IUS SOLI e IUS SANGUINIS: perchè è cosi importante?

Questo è l' articolo che ho scritto per l'annuario del comune di Gordona (SO),  uscito a dicembre 2017 e scaricabile gratuitamente a questo link. 



Queste espressioni latine definiscono il diritto alla cittadinanza o meglio il  diritto all’acquisizione di una determinata cittadinanza.  Prima di entrare nel  dibattito e prima ancora di cercare di capire cosa significhino in termini fattuali queste due espressioni è però necesario comprendere perchè sia cosi importante acquisire una cittadinanza.  Oggi viviamo in  un  Mondo globalizzato nel quale esiste una intrinseca correlazione di dinamiche economiche, culturali e politiche. Nessuno dei 206 Paesi  che attualmente conformano la totalità del globo può isolarsi dal resto senza subire gravi conseguenze sociali ed economiche e per tanto viviamo tutti quanti in una completa rete di relazioni internazionali e di equilibri di potere altamente instabili e delicati. Nonostante questa profonda interrelazione però gli Stati hanno mantenuto la loro sovranità e sono ancora gli attori principali di quella che in termini tecnici viene chiamata la società internazionale.  Gli Stati quindi sono tuttavia gli attori principali ed all’interno dei loro diversi ordinamenti giuridici si stabiliscono diritti, doveri e obbligazioni dei loro cittadini. Essere cittadini di uno Stato significa dunque avere accesso ai diritti stabiliti nella fonte legislativa primaria di tale Stato ( la costituzione) e anche il dovere di adempiere alle obbligazioni previste dalla stessa fonte legislativa.  Nel momento in cui  ognuno di noi è  venuto al mondo ci è stata assegnata una determinata cittadinanza, elemento primordiale che sancisce la nostra esistenza giuridica all’interno del complesso Mondo appena descritto.  Esistono casi in cui però  questo non avviene, casi cioè in cui  una persona viene dichiarata APOLIDE, cioè priva della cittadinanza di qualunque stato.
Secondo lo Statuto delle persone apolidi delle Nazioni Unite, firmato a New York il 28 di settembre del  1954, un apolide è definito come: “qualsiasi persona alla quale nessuno Stato consideri destinataria dell’applicazione della sua legislazione”
Secondo le stime dell’UNHCR gli apolidi nel mondo sarebbero circa 12 milioni (600 000 in Europa). Al momento le 10 maggiori situazioni di apolidia si trovano in: Costa d’Avorio, Repubblica Domenicana, Iraq, Kuwait, Lettonia, Myanmar, Russia, Siria, Thailandia, Zimbabwe. (Fonte UNHCR).
Secondo quanto detto in precedenza è dunque facile capire che senza cittadinza non si hanno diritti e di conseguenza non si può usufruire della protezione di nessuno Stato. Attualmente solo l’UNHCR , (Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati) fondata nel 1951 e alla cui guida si  trova attualmente il nostro connazionale Filippo Grandi, si occupa della protezione internazionale delle persone apolide.
Ora che abbiamo definito quale sia la viscerale importanza di acquisire una cittadinaza è necessario soffermaris sul fatto che non tutte le cittadinanze hannolo stesso  “valore”, o meglio sono  “spendibili” nello stesso modo. Sempre secondo il  principio dell’equlibrio di potere economico e politico delle relazioni internazionali nell’attuale contesto mondiale risulta chiaro che il “potere” di una cittadinanza varia in base al potere dello Stato che la rilascia. Per fare un semplice esempio possiamo parlare del diritto/possibilità di migrare.
Ogni anno la società di consulenza canadese Arton Capital elabora il “Global Passport Index”, un indice che classifica la “forza”, o “desiderabilità” dei passaporti di tutte le nazioni del mondo. Al primo posto troviamo Germania e Singapore con i cui passaporti si possono visitare 158 nazioni. Al secondo posto Svezia e Sud Corea con 157 e al terzo posto con 156 nazioni: Danimarca, Finlandia, Italia, Francia, Spagna, Norvegia, Giappone e Regno Unito. Ultimo posto per l’Afghanistan con soli 23 Paesi.

Ecco dunque, nero  su bianco,  una delle implicazioni più importanti derivate dal possedere una cittadinza piuttosto che un’altra. Ovviamente a questo si somma il diritto all’educazione, alla salute,  la libertà di  opinione e di parole,  e cosi via per  ognuno dei 30 diritti umani sanciti nella Dichiarazione universale dei Diritti Umani del 10 dicembre del 1948. Gli Stati adempiono in modo eterogeneo a questa dichiarazione e pertanto  le loro diverse cittadinanze danno accesso molto spesso solo a parte di questi Diritti Umani fondamentali.
Eccoci giunti al momento di toccare il “nodo della questione”. Abbiamo approfondito l’importnanza di ottenere una cittadianza e abbiamo scoperto che non tutte hanno lo stesso “valore”, ora non ci resta che analizzare secondo quali procedure si può ottenere la cittadinanza di un determinato Stato.

Los IUS SOLI, dal latino  “diritto del suolo”, è un'espressione giuridica che indica l'acquisizione della cittadinanza di un dato Paese come conseguenza del fatto giuridico di essere nati sul suo territorio indipendentemente dalla cittadinanza dei genitori.  Lo IUS SOLI è applicato in quasi tutto il continente americano in modo automatico e senza condizioni. (Anche gli Stati Uniti e il Canada  applicanolo lo IUS SOLI). In Europa troviamo che  Francia, Germania, Irlanda e Regno Unito utilizzano una forma di IUS SOLI condizionata che prende il nome di IUS SOLI temperato.

Un dato curioso, sopratutto per noi italiani, è il fatto che los IUS SOLI  abbia origine nell’antica Grecia e nell’antica Roma e che garantiva ad esempio lo status di “cittadino romano” a uomini e donne libere (esclusi gli schiavi), nati in qualsiasi  parte dell’immenso territorio dell’impero di Roma.

In alternativa allo IUS SOLI si trova lo IUS SANGUINIS, altra espessione di origine latina che comporta l'acquisizione della cittadinanza per il fatto della nascita da un genitore o con un ascendente in possesso della stessa cittadinanza.  (La cittadinanza italiana si basa attualmente sul principio dello IUS SANGUINIS)
Come già scritto più volte su questo giornale (Momenti di Gordona 2016 “Una vita da migrante”) e come magnificamente narrato nel libro “Chièra la mi Gurduna - L'immigrazione gordonese in Australia” nel nostro paese l’immigrazione ha giocato un ruolo importante per le nostre famiglie. Come abbiamo visto nel conteninente americano viene applicato lo IUS SOLI e anche in Australia fino al 1986 veniva applicato lo IUS SOLI incondizionato. Questo significa che i  figli e le figlie dei migranti gordonesi nati in America o in Austrialia acquisivano di diritto la cittadinanza del Paese che li ospitava. Potevano quindi fin dalla nascita, ottenere tutti i diritti e el obbligazioni correlate alla cittadianza statunitense, australiana etc.
Oggi il dibattito nato in Italia intorno alla riforma della legge numero 91 del 1992 che stabilisce lo IUS SANGUINIS como il  meccanismo principe per l’acquisizione della cittadinaza italiana è molto acceso.

Attualmente i modi per acquisire la cittadinza italiana sono i seguenti:

Iure sanguinis: per nascita o adozione da almeno un genitore con cittadinanza italiana.

Iure matrimonii:  sposando un/a cittadin/a italiano/a,

Status civitatis: può essere richiesto da una persona straniera dopo un periodo regolare di residenza in Italia di almeno dieci anni, qualora dimostri di avere redditi sufficienti al sostentamento, di non avere condanne penali e in assenza di impedimenti per la sicurezza della Repubblica. Per una persona straniera con cittadinanza europea, la permanenza ininterrotta nel nostro Paese si riduce a quattro anni.

Per i nati in Italia: la persona straniera nata in Italia e che vi abbia risieduto legalmente senza interruzioni fino alla maggiore età, che può presentare la richiesta di cittadinanza entro un anno dal diciottesimo compleanno.
In questi mesi nel nostro Parlamento si stanno  vagliando opzioni intemedie como lo IUS SOLI temperato  (IUS SOLI che prevede alcune specifiche condizioni per l’ottenimento della cittadinanza) o los IUS CULTURAE.

Se dovesse entrare in vigore  la nueva legge sullo IUS SOLI temperato   i bambini nati in Italia da genitori stranieri potranno acquisire la cittadinanza italiana se uno dei genitori è titolare di diritto di soggiorno illimitato oppure di permesso di soggiorno dell'Unione Europea per soggiornanti di lungo periodo: in entrambi i casi il requisito è una permanenza di almeno 5 anni.
Lo IUS CUTURAE invece prevede che i minori stranieri nati nel nostro Paese o arrivati entro i 12 anni di età possano diventare italiani dimostrando di aver frequentato regolarmente almeno 5 anni di percorso formativo. Possono essere uno o più cicli scolastici, oppure corsi di istruzione professionale triennali o quadriennali che diano una qualifica. Nel caso sia la scuola primaria, essa deve essere completata
Per aiutarci formare una opinione sul tema credo sia anche necessario considerare gli ultimi  dati ISTAT (l'Istituto nazionale di statistica è un ente di ricerca pubblico italiano):
Al 1° gennaio 2017 i residenti in Italia sono 60 milioni 579 mila (-86 mila sull'anno precedente)
Al 1° gennaio 2017 i cittadini non comunitari regolarmente presenti in Italia sono 3.714.137 (il 6% del totale della popolazione italiana).
Inoltre l’INDIRE  (Istituto Nazionale Documentzione Innovazione Ricerca Educativa)ci offre dei dati fondamentali per capire la situazione dei  giovani stranieri in Italia.
Gli studenti stranieri presenti in Italia nell’anno scolastico 2015/2016 erano circa 815.000 con un aumento di 653 unità rispetto al 2014/2015 (+0,1%). Si tratta di un incremento di entità minima, successivo a un biennio di evidente rallentamento della crescita, al punto da far pensare che il livello raggiunto dalla presenza degli studenti stranieri sia ormai un dato pressoché stabile.

La decisioni che verranno  prese sulla questione della cittadinanza in Italia avranno un  riverbero  importante tanto sulla storia del nostro Paese cosi come nella cultura e nel futuro delle nuove generazioni. Se intendiamo  la cultura como un processo dinamico di arrichimento e interazione tra tradizione e progresso possiamo vedere le grandi opportunità che un’ampliazione del diritto di cittadinanza offre alla nostra identità  nazionale.  Molte voci altresi avvertono  sui rischi che questa amplizaione può portare. Io rimango  dell’idea che non si tratti di  stabilire chi  può avere accesso e meno  al privilegio della “cittadinanza italiana “ ma di compiere un atto dovuto di coerenza intellettuale, di giustizia e di solidarietà umana. Non posso non tenere presente che, per tutto ciò che abbiamo visto in precedenza, dare accesso ad una cittadinanza significa riconoscere il DIRITTO DI AVERE DIRITTI.

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Grazie!

La Fraternità non è un principio, è uno stile di vita!
A  presto, Diego
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