Un simbolo chiamato Pablo Fajardo Mendoza e il caso Chevron - Texaco: il più grande disatro ambientale di tutti i tempi.

Da circa 4 anni, da quando ho vissuto nell'amazzonia ecuadoriana, sto seguendo da vicino il caso Chevron - Texaco. Ho potuto conoscere in prima persona i protagonisti del caso e nello specifico Pablo Fajardo Mendoza verso il quale nutro stima, rispetto e profonda ammirazione. Ho putoto portare nelle aule di varie univeristà sia italiane che straniere, questo caso emblematico di mala condotta da parte di un'impresa estrattiva multinazionale ed a poche settimane dall'uscita di un libro in spagnolo (pubblicato da Thomson Reuters ARANZADI) che raccoglierà questo e altri casi relativi a imprese private e diritti umani,  vi propongo questo articolo riassuntivo in italiano, basato su diverse fonti, che ci aiuterà a fare il punto della situazione sul caso Chevron - Texaco. 

(Per contattarmi come docente visita www.diegobattistessa.com)



"La giustizia ci ha dato ragione, perché abbiamo la verità come nostra alleata. Continueremo la nostra lotta fino a quando il nostro desiderio, la riparazione della nostra casa, di Madre Natura, diventi una realtà, solo lì vedremo la vera giustizia. Quando nessun altra vita umana, piante o animali muoiano a causa della contaminazione lasciata da Chevron "

Humberto Piaguaje, presidente dell'UDAPT (Unión de Afectados y Afectadas por las operaciones de la petrolera Texaco)


Perchè il caso si chiama Chevron-Texaco?

La multinazionale petrolifera Texaco aveva cominciato le esplorazioni per la ricerca del petrolio nella zona di Lago Agrio nel 1964 costruendo il pozzo petrolifero Lago 1. L’anno successivo un consorzio composto dalla stessa Texaco e da Gulf Oil trovò i giacimenti e cominciò le operazioni di trivellazione. Ne 1972 cominciarono l’estrazione e la produzione di greggio su larga scala. Negli stessi anni il governo dell’Ecuador creò la prima compagnia petrolifera statale, la CEPE, oggi chiamata Petroamazonas, che nel 1974 ottenne dal consorzio americano il 25 per cento degli introiti derivanti dalla vendita del petrolio. Nei successivi vent’anni i giacimenti della provincia produssero 1,7 miliardi di barili che resero alle imprese coinvolte nel progetto 25 miliardi di dollari. Alla fine degli anni Settanta Texaco e Gulf Oil cedettero alla compagnia petrolifera ecuadoregna la maggioranza delle quote dell’impresa e tra il 1990 e il 1993 l’odierna Petroamazonas (ma all’epoca Petroecuador) diventò l’unica proprietaria dei giacimenti petroliferi. Nel 1995 la Texaco fece un accordo con il governo dell’Ecuador per la bonifica di alcuni pozzi e delle zone limitrofe a seguito del quale la compagnia si liberava da qualsiasi obbligo ulteriore. Le spese per la bonifica raggiunsero i 40 milioni di dollari. Chevron Corporation entrò in questa storia nel 2000, quando acquisì Texaco per 45 miliardi di dollari. Nel 1993, a nome di un gruppo di abitanti della provincia Sucumbios, l’avvocato americano Steven R. Donziger, aveva avviato un’azione legale negli Stati Uniti contro Texaco, accusandola di avere contribuito a distruggere 1700 miglia quadrate di foresta pluviale. All’accusa di disastro ambientale si sommava quella di avere procurato danni permanenti alla salute della popolazione locale. La Corte americana si disse non competente e accolse la richiesta di Texaco – richiesta che sarebbe stata poi rimpianta – che la questione riguardasse l’Ecuador, dove una nuova causa fu presentata nel 2003. Nel frattempo Chevron aveva acquistato Texaco, e nel 2011 fu quindi Chevron a essere condannata al risarcimento di 19 miliardi di dollari, cifra che ad oggi non è ancora stata pagata. Questa storia è magistralmente raccontata nel film documentario “CRUDE” di Joe Berlinger.



Di cosa è accusata la compagnia petrolifera Chevron-Texaco?

Gli eventi risalgono al periodo intercorso tra il  1964 e il 1990 , quando Texaco , che più tardi , nel 2001 fu acquistata da Chevron,  fu responsabile dell’estrazione petrolifera in Ecuador nella provincia di Sucumbios e Orellana.  Durante questo lungo lasso di tempo, di quasi 30 anni , è stato comprovato che la società statunitense ha versato 71.000 milioni di litri di olio esausto e 64 milioni di litri di greggio in 1000 piccole fosse aperte  di 3 \ 4 metri di profondità in una zona coperta da oltre 2 milioni di ettari di Amazzonia ecuadoregna. Per dare una dimensione del disastro ecologico intervenuto, è possibile fare una comparazione con quanto accaduto nel Golfo del Messico tra il 20 aprile e il 19 Settembre 2010, quando un’esplosione sulla Deepwater Horizon, proprietà della British Petroleum, ha provocato una catastrofe ecologica. In quel caso l’incidente ha causato una fuoriuscita di 780.000 m³ di greggio mentre  nell’ Amazzonia ecuadoriana, la fuoriuscita di rifiuti tossici prodotta da  Chevron – Texaco ammonta a  68.140.000 m³, quindi  87 volte maggiore. Le comunità direttamente interessate dal disastro ambientale sono le seguenti:
  1. I coloni della provincia di Orellana y Sucumbios;
  2. Gli indigeni Secoya, rappresentati dall’Organizzazione Indigena Secoya dell’Ecuador , OISE;
  3. Gli indigeni Cofán, rappresentati dalla Federazione Indigena della Nazionalità Cofán dell’Ecuador, FEINCE;
  4. Gli indigeni Siona, rappresentati dalla Federazione della Nazionalità Siona dell’Ecuador;
  5. Gli indigeni Huaorani, rappresentati dall’organizzazione della nazionalità Huaorani dell’Ecuador.

Su cosa si basa la difesa di Chevron – Texaco?

Chevron – Texaco sostiene, in primo luogo, che nel 1998, il governo ecuadoriano di Jamil Mahuad, firmò un documento che sollevò la compagnia da qualsiasi  futura pretesa di risarcimento dello Stato dell’Ecuador. Tuttavia, il processo legale ha avuto inizio non per volontà dello Stato dell’Ecuador, ma a seguito della mobilitazione della società civile attraverso il FDA. Quindi questa difesa pare inconsistente.
Il documento sopra citato si basa sul trattato di investimento bilaterale firmato tra USA ed Ecuador. Questo accordo bilaterale fu firmato nel 1993 ed entrò in vigore nel 1997, cioè sette anni dopo  che Texaco si ritirò dal Paese. Pertanto, a ragion di logica, l’accordo non può essere applicato retroattivamente.
Allo stesso tempo , per giustificare al pubblico internazionale il rifiuto di pagare le riparazioni per i danni, Chevron – Texaco  ha lanciato attraverso i principali mezzi di comunicazione una campagna politica contro l’Ecuador. Attraverso pagine web e social network la compagnia petrolifera statunitense  ha diffuso e sta diffondendo messaggi che mirano a mettere in discussione l’imparzialità del processo giudiziario, tenutosi  in Ecuador, vale la pena ricordarlo, proprio per volere della Multinazionale stessa. Sembra evidente che ci si  trovi di fronte ad una campagna diffamatoria, chiaramente politica, contro la Repubblica dell’Ecuador il cui scopo è abbastanza chiaro: da un lato, eludere il rispetto di una sentenza storica che riconosce il diritto delle comunità amazzoniche interessate, a ricevere risarcimenti per i danni causati dalla Multinazionale del petrolio, e dall’altro, fare pressione perché sia lo stesso Governo dell’Ecuador a risarcire il FDA.
Come ebbe modo di dire nel Novembre 2013 a Madrid, Ricardo Patiño, Ministro degli affari esteri dell’Ecuador: “Chevron – Texaco vuole che sia lo stesso popolo dell’Ecuador a pagare per i  terribili danni ambientali che ha prodotto in quasi 30 anni di estrazione petrolifera”.




Chi è Pablo Fajardo?

La storia di Pablo Fajardo Mendoza è quella di un uomo che ha combattuto in prima persona per i diritti dei più deboli contro la più spietata e predatoria azione del capitalismo. Pablo Fajardo è nato in Ecuador, nel 1972, nel cuore di una famiglia molto povera, di sangue "mestizo". Come la grande maggioranza dei bambini nati nei paesi eufemisticamente definiti "in via di sviluppo", Pablo è stato costretto a lavorare fin da giovanissimo. Attraverso le missioni cattoliche, Pablo riuscì ad accedere alla scuola, dove si formò fino all'adolescenza. I religiosi cappuccini che gli permisero l'accesso alla scuola gli diedero successivamente una borsa di studio universitaria per studiare legge, a distanza.
Nel 2004, Pablo ottenne la laurea, ma prima di ció aveva già iniziato quella che sarebbe stata una delle più importanti e simboliche battaglie giudiziarie del continente americano negli ultimi tempi: quella dei coloni e delle tribù indigene dell'Amazzonia ecuadoriana contro la potente compagnia petrolifera statunitense Chevron - Texaco , in difesa dei diritti umani calpestati e per la bonifica dei danni da inquinamento e disastro ecologico continuato.


Pablo Fajardo di fronte al primo pozzo installato 
da Chevron - Texaco nell'Amazzonia ecuadoriana.
La compagnia petroliferea Texaco, comprata successivamente da Chevron, ha cominciato a sfruttare giacimenti petroliferi a Lago Agrio, Sucumbios (Ecuador) l'anno in cui è nato Pablo, con la promessa di grandi benefici collettivi e di un eccezzionale sviluppo nella regione. Tuttavia, la politica dei massimi benefici minimizzando i  costi minimi portò immediatamente  a una serie di pratiche dannose per l'ambiente e le persone. L'azione era talmente depredatoria, che ben presto la popolazione di due nazioni indigene locali, i Tetete e gli Shausari, furono ridotte drasticamente fino alla loro scomparsa.
lo stesso Pablo racconta di come la compagnia petrolifera Texaco  cospargesse le strade di  petrolio giustificando l'azione con l'idea che cosi facendo si sarebbe evitata la polvere, oppure di come i rifiuti tossici venivano bruciati 24 ore al giorno sprigionando nuvole di fumo che venivano respirate direttamente dalla popolazione. Ultimo ma non per gravità: la costruzione di "piscine" a cielo aperto nelle quali la compagnia sversava i residui della lavorazione del crudo, residui che si filtravano poi nelle falde acquifere. Qualsiasi attività svolta da Texaco è stata effettuata con un risparmio totale e senza alcun interesse per una minima salvaguardia dell'ambiente.


Pablo in una recente conferenza presso
Casa de América, Madrid
©Casa América, 2011.
Quasi 30 anni di questo continuo disastro ecologico (dal 1964 al 1990) hanno lasciato nell'area di Sucumbíos e Orellana delle impronte indelebili, e la popolazione di queste due province ecuadoriane decimata da malattie da contaminazione che hanno innalzato il tasso di mortalità a cifre altissime. Dovuto forse al fatto che la compagnia petrolifera Texaco considerava i cittadini di Sucumbios e Orellana come persone  di seconda classe rispetto ai cittadini statunitensi, l'aggravante del razzismo ha aiutato molte di queste politiche e comportamenti che si sono radicalizzaati con il tempo e con la connivenza dei governi e delle autorità locali, il cui interesse è stato sempre quello di proteggere Texaco.
Nell'adolescenza, Pablo lavorò per Texaco, come quasi tutta la popolazione di Lago Agrio, ma, mosso dal suo alto senso della giustizia, iniziò a creare un'organizzazione di persone che erano state  danneggiate dalle attività della compagnia petrolifera.

Dopo aver ottenuto una laurea in giurisprudenza, Pablo prese le redini di quello che fu forse il processo più emblematico degli ultimi decenni, in difesa dei diritti delle persone dell'amazzonia ecuadoriana, diritti violati e calpestati a causa di un disastro ecologico senza precedenti. Pablo si fece eco dell'azione popolare, conducendo la causa intentata da 48 persone in rappresentanza di una popolazione colpita di oltre 100.000 persone, abitanti di un'area contaminata da Chevron- Texaco di  circa 48.000 ettari. È curioso e ammirevole pensare a come un singolo uomo, con la forza della ragione e della giustizia, si sia impegnato in una battaglia giudiziaria contro una squadra formata dai migliori avvocati degli Stati Uniti al servizio del gigante petrolifero Chevron - Texaco. E così sono iniziati otto anni di pesanti contenziosi, non senza minacce, spionaggio, frodi legali e pressioni brutali da parte dei rappresentanti della compagnia petroliera statunitense.

La forte pressione e l'intimidamento non sono stati sufficienti a far abbandonare il caso a Pablo Fajardo. Al contrario, lui stesso ha sempre affermato che, indipendentemente dal fatto che Chevron - Texaco abbia raccolto e sistematizzato i  dati dei familiari di tutti i querelanti, avrebbe continuato la causa fino ad ottenere giustizia per le migliaia di persone colpite e per il proprio paese, l 'Ecuador. Pablo ricorda di aver dovuto affrontare, da neolaureato, una squadra di avvocati nella quale nessuno aveva meno di 25 anni di esperienza, ma ammette anche, con orgoglio, che il suo compito era più facile di quello dei suo avversari perché lui non doveva inventare o discutere: sarebbe stato sufficiente raccontare i fatti e la verità per costruire la sua accusa. 

All'inizio della fase di perizia, nel 2004, William Fajardo, fratello di Pablo,  fu trovato morto, con evidenti segni di tortura. Finora nessuno è mai stato giudicato colpevole per questo omicidio, né è stato mai provato il rapporto di Chevron con l'assassinio  ma la sorveglianza da parte di agenti assoldati dalla compagnia petrolifera statunitense è stata rilevata su tutta la famiglia di Fajardo. In una occasione per esempio, sua moglie e i suoi figli hanno visto due uomini armati appostati di fronte alla porta della loro casa  mentre Pablo si trovava fuori, a casa di alcuni vicini.

La strategia di Chevron di negare e banalizzare il disastro e le sue conseguenze hanno trovato la reazione monolitica di Fajardo: un disastro come quello dell'Exxon Valdez in Alaska nel 1989 è un evento fortuito, nel quale si può successivamente identificare un  maggiore o minore grado di responsabilità; il disastro di Lago Agrio è stato calcolato al millimetro  da Chevron - Texaco: è stato deliberatamente prodotto sulla base del mancato rispetto di misure di igiene e sicurezza, direttamente collegate ad aumentare benefici della compagnia. L'obiettivo di Chevron - Texaco era di estrarre il petrolio al minor costo possibile.
Pablo Fajardo con l'autore di questo articolo
nel febbraio del 2017 all'Università Politecnica di Madrid

Pablo Fajardo insieme alla UDAPT continua la sua lotta, perorando la causa dell'omologazione della sentenza in altri Paesi dove Chevron - Texaco possiede delgi attivi e portando il caso in giro per il mondo (universitá, congressi, seminari, conferenze) per creare coscienza sulla illegalità di alcune procedure usae da grandi imprese multinazionali e per chiedere che finalmente venga fatta gisutizia e che Chevron - Texaco paghi quanto stabilito dalla sentenza della corte di giustizia ecuadoriana.







Cronostoria del processo

  • 1990 –  L’impresa statunitense Texaco lascia l’Ecuador
  • 1993 – La popolazione locale si organizza e crea il ” Fronte di Difesa dell’Amazzonia” per chiedere che vengano pagati i danni ambientali e che siano risarcite le comunità e le persone che subiscono gli effetti della contaminazione. Infatti, l’articolo 46 del contratto di estrazione firmato da Texaco e l’impresa petrolifera  statale ecuadoriana, stipulava chiaramente che la multinazionale si impegnava ad utilizzare tecnologie basate su sistemi di reintroduzione sicura degli scarti tossici nel terreno. Proprio in quel periodo la Texaco  aveva brevettato una tecnologia che diminuiva considerevolmente gli impatti negativi delle operazioni di estrazione, tecnologia  che già era in uso negli impianti degli Stati Uniti d’America. In Ecuador però, la multinazionale petrolifera decise di  non utilizzare quanto brevettato, ma bensì, continuare l’estrazione con metodi obsoleti , al fine di ottenere un miglior margine di guadagno.Inoltre la Texaco  non adempì neanche agli accordi che prevedevano un impegno nella riparazione di  eventuali danni ambientali.Il FDA “Fronte di Difesa dell’Amazzonia” inizia quindi una lotta legale contro la Texaco. Anni dopo, Rafael Correa, presidente della Repubblica dell’Ecuador e promotore della  Rivoluzione cittadina, si schiererà al fianco del FDA nella lotta legale contro Chevron – Texaco.
  • 1993 – Negli stati Uniti d’America ha inizio un primo processo a carico della Texaco, processo che durerà 10 anni, durante i quali la multinazionale insisterà perché il procedimento legale venga trasferito in Ecuador.
  • 2001 – L’impresa statunitense Chevron, acquista la Texaco, diventando la seconda potenza petrolifera degli Stati Uniti d’America e la settima del  mondo.
  • 2002 – La corte di giustizia statunitense decide di accettare lo spostamento del procedimento legale in Ecuador e la multinazionale petrolifera Chevron – Texaco accetta di sottostare a quella che sarebbe stata la decisione della corte di  giustizia dell’Ecuador.
  • 2011 - La corte di giustizia dell’Ecuador condanna Chevron – Texaco a pagare 9,5 miliardi di dollari ed  a presentare delle scuse pubbliche entro due settimane. Se la compagnia non accetta questi termini la cifrà verrà raddoppiata.
  • 2012 -  La sentenza viene ratificata e Chevron – Texaco viene condannata a pagare 19 miliardi di  dollari per non essersi pubblicamente scusata.
  • 2012 -  Inizia il processo di omologazione della sentenza in Canada
  • 2012 - In Argentina si chiede il congelamento dei beni (sospeso nel 2013 su pressione di Chevron – Texaco sul governo argentino). Continua il processo per l’omologazione della sentenza.
  • 2012 -  In Brasile si inizia il processo di omologazione della sentenza (tramite ancora in corso)
  • 2013 -  Sentenza della Corte Suprema di Giustizia dell’Ecuador che ratifica le anteriori sentenze. La stessa corte revoca l’ordine di scuse pubbliche: di conseguenza la sentenza accorda un risarcimento di 9,5 miliardi di dollari.
Indigeni, coloni e avvocati delle zone contaminate manifestano per denunciare pubblicamente l’inumana  condotta della multinazionale del petrolio statunitense (new york, 13 ottobre 2013)
foto dalla pagina facebook, la mano sucia de chevron

  • 2014 -  Il giudice distrettuale di Manhattan Lewis Kaplan stabilisce che Chevron - Texaco "ha fornito prove sufficienti del fatto che la sentenza del 2011, a nome degli abitanti della foresta pluviale nella zona di Lago Agrio in Ecuador, è stata ottenuta dopo aver corrotto un giudice "e quindi vieta la sua esecuzione negli Stati Uniti.
  • 2014 -  I cittadini e le cittadine dell’Ecuador danneggiati da Chevron – Texaco fanno causa all'amministratore delegato di Chevron per crimini contro l'umanità dinanzi al Tribunale penale internazionale. (tramite ancora in corso)
  • 2018 - 23 maggio, la giustizia canadese non riconosce il legame tra Chevron Canada e Chevron Corporation epertanto blocca il processo di omologazione della sentenza. Il Tribunale dell'Ontario ha respinto le prove presentate dalla UDAPT per collegare i capitali di Chevron Canada e Chevron Corporation. La decisione di questa Corte sarà impugnata dinanzi alla Corte Suprema canadese. Link


Fonti e approfondimenti

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EIVISSA (IBIZA): tra mare, stile Hippie e trasgressione

Ibiza (in catalano e ufficialmente Eivissa) è un'isola situata nel Mar Mediterraneo e che forma insieme a quelle di Maiorca, Minorca e Formentera e diverse isole minori l'arcipelago e la comunità autonoma delle Isole Baleari, in Spagna. Ha una superficie di 572 km² e una popolazione di 140 964 abitanti (INE 2015), che la rendono la seconda isola delle Isole Baleari in termini di popolazione dopo Maiorca. Ibiza è anche la terza isola più grande delle Isole Baleari, dopo Maiorca e Minorca.

La capitale dell'isola è omonima ad essa, Ibiza. La sua lunghezza della costa è di 210 km, dove si alternano più di 40 rocce e isolotti di diverse dimensioni. Le distanze massime dell'isola sono 41 chilometri da nord a sud e 15 chilometri da est a ovest. Ha una morfologia molto irregolare formata da diverse montagne, di cui la più alta è Sa Talaia, situata nel comune di San José, con 475 metri di altitudine.

L'isola gode di fama internazionale per la bellezza delle sue insenature e spiagge e la qualità delle sue acque, così come le feste e le discoteche, che attirano molti turisti, sopratutto nell'area portuale della capitale (Ibiza).


In questo articolo cercherò di trasmettere con le foto, quelle che sono state le emozioni, i colori e i sapori che ho sperimentato nel mio passaggio attraverso questa famosa isola del Mediterraneo. Eivissa è caratterizzata da turismo giovanile e uno stile di vita libero (hippie), ma questo non significa che un altro tipo di turismo non sia compatibile con l'ambiente dell'isola.

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Caminante, son tus huellas
el camino y nada más;
Caminante, no hay camino,
se hace camino al andar.
Al andar se hace el camino,
y al volver la vista atrás
se ve la senda que nunca
se ha de volver a pisar.
Caminante no hay camino
sino estelas en la mar

Antonio Machado