Il passato nazista di Hugo Boss



Versión original en español - clic aquí

La Hugo Boss AG, casa di moda tedesca con sede a Metzingen, Germania, ha riconosciuto pubblicamente che il suo fondatore, Hugo Ferdinand Boss, appoggiò Adolf Hitler durante la seconda guerra mondiale. 

Hugo Ferdinand Boss
Il libro "Hugo Boss, 1924-45" dello storico Roman Köster, docente dell'Università di Storia Militare di Monaco di Baviera, (libro autorizzato dalla casa di moda), rivela che il fondatore dell'impresa non solo fu un fervente nazista ma che oltretutto, durante la seconda guerra mondiale, mantenne in stato di schiavitù nella sua fabbrica di Metzingen (situata nello stato di Baden-Wurttemberg ) ben 180 prigionieri di guerra (140 francesi e 40 polacchi). 

Più di mezzo secolo dopo, la compagnia ha pubblicato un comunicato stampa sulla propria pagina web chiedendo perdono e sottolineando il suo "più profondo cordoglio per coloro che hanno sofferto le conseguenze dei lavori forzati nell'impresa di Hugo Ferdinand Boss durante il regime nazionalsocialista"


Il libro di Köster ripercorre la vita del fondatore dell'attuale Hugo Boss AG e ricorda che nel 1933 l'impresa di moda fu il produttore e il distributore ufficiale delle uniformi del partito nazionalsocialista tedesco e che dal 1938 iniziò a produrre anche le divise delle Waffen SS.  

I prigionieri, secondo fonti del sito web tedesco «The Local», furono  "impiegati" da Hugo Boss e vivevano in pessime condizioni in un campo di lavoro vicino alla fabbrica. Le condizioni igieniche e alimentari erano umilianti e il ritmo di lavoro tremendo.

Il professor Köster segnala anche che la documentazione all'origine della ricerca che ha dato vita al libro,  dimostrerebbe che il fondatore di Hugo Boss era un nazista convinto: "Non solo appoggiò il partito cosi da ottenere diversi contratti per la produzione delle uniformi  ma era anche totalmente integrato nel movimento politico nazionalsocialista".

Lo studioso afferma che l'ideologia del Terzo Reich fu "assimilata profondamente dal proprietario dell'impresa  tanto che le condizioni di lavoro dei propri operai erano a dir poco tragiche"

Alla fine della seconda guerra mondiale, Hugo Ferdinand Boss fu processato e multato per la sua partecipazione attiva nella struttura nazista. Morì nel 1948 e da quel momento, la Hugo Boss, cominciò la produzione di vestiti da uomo, un settore del mercato nel quale la compagnia di moda tedesca si è convertita in leader commerciale mondiale e riferimento di prestigio  (almeno fino ad oggi...).


Leggi anche: August e le sue braccia incrociate (click here)











--------------------------------------------------------

Condividi l'articolo


e





Grazie!

La Fraternità non e un sentimento, è uno stile di vita!
A  presto, Diego

Se vuoi visitare l' archivio della sezione dedicata alla storia, clicca qui.

NAKBA, l'esilio infinito del popolo palestinese.

Il popolo palestinese commemora il 15 maggio la “Nakba” – la Catastrofe – , data in cui venne ufficialmente creato lo Stato d’Israele nel 1948. Migliaia di palestinesi furono costretti a fuggire, iniziare l’esodo e perdere le loro case e la loro terra, questo come conseguenza della guerra arabo-israeliana del 1948. A partire da quel momento, più di 700.000 persone passarono ad essere considerate rifugiati palestinesi.

Nakba 1948 -
Campo di rifugiati di Jaramana , Damasco, Siria
Fonte Wikipedia

L'esodo degli arabi palestinesi da Israele - Fonte foto
L'esodo degli arabi palestinesi da Israele - Fonte foto

Secondo lo statuto dell’UNRWA  sono considerati rifugiati palestinesi “le persone che tra giugno 1946 e maggio 1948 vivevano stabilmente in quella che viene definita la Palestina storica – l’attuale Stato d’Israele -  e che perdettero le loro casi e i loro mezzi di sussistenza come conseguenza della guerra. Anche i discendenti di queste persone vengono considerati rifugiati secondo i criteri dell’agenzia”.

Nakba 1948 - Fonte wikipedia

Circa un terzo della popolazione rifugiata a livello mondiale è palestinese. Nell’attualità nei registri dell’UNRWA si contano più di 5 milioni di rifugiati palestinesi che, in qualche modo, continuano a sperare ed anelare il ritorno alle loro case e il riconoscimento della loro tragica storia. Un’attesa interminabile dato che Israele non riconosce il loro status,non permette il loro ritorno e mantiene sotto controllo militare il territorio palestinese.

Nakba 1948 - Due bambini, fratello e sorella, in una scuola improvvisata
in un campo di rifugiati
Fonte Wikipedia

L’occupazione del territorio palestinese  rappresenta una violazione sistematica dei diritti della popolazione, influisce negativamente sulle condizioni di vita dei palestinesi e sui loro mezzi di sussistenza, condanna le persone ad una povertà cronica, alla sofferenza e all' esilio forzato. Queste violazioni, che hanno convertito di fatto i palestinesi in un popolo privo di protezione e di diritti, rispondono ad una politica discriminatoria realizzata da Israele da quando nel 1967 occupò il territorio palestinese, infrangendo costantemente il Diritto Internazionale e impedendo la risoluzione pacifica del conflitto.  

Nakba 1948 - Fonte wikipedia

I rifugiati palestinesi hanno vissuto un viaggio epico fin dal loro catastrofico esodo nel 1948 e ancora oggi continuano ad essere un popolo disperso che sperimenta costantemente la fuga dai conflitti, il blocco economico e la vita sotto occupazione di forze militari. Vivono emarginati dalla legislazione nazionale (israeliana), privati dei diritti fondamentali e ancora anelano ferventemente ad una soluzione al loro esilio e alla loro espoliazione. L'Agenzia delle Nazioni Unite per il Soccorso e l'Occupazione dei rifugiati palestinesi nel Vicino Oriente (UNRWA)  ha accompagnato questi rifugiati per tutto il loro cammino. L’UNRWA è un'agenzia di soccorso, di sviluppo, d' istruzione, d'assistenza sanitaria, di servizi sociali e di aiuti di emergenza a oltre cinque milioni di rifugiati palestinesi che vivono in Giordania, Libano, Siria, Cisgiordania e Striscia di Gaza. È l'unica agenzia dedicata solo ad aiutare i rifugiati provenienti da una regione o conflitto specifico. È separata dall'UNHCR (in italiano ACNUR), l'agenzia dell'ONU per i rifugiati, che è l'unica altra agenzia delle Nazioni Unite dedita ad aiutare i rifugiati e si occupa di tutti gli altri rifugiati nel mondo.

L'UNRWA è stata istituita a seguito della guerra arabo-israeliana del 1948 da parte della Assemblea generale delle Nazioni Unite ai sensi della risoluzione 302 (IV), dell'8 dicembre 1949.
Nel 2015, i rifugiati palestinesi registrati dall'UNRWA erano 5.149.742 (2.117.361 in Giordania, 1.276.929 nella Striscia di Gaza, 774.167 in Cisgiordania, 528.616 in Siria e 452.669 in Libano) Fonte dati.



UNRWA fornisce strutture riconosciute in 59 campi profughi in Giordania, Libano, Siria, Cisgiordania e la Striscia di Gaza. Sito web UNRWA Italia

I fotografi dell'UNRWA  hanno raccontato l'esperienza dei rifugiati palestinesi fin dal momento in cui l'agenzia iniziò ad operare nel 1950. Il progetto dal titolo "Il largo viaggio dei profughi palestinesi" inaugurato nel novembre 2013 a Gerusalemme raccoglie una vasta gamma di  immagini tratte dal magnifico ed esteso archivio di UNRWA, archivio che nel 2009 è stato iscritto nel Registro della Memoria del Mondo dall'UNESCO, in riconoscimento del suo inestimabile valore storico. Il saggio fotografico racconta la storia visiva di una crisi  prolungata nel tempo - uno dei casi di migrazione forzata più lunghi nella storia moderna.

Per vedere le foto fai click qui

Approfondimenti e curiosità:

Avete mai visto questo personaggio?

Il suo nome è Handala
Approssimativamente tra il  1975 e il 1987 Naji Al-Ali ha creato dei disegni che raffigurano la complessità della situazione dei profughi palestinesi. Questi disegni sono ancora attuali e Handala, il bambino rifugiato che è presente in ogni raffiguarazione di Naji Al-Ali, rimane un potente simbolo della lotta del popolo palestinese per la giustizia e l'autodeterminazione.
Naji Al-Ali ha scritto: "Il bambino Handala è la mia firma, tutti mi chiedono di lui ovunque io vada. Ho dato alla luce questo bambino nel Golfo e l' ho presentato alla gente. Il suo nome è Handala e ha promesso al popolo che rimarrà fedele a se stesso. L'ho disegnato come un bambino che non fa della bellezza il suo punto forte; i suoi capelli sono come le spine di un riccio, spine che usa come arma. Handala non è un grasso, felice, rilassato bambino viziato. Lui è scalzo, come i bambini dei campi profughi, è un'icona che mi protegge dal commettere errori. Anche se sembra grezzo, profuma d' ambra. Le sue mani sono giunte dietro la schiena in segno di rifiuto rispetto alle soluzioni proposte al popolo palestinese dagli statunitensi".
Handala è nato come un bambino di dieci anni, ed avrà sempre dieci anni. A quell'età io ho lasciato la mia terra. Quando finalmente Handala potrà tornare nella sua terra , allora e solo allora inizierà a crescere. Le leggi della natura non valgono per lui. Handala è unico. Le cose riprendranno il corso naturale solo quando gli verrà consentito di tornare in patria.
L'ho presentato ai poveri e l'ho chiamato Handala come simbolo di amarezza. In un primo momento, era un bambino palestinese, ma la sua coscienza si è sviluppato per superare le frontiere nazionali ed acquistare un orizzonte globale per tutta l'umanità. Lui è un bambino semplice ma determinato, e questo è il motivo per cui la gente lo ha adottato e lo identifica come il riflesso della propria coscienza. "



------------------------------------------------------------------------

Condividi l'articolo

e

seguimi su Facebook



Grazie!

La Fraternità non e un sentimento, è uno stile di vita!
A  presto, Diego

Se vuoi visitare l' archivio della sezione dedicata alla storia, clicca qui.

Esattamente 100 anni fa Antonio Gramsci scriveva: "Odio gli indifferenti ..."

Pochi giorni addietro ho avuto modo di ascoltare queste frasi pronunciate da due icone di Hollywood nel film "evento" del 2017, Assassin's Creed.

Ellen Kaye (Charlotte Rampling) < Abbiamo vinto. La gente non è più interessata ai propri diritti civili, è interessata solo al tenore di vita. Il Mondo moderno ormai ha abbandonato le idee di libertà: preferisce obbedire. >

Rikkin (Jeremy Irons) < La minaccia permane finché il libero arbitrio esisterà! Per secoli si è cercato di eliminare il dissenso con la religione, la politica ed ora con il consumismo... non è ora di provare con la scienza? >
Cit. Assassin's Creed Movie

In quell'istante, come una folgorazione mi sono tornate alla mente delle parole di Antonio Gramsci. Velocemente ho cercato di ricomporre nella mia mente l'intero appassionante articolo ma solo questa frase risuonava nella mia testa: Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani.

Una volta terminato il film non ho potuto attendere oltre e dopo una rapida ricerca sulla rete ecco apparire quell'articolo di Gramsci. Ad attendermi però una sorpresa che mi ha fatto riflettere non poco e che mi ha spinto a scrivere questo articolo riproponendo il testo integrale dello scritto di colui che fu il secondo segretario generale del Partito Comunista d'Italia. Ebbene il mio stupore fu dovuto al fatto che sono passati esattamente 100 anni da quando Antonio Gramsci scrisse queste parole! Buona lettura.


Mauro Biani - 2015
“Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.
L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch'io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?
Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.
Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”.


11 febbraio 1917
Antonio Gramsci


------------------------------------------------------------------------

Condividi l'articolo

e

seguimi su Facebook



Grazie!

La Fraternità non e un principio, è uno stile di vita!
A  presto, Diego
Se vuoi visitare l' archivio della sezione dedicata alla storia, clicca qui.

UNV program: great opportunity to join the United Nations

There is a great opportunity for people around the world, to become Volunteer or International Volunteer of the United Nations Program (better known as IUNV - International United Nations Volunteer Program). This voluntary service can be realized in the country of origin (in this case, the name is UNV program) or abroad (IUNV program) and, despite the word Volunteer, participants can always count on an economic remuneration and other additional benefits.


UNV is based in Bonn, Germany. UNV has a staff of around 150 at headquarters, and almost 7,000 volunteers deployed in the field. Four Regional Offices in Bangkok, Dakar, Nairobi and Panama City develop regional interventions to advance peace and development, and around 80 Field Units represent the organization at the country level. Olivier Adam (France) is the Executive Coordinator.



International UN Volunteers promote peace and development in communities around the globe while upholding the ideals and aspirations of the United Nations. International UN Volunteers come from 160 countries, representing many cultures and backgrounds. They bring a wide variety of perspectives and approaches. Your international UN Volunteer assignments will make a lasting impact. It can create a ripple effect that extends far beyond the immediate results of your efforts. As an international UN Volunteer, you will learn about different cultures, expand your networks, and study foreign languages and gain matchless professional and life experiences. International UN Volunteers support local volunteer initiatives, strengthen community capacities, foster ownership and sustainability of development activities and contribute toward the achievement of the 17 Sustainable Development Goals (SDGs).



To become national volunteers, you need to consult the United Nations Development Program page (UNDP), because UNDP is in charge of administering and managing applications for admission within each country.


In the case of international voluntary, the agency of Volunteers of the United Nations administers vacancies directly and offers that you can see on http://www.unv.org (On this web site you will find some specific voluntary offers).


Another possibility, for those wishing to contribute to the work of the United Nations directly from his home, is the online volunteer program. Online Volunteering enables organizations and volunteers to work together to address the challenges of sustainable development - anywhere in the world and from any device. Online volunteering is fast, easy and, above all, effective.


To apply to IUNV or UNV program must fulfill the following requirements:

  - Have at least 25 years (22 years for the national program)
  - There is no "roof" of age (usually after age 60 is difficult to be called for these programs)
  - Possess a university degree
  - At least two years of relevant professional experience 

  - Advanced level, as a minimum, in at least one of the working languages of the United Nations: English, French, and Spanish.

Among the benefits, already mentioned above, we find:


  - A monthly "remuneration" variable but certain

  - It accrues 2.5 days of vacation per month
  - A severance indemnity which corresponds to $ 100 per month of work
  - Medical insurance scheme which covers all medical expenses
  - If part of the international program, travel and the journey is covered by the program

Enrollment in the program is carried out on the line, please fill in the Roster that found at https://vmam.unv.org/candidate/signup

------------------------------------------------------------------------

Don't' forget to share this article 

And 

Follow me on Facebook


Refugee's day, Quito (Ecuador) 2015
Thank You!
Diego

UNV program: grande opportunità per entrare nelle Nazioni Unite


Esiste una grande opportunità per i/le giovani di tutto il mondo, quella di diventare Volontario o Volontaria Internazionale del programma delle Nazioni Unite (più conosciuto come IUNV – International United Nation Volunteer Program). Questo servizio di volontariato può essere svolto nel Paese di origine ( in questo caso è uno UNV program) o all'estero (IUNV program) e, nonostante si parli di volontariato, i/le partecipanti possono sempre contare su una remunerazione economica e su altri benefici aggiuntivi. 


UNV program ha sede a Bonn, in Germania, vanta un organico di circa 150 professionisti presso la sede centrale, e quasi 7.000 volontari schierati in terreno. Quattro uffici regionali a Bangkok, Dakar, Nairobi e Panama City sviluppano interventi regionali per promuovere la pace e lo sviluppo, e circa 80 unità di campo rappresentano l'organizzazione a livello nazionale. Olivier Adam (Francia) è l'attuale coordinatore esecutivo.


Ogni anno volontari/e con diverse qualifiche ed esperienze provenienti da 160 Stati differenti, prestano servizio in 130 paesi attraverso il programma I - UNV. Questi professionisti contribuiscono in maniera determinante al conseguimento della Pace ed ai 17 Obiettivi delllo Sviluppo Sostenibile ( che dal 2015 rappresentano l’asse portante della politica di sviluppo delle Nazioni Unite). Il Programma di Volontariato delle Nazioni Unite recluta persone con una grande varietà di talenti e offre un ampia gamma di opportunità di volontariato in diverse aree d'intervento.


Per diventare volontari nazionali è necessario consultare la pagina del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNPD), l’incaricato di amministrare e gestire le domande di ammissione all’interno di ogni Paese (http://www.undp.org).
Nel caso del volontariato internazionale , la agenzia del Volontiariato delle Nazioni Unite amministra direttamente i posti vacanti e le offerte che è possibile consultare su http://www.unv.org  (Su questo sito potrai trovare alcune offerte specifiche di volontariato).

Il programma Volontariato delle Nazioni Unite (UNV) contribuisce alla pace e allo sviluppo attraverso il volontariato in tutto il mondo. Il Volontariato online consente alle organizzazioni ed ai volontari di collaborare per affrontare le sfide dello sviluppo sostenibile - in qualsiasi parte del mondo e  da qualsiasi dispositivo. Il volontariato online è veloce, facile e, soprattutto, efficace. 


Per poter applicare al programma IUNV o UNV bisogna compiere i seguenti requisiti:

 - Avere compiuto almeno 25 anni (22 anni per il programma nazionale)
 - Non esiste un "tetto" d'età ( di solito dopo i 60 anni è difficile essere chiamati per questi programmi) 
 - Possedere un titolo universitario
 - Almeno due anni di esperienza professionale (rilevanti)
 - Livello avanzato, come minimo, in almeno una delle lingue di lavoro delle Nazioni Unite: inglese, francese e spagnolo.

Tra i benefici, già citati in precedenza, troviamo:
 - Una remunerazione mensile variabile ma certa
 - Si maturano 2,5 giorni di vacanza al mese
 - Un trattamento di fine rapporto che corrisponde a 100$ per mese di lavoro
 - Un’assicurazione medica che copre tutte le spese mediche
 - Se parte del programma internazionale gli spostamenti e il viaggio è coperto dal programma

L’iscrizione al programma si effettua on line,  dovete compilare il Roster che trovate all’indirizzo : https://vmam.unv.org/candidate/signup

------------------------------------------------------------------------

Condividi l'articolo

e

seguimi su Facebook



Grazie!

La Fraternità non e un principio, è uno stile di vita!
A  presto, Diego

Donor Tracker: analysis of 14 major OECD donors


The Donor Tracker is a unique online resource that offers free, independent, up-to-date analysis of 14 major OECD donors. Covering 90% of the world’s official development assistance (ODA), the Donor Tracker provides data-driven insights on strategic priorities, funding trends, decision-making, and key opportunities.



Discover 14 donors profiles:






If you want to discover more just click here to go to Donor Tracker Website


--------------------------------------------------------------------------------

Don't' forget to share this article 

And 

Follow me on Facebook



Thank You!
Diego

---------------------------------------------------------------------





Quella riunione a casa di Alcide Cervi nel maggio del 1954

I sette fratelli Cervi, ossia Gelindo (nato il 7 agosto 1901); Antenore (1906); Aldo (15 febbraio 1909); Ferdinando (1911); Agostino (11 gennaio 1916); Ovidio (13 marzo 1918) ed Ettore (2 giugno 1921), erano i figli di Alcide Cervi (1875-1970) e di Genoeffa Cocconi (1876-1944) e appartenevano a una famiglia di contadini con radicati sentimenti antifascisti. Dotati di forti convincimenti democratici, presero attivamente parte alla Resistenza e presi prigionieri, furono torturati e poi fucilati dai fascisti il 28 dicembre 1943 nel poligono di tiro di Reggio Emilia. La loro storia è stata raccontata, fra gli altri, dal padre Alcide Cervi.

La famiglia Cervi. In piedi, da sinistra: Ovidio, Diomira, Gelindo, Aldo, Antenore, Rina, Ettore. Seduti, da sinistra: Ferdinando, Alcide, Genoeffa, Agostino

CASA CERVI, MAGGIO 1954
In occasione dell’anniversario della fucilazione dei fratelli Cervi, Italo Calvino scrisse un emozionante articolo nel 1954 su di un incontro fra i genitori delle Medaglie d’Oro martiri del nazifascismo e le Medaglie d’Oro sopravvissute. Ecco a voi il testo di quell'articolo.

Italo Calvino


27 maggio 1954 – Cominciarono ad arrivare a Reggio Emilia la sera del sabato, con vari treni: chi veniva dalla Calabria, chi dal Piemonte, chi dal Friuli. Erano persone anziane, coi capelli bianchi, persone modeste, che non davano nell'occhio. Si trovarono al posto convenuto. Erano una piccola compagnia di vecchietti, tutti di paesi diversi, di diversi ceti e professioni. Ma si conoscevano tutti già da tempo, si salutavano: “Come sta, signor avvocato? Ha fatto buon viaggio, cavaliere?”. Conoscevano i fatti l’uno dell’altro, avevano in comune ricordi di altri incontri recenti, conversazioni incominciate, che ora riprendevano. Erano venuti a Reggio invitati da un altro vecchietto, fittavolo in una campagna là vicino.


La cosa in comune era questa: erano tutti padri e madri, e i loro figli erano morti in guerra, come tanti, ma i loro erano morti compiendo atti coraggiosi, imprese fuori del comune, e avevano avuto la medaglia d’oro al Valor Militare alla memoria. Erano genitori di Medaglie d’Oro della Guerra di Liberazione, che compongono la presidenza di un’Associazione dal nome solenne: “Consiglio nazionale del valore e del sacrificio”. Ora il Comitato di presidenza doveva riunirsi per decidere sulle iniziative da prendere nel decennale della Resistenza, e il vice-presidente del loro Consiglio, Alcide Cervi, il padre dei sette fratelli fucilati, l’uomo che porta sette medaglie d’argento appese al petto, li aveva invitati a casa sua.



Eccoli dunque convenuti a Reggio Emilia per andare insieme al fondo dei Cervi, a Praticello. Guardiamoli da vicino, questi vecchi, cerchiamo di immaginare attraverso gli occhi loro che li videro crescere – poveri occhi che hanno molto pianto, che ogni tanto ancora riprendono a piangere – quei loro figli, che non ci sono più. Questo vecchietto lindo e minuto, dalla persona e dalla parola accurata, dalla stringata mimica meridionale è l’avvocato Cortese, di Vibo Valentia (Catanzaro), padre di Vinicio Cortese, sottotenente degli Arditi, che l’8 settembre restò in Piemonte a fare il partigiano e due volte fu catturato dai tedeschi e due volte evase, e al ponte di Ozzano-Monferrato alla pattuglia tedesca che lo sorprese mentre stava per mettere la mina si avventò solo contro quaranta a colpi di pistola e quando non ebbe più colpi gettò l’arma scarica in faccia ai nemici che gli rafficavano sul petto. E questo torinese tarchiato, dall'aria fiera e dalla parola espansiva è il pensionato delle ferrovie Francesco Cavezzale, padre del marinaio elettricista Pietro Cavezzale che all'isola di Lero assalita dai tedeschi, a mano a mano che i compagni a turno cadevano e le munizioni venivan meno, s’improvvisava cannoniere, poi mitragliere, poi correva con la baionetta a trapassare un ufficiale nemico ed a morire. E questo signore di grossa corporatura ma dall'aria riguardosa e modesta è Amilcare Sarti che ha un negozio di vernici a Ravenna: e suo figlio, il tenente di vascello Primo Sarti,
Primo Sarti

cadde in uno dei più foschi episodi della guerra: mentre nel 1944 navigava col suo sommergibile della Marina dell’Italia libera tra la Sardegna e la Corsica, un gruppo di marinai fascisti s’ammutinò e uccise gli ufficiali che rifiutavano di fare rotta verso i porti in mano ai tedeschi. E questa signora bassottina e semplice, dai capelli grigi, è la mamma di Giannino Bosi che fondò le bande garibaldine nel Friuli e che piuttosto che cadere vivo nelle mani tedesche si puntò contro l’arma. E questo genovese canuto e silenzioso è il signor Lucarno, capo tecnico: suo figlio Ezio, diciottenne, sopra il monte Antola, per permettere ai partigiani del suo distaccamento di ripiegare dopo una pericolosa azione, attirò su di sé col fuoco della sua arma i nemici. E 
Giannino Bosi
questi coniugi così cordiali, cerimoniosi, con un continuo trepido sorriso sulle labbra, sono il direttore d’una tipografia di Cuneo e sua moglie, genitori di Ildo Vivanti che la canzone dei G.L. di Valle Gesso ricorda come “il migliore dei partigiani”.

Carla Capponi
Con loro erano venuti a Reggio gli altri, i giovani del Consiglio, quelli che rappresentano la generazione dei figli: le Medaglie d’Oro partigiane viventi. Quella signora giovane fine, dal bel viso ridente, è Carla Capponi, che portava rivoltelle e bombe nella borsetta per le vie di Roma invasa, e correva con le armi in pugno alla testa dei G.A.P. nelle fulminee azioni e incendiava il buio delle notti di coprifuoco con i suoi spari e il suo sorriso. Quell’uomo tarchiato, il cui sguardo di sotto in su, tranquillo un po’ sornione, è come illuminato da un lampo di malizia, è Giovanni Pesce, l’inventore della lotta in città, che portava il terrore tra le file nazi-fasciste di Torino e di Milano, rapido e scattante come un felino, micidiale ed imprendibile. E quel biondo giovanotto scanzonato è Roberto Vatteroni, e il braccio che ora porta rigido contro il fianco lo alzò ridotto a un moncherino sanguinante a incitare i compagni sui monti del Carrarese.
Fermo Melotti

E quell'omone dal rosso largo viso pieno di bontà e di pazienza è Fermo Melotti, ora impiegato comunale a Modena: quella mano di cui restano poche dita, come un artiglio, la perdette in un’azione audace per salvare i compagni: e poi fu catturato e torturato quanto un uomo può essere torturato e non gli uscì parola; finché, giunto all'estremo, per paura di parlare nel delirio, tentò due volte di uccidersi; e quando i suoi compagni con un colpo di mano vennero a liberarlo, scardinò la porta della cella con le sue braccia, e ricevette addosso ancora una pallottola nemica, e come se niente fosse tornò a fare il partigiano: e con quattro bombe a mano sgominò un carro armato: e il Comando gli ordinò di mettersi in salvo oltre le linee, perché non ce la faceva più tant'era carico di ferite; e lui rifiutò, e leggendario in tutta l’Emilia continuava a travolgere forze corazzate nemiche.


Ma non erano tutti i presenti, quelli della presidenza. Mancava proprio il presidente, Luigi Dal Pont, partigiano del Piave, rimasto cieco a vent'anni, ma gli davano proprio quel giorno a Belluno una medaglia d’argento, da porre al fianco di quella d’oro. E mancavano i genitori di Dante Di Nanni, che quella domenica veniva commemorato a Torino, sotto la finestra di borgo San Paolo donde il ragazzo assediato aveva aperto il fuoco e tenuto testa per ore all'assalto nemico e s’era infine gettato giù sul selciato. E ancora erano attesi il fratello di Pilo Albertelli, il professore torturato e poi fucilato alle Ardeatine, e il padre del capitano Antonio Cianciullo, eroe di Cefalonia.

Questi erano gli invitati di papà Cervi, che domenica 23 maggio andarono a trovarlo a Praticello di Gattatico su un torpedone preceduto da un corteo di moto e di lambrette di contadini venuti incontro sulla strada. Andavano a “discutere delle nostre cose – come aveva scritto il vecchio Cide a Dal Pont – proprio come facevo un tempo con i miei figli quando c’era da risolvere qualcosa di importante per il nostro fondo e per la libertà”.


I vecchi erano i più loquaci, e ogni tanto tornavano a raccontare dei loro figli, a commuoversi, a domandarsi l’un l’altro: “Ma lei quand’è stato che ha saputo la notizia? E quando l’aveva visto l’ultima volta?”. E Cavezzale: “Se penso che sono stato io a dirgli, tornando nel 1942 da far servizio di ferroviere mobilitato in Russia: «Fa qualsiasi cosa, piuttosto che lasciarti prendere prigioniero dai tedeschi!»”. E Sarti: “Ma il mio, da ragazzo non era mica contrario al regime; fu dopo, con le cose che vide in guerra, coi discorsi che sentiva da me…”. E i Vivanti: “E il nostro anche lui…”. Ecco che vediamo in loro rispecchiarsi il segreto passo della storia: quello che i figli prendono dai padri, quello che i padri alla loro volta prendono dai figli.

I giovani con la medaglia d’oro, invece, non parlavano mai del passato, non si lasciavano andare ai ricordi, troppo presi del presente e del futuro. Pure, a vederli lì, quei quattro, sapendo quante ne avevano fatte, ai danni di tedeschi e fascisti, ci si sentiva presi, sullo sfondo di quella verde e ardimentosa campagna emiliana, da una ventata d’epopea cavalleresca, come a ritrovarsi in un mondo popolato da eroi d’Ariosto: ecco l’intrepido guerriero, il saggio cavaliere errante, il generoso paladino, il fortissimo gigante.

E una ventata di cantare di gesta animava anche la semplice cerimonia con cui la popolazione di Gattatico con papà Cervi alla testa accolse i decorati. Parlò il sindaco, Ircoide Marconi (già si nota fin nei fantasiosi nomi di battesimo lo spirito avventuroso della campagna emiliana), parlò il generale Roveda che fu comandante nella zona, e i loro discorsi erano tutti di fatti e di persone, fatti eroici o atroci, una sterminata epopea locale, piena di nomi, come le elencazioni degli eroi dei poemi d’Omero.

Suonò la banda: erano giovanotti col maglione turchino e il berretto bianco da marinaio: come l’equipaggio d’un veliero sbarcato tra quei prati. Si snodò un corteo, coi “pionieri” allegri in testa che cantavano (e tra loro gli orfani dei Cervi); tra le case del paese c’erano festoni e bandiere e scritte d’evviva. Ci si guardava intorno: era un’altra Italia, un’Italia senza la “celere”, senza pompe ufficiali, dove il patriottismo è una cosa semplice schietta, una cosa “del fondo e della libertà”.

A casa Cervi, il vecchio Cide portò subito gli invitati a visitare la stalla modello, dove la Verina, la vedova di Aldo, attende laboriosa alle sue mucche; poi nel tinello, dove i sette figli studiavano la sera, e dove troneggia il famoso mappamondo di Aldo, si riunisce il Consiglio. II vecchio Cervi presiede, con quella sua sentenziosa saggezza di patriarca, fiero nella forte tozza persona, col grappolo delle sette medaglie sul petto. Quando si commuove, due veloci grosse lacrime gli rotolano giù per le rughe oblique agli angoli degli occhi. Corrono via e scompaiono: il vecchio Cide è già tornato padrone di sé. Ora parlano del progetto d’una grande adunanza dei “papa Cervi d’Europa”, dei familiari di caduti e eroi di tutti i Paesi invasi dai nazisti.

S’é messo a piovere sui prati, sulla vigna, sugli alveari. Nelle stanze intorno s’ode un correre di passi, le donne si affrettano a metter dentro roba, e s’affannano nella cucina a preparare i grandi piatti d’agnolotti. Sotto il portico una grande tavola accoglie i padri, i decorati, gli amici. II vecchio Cervi siede a capotavola tra l’avvocato calabrese e il ferroviere piemontese, e parla di sementi e di raccolti. Dalla cucina le donne vanno e vengono coi piatti: Margherita vedova d’Antenore, Jolanda vedova di Gelindo, e la bruna Ines dai neri occhi ridenti, vedova di Agostino. Tutt’a un tratto saltano fuori i ragazzetti di Agostino e di Gelindo, con le magliette rosse, tutti in gruppo, vengono a capotavola, gridano: “Viva le medaglie d’oro!” e corrono via ridendo.
Così, senza rulli di tamburo, senza salve di cannone, gli uomini che rappresentano il valore e il sacrificio della nuova Italia continuano a tenersi uniti, a vigilare, a operare per il bene.


La famiglia Cervi, dopo la guerra


Vi consiglio d visitare il sito web: http://www.istitutocervi.it/
ma sopratutto di leggere questo articolo dal titolo: le donne dei Cervi 

Questi sono i Modena City  Ramblers che rendono il loro tributo ai sette fratelli e alla famiglia Cervi tutta.


Per gli amanti del cinema, segnalo anche che sulla vicenda dei 7 fratelli cervi il regista Gianni Puccini ha realizzato un film nel 1968 dal titolo : 
I 7 fratelli Cervi 


Qui potete trovale un articolo pubblicato su Patria Indipendente, scritto da Daniele de Paolis che ci racconta le vicende di questo film. 

------------------------------------------------------------------------

Condividi l'articolo

e

seguimi su Facebook



Grazie!

La Fraternità non è un principio, è uno stile di vita!
A  presto, Diego
Se vuoi visitare l' archivio della sezione dedicata alla storia, clicca qui.