerre. Per lei erano tutti "belli ‘e mamma", tutti figli di mamma, tutti uguali nelle sue amorose mani. La fatica accumulata in quegli anni di dure ricerche e l’usura con cui il tempo, con il suo trascorrere, marchia inesorabilmente tutti gli uomini la costrinsero ad abbandonare la sua attività anche perché, ormai, non era più possibile individuare altre spoglie da recuperare. Si dedicò, quindi, ad accudire i resti mortali dei numerosi ignoti che restarono nella chiesetta di San Giacomo."

Per approfondire:


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Quando il migrante sei tu...


Oggi 18 dicembre, giorno sancito dalle Nazioni Unite come giorno internazionale del Migrante,  vi voglio proporre una riflessione sulle migrazioni e per farlo pubblico un articolo che ho scritto per la Commissione della biblioteca del mio paese natale, Gordona. L'articolo, insieme a molti altri interessanti contributi e ricerche storiche, è stato pubblicato nell'annuario 2016 dal titolo "Momenti di Gordona"
A questo link potrete scaricare e leggere tutti gli annuari dal 2010 in avanti e conoscere l'incredibile lavoro e la grande passione che persone comuni con talenti e cuori straordinari portano avanti per preservare il patrimonio storico e culturale della nostra bella Italia. Ora vi lascio all'articolo, buona lettura.


Una vita da MIGRANTE

La parola MIGRAZIONE viene dal latino “migratio” cioè spostarsi da un luogo ad un altro. Questo concetto è rimasto uguale a sé stesso per millenni, una circostanza alquanto peculiare, che si giustifica con il fatto che evidentemente questa necessità umana è rimasta costante nel tempo:  la necessità di cercare un luogo migliore in cui vivere.
Oggi questa parola, e quindi il concetto che ne sta alla base, è argomento di discussione quotidiano. Ogni persona, indipendentemente dalla sua professione e dalla sua formazione accademica è chiamata ad esprimersi e confrontarsi su circostanze nazionali e internazionali che hanno a che vedere con i flussi migratori.

Nell'edizione del 2015 di “Momenti di Gordona” il comitato di redazione ci racconta dettagliatamente le modalità e i numeri della migrazione dei nostri antenati gordonesi. Una migrazione dettata dalla povertà e dalla guerra, una migrazione che molti lettori e lettrici di questo giornale ricordano di aver vissuto in prima persona.

Estratto dall’articolo di Nanopress del 17 giugno 2015: Emigrazione italiana: quando i disperati eravamo (e siamo ancora) noi

L’italia è stata per 140 anni terra di emigrazione e quasi nella totalità di emigrazione “economica”, persone cioè che lasciano la loro terra natia per cercare fortuna e scappare dalla povertà. Il fenomeno fu di tale portata che cambiò per sempre la società italiana e quella internazionale: secondo una stima di diversi studi sull'emigrazione italiana, sono stati circa 30 milioni gli italiani emigranti tra il 1876 e il 1970 e circa 80 milioni sono gli oriundi nel Mondo (coloro cioè che hanno almeno un antenato italiano). L’emigrazione italiana è un fenomeno complesso e dai numeri enormi, ma che ha delle caratteristiche comuni in tutte le sue diverse fasi temporali. Per convenzione, gli studi prendono come anno zero il 1876, quando la Direzione Generale di Statistica pubblicò il primo studio sull'emigrazione. Il flusso di italiani in partenza per Paesi stranieri ha registrato un’inversione di tendenza dopo il 1970, quando i movimenti diventano più interni (da Sud a Nord) e quando iniziano ad arrivare i primi stranieri, ma senza mai fermarsi del tutto. 

Una storia di Migrazioni
Io sono un migrante economico, figlio di una migrante economica, nipote di un migrante economico e probabilmente potrei continuare... Pietro Battistessa era mio prozio, fratello di mio nonno Giovanni Battistessa. Emigrò in Australia nel 1952, all'età  di circa 20 anni, nello stesso anno in cui nacque mio padre, Danilo Battistessa. Pietro e Giovanni non si videro per ben 24 anni. A quell'epoca non c’erano telefoni cellulari, niente skype, niente Facebook. Pietro si dedicò a fare quello che sapeva fare meglio: edilizia e tagliare legna . La sua storia è uguale a quella di tanti italiani e italiane che cercarono casa e futuro in luoghi lontani in un momento in cui il loro Paese non era in grado di rappresentare la “terra promessa”.  Pietro non parlava inglese, non aveva studiato molto ma questo non gli impedì di costruirsi un futuro, di farsi una famiglia e di tornare 24 anni dopo ad abbracciare coloro che lo aspettavano nella sua amata Gordona. Anche da parte di mia nonna, Maria Pedretti , ho notizie di migranti economiche. Questa volta si tratta di donne, una zia e una cugina di mia nonna che nel primo dopoguerra partirono in quelle immense barche cariche di persone e speranze che viaggiavano verso le Americhe, nel loro caso specifico verso l’Argentina.

Negli anni ‘70 la migrazione italiana cambia e diventa un “affare” interno. E’ proprio nel 1971 che mia madre, Liviana Giannotti, originaria di Marina di Cecina in provincia di Livorno, segue il marito finanziere destinato a Chiavenna e ,all'età di 23 anni,  lascia la famiglia per iniziare una nuova vita nella nostra valle.

Lei arrivava con un mestiere, la parrucchiera, e con una “croce” sulle spalle. In quegli anni infatti, nel nord italia essere toscani significava essere meridionali e dalle nostre parti questo non era un dettaglio da poco. Mia madre decise di rimettersi  a studiare e nel 1975 entrò a lavorare come infermiera nell'ospedale di Chiavenna ( ci sarebbe rimasta fino al 2008) servendo cosi nel migliore dei modi la comunità che l’aveva accolta. Nel 1983, dopo aver ottenuto il divorzio, si trasferì a Gordona dove iniziò la convivenza  con mio padre, Danilo. Furono anni duri: una donna divorziata in una comunità cattolica, toscana ( e quindi meridionale) e che per di più conviveva (senza vincoli clericali o civili) con un uomo dal quale aveva avuto un figlio, io. Mia madre seppe trasformare le sfide in opportunità e ricorda quell'epoca come un momento duro ma di crescita personale. Io non sapevo bene cosa voleva dire ma ricordo di aver ascoltato la parola “terrone” molte volte quando ero piccolo...    
Poi è toccato a me... Dopo aver terminato le medie a Gordona sono andato a studiare a Sondrio, solo 60 km ma che hanno significato l’inizio del mio pellegrinaggio. A 17 anni, dopo una stagione di 6 mesi di lavoro tra le cime innevate di Madesimo mi sono trasferito in Toscana e poi nelle Marche.  Dopo 2 anni all'ombra del Palazzo Ducale di Urbino ho ripreso la strada della terra natale di mia madre e mi sono trasferito a Pisa dove sono rimasto per 8 anni. Poi è arrivato il Sud America e infine (per ora) la Spagna... Da 14 anni vivo una vita da migrante, ho cambiato molte volte città, Paesi e Continenti. Ho chiamato casa tante pareti e tanti luoghi diversi convivendo con persone provenienti da tutto il Mondo ed essendo costretto, spesso e volentieri,  a parlare una lingua che non è  quella con la quale ho detto per la prima volta “Mamma”. Credetemi pero quando  vi dico che la mia non è un’eccezione, infatti tra le nuove generazioni di giovani italiane/i questo tipo di vita e molto comune, la necessità di migrare è tornata ad essere pressante proprio come ai tempi del mio caro, indimenticabile, zio Pietro.  Coetanei e coetanee italiane con le quali sono cresciuto o che ho incontrato lungo il cammino della vita,stanno vivendo e lavorando ai quattro angoli del Pianeta, lontani da amici e parenti, lontani dai luoghi nei quali sono cresciuti. 

Oggi, grazie anche e sopratutto alle facilità che mi concede la mia cittadinanza italiana vivo una tranquilla vita  a Madrid, insegnando cooperazione internazionale e diritti umani in un’università pubblica spagnola. Ma perché vi racconto tutto questo vi starete chiedendo? E’ semplice. Ve lo racconto perché voglio mostrare un punto importante,  un punto per me molto chiaro, il filo conduttore di questo articolo. Pietro, Liviana, Diego, tre storie legate a Gordona e  che hanno qualcosa in comune, un fattore che si ripropone generazione dopo generazione. Siamo emigrati, ci siamo messi alla prova, siamo migliorati, siamo cresciuti e siamo diventati utili alle comunità che ci hanno saputo accogliere, CHE CI HANNO SAPUTO DARE UN’OPPORTUNITÀ

Ricordo che dopo essere tornato dal Sud America ho ricevuto complimenti e pacche sulle spalle da parte di molti connazionali. Quando decisi di partire per le Americhe lasciai molte cose alle spalle, decisi di buttarmi  giocandomi il tutto per tutto: un investimento di  vita e anche economico. Mi è andata bene,  sono stato accolto come in  famiglia dai fratelli e dalle sorelle di quel continente tanto lontano, ho fatto velocemente carriera e sono tornato in Europa, dopo due anni, umanamente e professionalmente arricchito e sopratutto  più maturo.  A quel punto le lodi sul mio coraggio e sulla capacità di rischiare si sprecavano tra le mie conoscenze nel Bel Paese:
<Sei un esempio per i giovani italiani!> Mi diceva qualcuno.
<Hai avuto coraggio da vendere, lasciare tutto per andare in un posto sconosciuto dove neanche si parla italiano> mi dicevano altri.

Io ringraziavo ma dentro di me sapevo che c’era qualcosa di sbagliato. Si perché molte delle persone che mi dicevano queste cose erano le stesse che poi, vedendo le immagini in TV di migliaia disperati che cercavano di raggiungere l’Italia,  inveivano contro questi ultimi, accusandoli  di rubarci il lavoro, di venire a togliere il futuro ai nostri giovani...  Quindi, a me si offriva da bere al bar e per loro solo insulti e vessazioni... Non capivo e sinceramente ancora oggi non capisco, perché io sarei un esempio di coraggio e intraprendenza da seguire mentre per loro si usa un altro peso e un’altra misura... E’ proprio in questi momenti che ripenso allo zio Pietro, a mia madre e alla mia vita da migrante e a quanto abbia fatto la differenza che a noi abbiano dato un’opportunità.


P.S. 
Una parte della mia storia da migrante è raccontato nel libro:

La nostra scuola è il mondo intero: storie di migrazione e di integrazione

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Desokupa, la nuova faccia dell'estrema destra spagnola?

Fonte foto

"Desokupa. Impresa specializzata in sgomberi di appartamenti occupati con la forza e senza contratto di locazione, metodi legali, in meno di 72h recuperiamo l'appartamento, lavoriamo in tutta la penisola. Efficacia nel 90 percento dei casi."



Ecco come si pubblicizzava poco tempo fa l'impresa Desokupa nel famoso portale milanuncios.com. L'impresa già non ha bisogno di pubblicità visto che non riescono a far fronte a tutte le richieste che ricevono. " Prima ricevevo 5 telefonate alla settimana. Ora 15 al giorno, Abbiamo tantissimo lavoro", afferma Daniel Esteve, direttore  dell'impresa più controversa degli ultimi tempi in Spagna. I loro clienti sono proprietari di case e appartamenti occupati, disperati  per la lentezza del sistema giudiziario, che optano per contrattare questo commando di pugili perché  caccino gli indesiderati inquilini. L'elemento nuovo di questa dinamica, e che converte l'impresa in un fenomeno sociale, è che tutto questo è legale. Almeno fino ad oggi. 

Fuente El Confidencial


Come funziona Desokupa

Desokupa realizza contratti d’incarico solo con proprietari di immobili occupati illegalmente. Per questa ragione i clienti devono esibire all'impresa i titoli catastali/atti notarili che accreditano la loro condizione e che dimostrino che l’immobile è stato occupato in maniera illegale. Non lavorano su casi di sfratto per mancanza di pagamento delle rate alla banca perché in quel caso l’occupante possiede  il titolo di proprietà dell’immobile.  L’impresa non interviene se nella casa/appartamento  occupato vivono dei minorenni.

“Dove non arriva la legge, arriviamo noi.
Quello che non può fare un poliziotto lo facciamo noi.
Noi siamo la soluzione!”

Daniel Esteve,
socio fondatore e Director di Desokupa
Tutti i membri dell’impresa che mettono in pratica l’azione “pacifica” di sgombero hanno una licenza di guardie/vigilanti di sicurezza privata. A questi operatori la legge spagnola consente funzioni come il controllo di accesso e uscita dall'edificio e la facoltà di assicurare che si compiano le normative condominiali della comunità ( nel caso di un condominio). Per capirsi, è il titolo legale che in Spagna si richiede ai “buttafuori” in discoteca.

Gli integranti di Desokupa, 8 fissi e 50 part time, praticano tutti discipline sportive di autodifesa come pugilato e arti marziali. Il loro fisico è imponente  pero secondo quanto dicono, visto che il comportamento di molti occupa usualmente è violento, se la cosa sfugge di mano, sono loro i primi a chiamare la polizia.

Una volta arrivati alla casa/appartamento occupato bussano alla porta e parlano con gli inquilini illegali. Spiegano che il legittimo proprietario della casa li ha contrattati e che hanno il titolo  legale di guardie di sicurezza privata. Como ripete Deniel Esteve nei canali di televisione spagnola “ noi facciamo una negoziazione pacifica”. Se la negoziazione iniziale  non va a buon fine viene realizzato un controllo di accesso e uscita dall'edificio eseguito da 5 , 10 ,15 persone a seconda dei casi. Una volta che uno degli occupanti illegali sale della casa/appartamento non gli viene più permesso di entrare ed è cosi come riescono a “liberare” gli immobili occupati.

Fonte immagine
Tutto legale?

Fino ad oggi nessuna delle denunce realizzate contro Desokupa ha trovato soddisfazione. L'osservatorio per i Diritti economici, sociali e culturali (DESC)  ha deciso di denunciare “l’impresa di sicurezza”, specializzata in realizzare sgomberi in maniera “legale, efficace, sicura e rapida”. Il Municipio di Barcellona dal canto suo sta studiando la legalità di questa pratica per poter pianificare azioni a futuro  e in un nota dichiara “ Prima di prendere qualsiasi decisione al rispetto è necessario studiare a fondo l’illegalità o meno dell’azione di Desokupa”. Fuente El pais 

Quello che è certo è Desokupa si muova nella zona "grigia" della legge spagnola e per adesso nessuno sembra poter fare niente. Dall'altro lato si trovano i proprietari degli immobili ( spesso imprese e non persone fisiche) che fanno la fila per contrattare Daniel Esteve e i suoi per "ripulire" gli appartamenti occupati dai "bichos". (insetti in spagnolo, la parola offensiva utilizzata per etichettare gli occupanti illegali)

Pagina Facebook : No a la empresa Desokupa

Video intervista a Daniel Esteve - Click qui


Il fenomeno delle occupazioni: il movimento Okupa

Símbolo okupa
Il Movimento Okupa è un movimento sociale che recupera terreni inutilizzati e case /appartamenti temporalmente o permanentemente vuoti con la finalità di utilizzarli come: terre coltivabili, prime case, luoghi di riunione o centri con scopi sociali, politici e culturali etc... Il principale motivo è quello di denunciare e allo stesso tempo rispondere alla questione sociale che impedisce che il diritto alla casa sia considerato più importante del diritto alla proprietà privata.

Il movimento Okupa raggruppa varie ideologie che giustificano le loro azioni come gesto di protesta politica e sociale contro le speculazioni e per difender il diritto alla casa di fronte alla crisi economico/sociale della nostra epoca. Il Movimento difende anche il diritto ad utilizzare immobili e spazi abbandonati per un uso pubblico, ad esempio come centri sociali o culturali. La legislazione relativa alle occupazioni illegali varia da Stato a Stato. Nella maggior parte degli Stati i proprietari legali degli immobili, il cui diritto alla proprietà è stato usurpato, posso denunciare il fatto como delitto ordinario: esistono però Stati le cui legislazioni tollerano l’occupazione sempre e quando compia con alcuni particolari parametri (questo è il caso della Spagna) o dove esistono concessioni temporali da parte dei proprietari dell’immobile in cambio di un affitto (spesso simbolico) pagati dall'occupante.
Fonte Wikipedia

In Spagna

E’ comune nelle grandi città spagnole  incontrare vari Centri Sociali Okupa (CSO). Alla base esiste un’importante organizzazione e le tensioni con i movimenti di estrema destra (fascisti) sono all'ordine del giorno.

Tra i movimenti Okupa più riconosciuti in Spagna troviamo:

• CSO 1924
• CSO El Barrio
• CSO El Cierre
• CSO El Kou
• CSO Eskuela Taller
• CSO La Bota
• CSO La Casika
• CSO La Traba
• CSOA La Fabrika de Sueños
• CSOA La Gatonera
• CSOA La Gotera
• El Antidoto
• El Solar
• EPA El Patio Maravillas
• La Ironia
• Palacio Social Okupado Malaya


Barcellona è considerata la capitale Okupa spagnola dovuto alla grande quantità di centri esistenti e all'estensione del fenomeno.  Viene spesso paragonata ad Amsterdam e Milano , importanti capitali europee del movimento Okupa. 

Un altro elemento da considerare: 
la mafia delle occupazioni a Madrid




Cinque gruppi organizzati controllano le "okkupazioni" mafiose di appartamenti nella capitale spagnola, secondo un rapporto dell Federazione Regionale di Associazione di Vicini (FRAVM). Si calcola che ci sono più di 1000 appartamenti occupati da queste bande criminali a Madrid, bande che fanno pagare agli inquilini occupanti dalle 200 alle 300 euro al mese e 2000 o 3000 euro nel caso in cui riescano a "vendere" la proprietà della casa occupata. (Ricattano il proprietario legale perché questi conceda all'inquilino occupante una buona uscita per lasciare l'appartamento).  I quartieri più toccati da questo fenomeno criminale sono Villaverde (400), Villa de Vallecas (160), Puente de Vallecas (100), Carabanchel (100), Usera (50), Centro (50) y Tetuán (40).


Fonte: articolo El Mundo (febbraio 2016)

Per approfondimenti leggere il documento integrale: Orígenes y evolución del Movimiento Okupa enel Estado español

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ALLAH AMA LA IGUALDAD - ¿Se puede ser gay y musulmán?



Hoy os quiero presentar la campaña de recaudación de fondos para la realización del documental " ALLAH LOVES EQUALITY - Can you be gay and Muslim? " (ALLAH AMA LA IGUALDAD - ¿Se puede ser gay y musulmán?)


Página de recaudación de fondos (clic aquí)

Este proyecto ve en primera línea Wajahat Abbas Kazmi, activista para los derechos humanos y film maker pakistaní, apoyado  por la organización italiana IL GRANDE COLIBRÌ. 

Desde el  sitio web de Il Grande Colibrì

"Il Grande Colibrì es un proyecto social a favor del colectivo  LGBTQI. Su propósito es de poner de relieve las otras grandes discriminantes (étnicas, nacionales, culturales, religiosas, sociales, relacionales, sexuales etc.) conectadas con la orientación sexual y la identidad de género. Queremos romper el  muro de silencio y de prejuicio que envuelve aquellos que no cumplen  con los parámetros de la mayoría, superar la representación estereotipada y superficial de minoría, hacer escuchar la voz de quienes son ignorados y callados , luchar contra todas las formas de prejuicios (homofobia, transfobia, racismo, islamofobia, antisemitismo, sexofbia, estigmatización de la pobreza y de la enfermedad...)"

Página Facebook de la campaña – clic aquí

"En los últimos años, Pakistán se ha visto gravemente golpeado por el terrorismo, una  situación que ha afectado la vida de la gente común, especialmente la vida de las personas del colectivo  LGBTQI. En Pakistán hay una gran comunidad de gay y lesbianas que viven ocultándose.
Mi objetivo es promover en todo el mundo el mensaje de que el Islam es una religión de paz, y voy a tratar de transmitirlo a todas las personas, sean  musulmanes o no." 

Wajahat Abbas Kazmi
(Director del documental)


EL PROYECTO

El documental está diseñado para ilustrar la situación actual de las personas LGBTQI que viven en la República Islámica de Pakistán. A través de entrevistas con los musulmanes homosexuales, lesbianas, bisexuales y personas transgénero,  se busca conseguir que sus voces puedan ser escuchadas en todo el mundo. De esa forma podrán dar a conocer acerca de su vida cotidiana y la forma en que son tratados por la sociedad, también nos ayudarán a entender lo que dice el Islam sobre la homosexualidad y cuáles son los derechos de las personas LGBTQI, siempre y cuando estos derechos estén presentes en  la sociedad pakistaní.

Vamos a mostrar al público la vida de las personas LGBTQI en Pakistán. Encontraremos algunas parejas del mismo sexo que viven en el País y también a sus padres. Entrevistaremos también algunos famosos periodistas locales y activistas de los derechos humanos que se ocupan de los derechos de la comunidad  LGBTQI paquistaní.

Seguiremos la vida cotidiana de las personas trans, desde aquellas que trabajan como profesionales del sexo a las que están luchando por concienciar sobre el VIH en la comunidad trans, entrevistando a los pacientes y hablando con sus médicos acerca de los problemas que enfrentan durante el tratamiento. Por último, entrevistaremos a dos personas intersexuales que han cambiado recientemente, y con éxito, su sexo a través de la cirugía.

Presentación de la campaña de recaudación en Youtube


Que podemos hacer nosotr@s


Hay diferentes formas de poder apoyar el proyecto. La primera es, por supuesto, la de apoyar económicamente la campaña de recaudación de fondos. En este link podrán consultar (en inglés y en  italiano) las 7 tipologías diferentes de donaciones, desde 10 euros (donación simple) hasta 450 y 900 euros para ser ¡Coproductores del documental! 
Además podrán leer todo los detalles del proyecto, ver cuáles son los otros profesionales que acompañarán a Wajahat en la realización del documental y tener bajo control la evolución de la campaña.
Por otro lado, si no tienes la disponibilidad económica para apoyar el proyecto no te desesperes. Comparte este articulo y difunde la campaña de recaudación entre tus amigos, amigas, familiares, colegas de trabajo, instituciones, academias etc. Aun si no lo crees, tan solo haciendo esto serás de gran ayuda.

Utiliza en tus publicaciones en facebook #ALLAHLOVESEQUALITY y ayuda a difundir el mensaje.

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