CRONACA: correre con la plastica ai piedi

Finalmente ci siamo, dopo aver lanciato l'ambizioso progetto nel 2016, attraverso la produzione di 7000 esemplari, Adidas ha giá immesso sul mercato (il 10 maggio di quest'anno) le scarpe prodotte con i rifiuti di plastica che inquinano i nostri oceani. Sto parlando di  "UltraBOOST Uncaged Parley" il nuovo concetto di scarpa presentato da Adidas, colosso tedesco di articoli sportivi (maggiore produttore di abbigliamento sportivo in Europa e il secondo a livello mondiale) e Parley for the Oceans.

Il prototipo di UltraBOOST Uncaged Parley 
presentato nel 2016
Per fabbricare un paio di UltraBoost Uncaged Parley vengono utilizzate 11 bottiglie di plastica raccolte tra le migliaia che si trovano alla deriva nell'Oceano Indiano intorno alle Maldive. I lacci e la fodera provengono da altri materiali riciclati e pertanto tutta la scarpa è completamente "riciclata"

I modelli prodotti e giá in vendita online (link per vedere il negozio online click qui) sono Ultraboost, Ultraboost X e Ultraboost Uncaged e hanno un costo che varia dai 180$ ai 220$.

"Il nocciolo del nostro credo è che,
attraverso lo sport, possiamo davvero
cambiare delle vite"

Kasper Rorsted CEO Adidas
L’obiettivo del progetto di Adidas e Parley è quello di eliminare l’utilizzo di plastica vergine dal proceso di produzione e distribuzione delle scarpe ma anche quello di rendere coscienti i consumatori della drammatica situazione dell’inquinamento a livello globale, sopratutto l’inquinamento degli oceani. Un’inizativa che si inquadra nei nuovi modelli produttivi che vedono la RSC (Responsabilitá Sociale Coorporativa) sempre piú presente nelle strategia di mercato delle grandi multinazionali. 

Nel 2011 vennero adottati in seno alle Nazioni Unite i "Principi guida per le imprese in merito ai Diritti Umani" chiamati anche Principi Ruggie. 
Il Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite dopo un gran lavoro svolto dall'economista e professore di Harvard John Ruggie, fece pressione per l'adozione di una serie di principi e di una "Due Dilignece" (dovuta diligenza) per le  imprese private in materia di diritti umani.
Questi principi pongono in evidenzia e delineano per le imprese il quadro tripartito delle Nazioni Unite "Proteggere, rispettare e rimediare"  approvato nel 2008 dal Consiglio dei diritti umani.

"Nessuno salva gli oceani da solo.
Ognuno di noi può avere un ruolo
nella risoluzione del problema"

Cyrill Gutsch,
fondatore di Parley for the Oceans
Sembrerebbe dunque che Adidas stia andando verso la giusta direzione investendo su un progetto ecofriendly e che potrebbe avere un impatto positivo e grande ripercussione non solo tra i consumatori ma nche tra gli altri competitors del settore dell'abbilgiamento sportivo.

Progetti ed iniziative come questo sono piú che mai necessari ed urgenti visto che secondi i dati dell'ONU, riportati dal "Il Fatto quotidiano" a febbraio di quest'anno la situazione degli oceani non è mai stata cosi drammtica:

Il Programma ambientale dell’Onu, l’Unep, ha lanciato #CleanSeas, una nuova campagna di pulizia e sensibilizzazione globale contro i rifiuti marini. Si calcola che ogni minuto si riversi in mare l’equivalente di un camion pieno di rifiuti, per un totale di 8 milioni di tonnellate di plastica l’anno. L’obiettivo delle Nazioni Unite è quello di eliminare entro il 2022 le principali fonti di inquinamento marino, dalle microplastiche in ambito cosmetico all’eccessivo uso di oggetti di plastica usa e getta, come buste e bottiglie.

L’iniziativa si rivolge a governi, industrie e consumatori con un appello a ridurre “urgentemente” la produzione e l’uso eccessivo di plastica che sta inquinando gli oceani, danneggiando la vita marina e minacciando anche la salute dell’uomo: le microplastiche che entrano nella catena alimentare, infatti, finiscono anche nei nostri piatti. Secondo i dati raccolti dall’Onu, entro il 2050 il 99% degli uccelli marini avrà ingerito della plastica. I rifiuti in mare hanno importanti conseguenze su 600 specie marine: il 15% di queste è oggi in via di estinzione.
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A  presto, Diego
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